Nuovo codice della strada: dalla 21esima auto servirà un Isee oltre i 50mila euro
- 28 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
È il fenomeno dei prestanome professionali: persone in condizioni di povertà (senza fissa dimora o con redditi nulli) alle quali vengono fittiziamente intestate decine o addirittura centinaia di vetture. Tra i casi più eclatanti della cronaca figurano ispezioni che hanno rivelato, a seguito di controlli stradali, situazioni paradossali come quella in cui un sessantacinquenne senza fissa dimora risultava intestatario di 914 veicoli.
Le cosiddette auto fantasma rappresentano uno strumento logistico e operativo largamente sfruttato dalle organizzazioni criminali: mezzi intestati a terzi per rendere più difficoltosa l’identificazione dei responsabili e ostacolare le indagini relative a reati che vanno dalla commissione di reati stradali al traffico illecito.
Le nuove misure del Codice della strada
Per contrastare questa pratica il nuovo Codice della strada introduce regole più stringenti e una presunzione di intestazione simulata. In particolare, quando una persona fisica già intestataria di almeno venti veicoli di categoria M1 (automobili ad uso personale con fino a otto posti oltre al conducente) richiede l’immatricolazione di un ulteriore mezzo della stessa categoria, scatterà l’onere di dimostrare una capacità economica adeguata.
La norma prevede due vie per superare la presunzione: esibire un Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) superiore a 50.000 euro, a conferma della capacità finanziaria necessaria per gestire un parco auto così ampio, oppure provare che i veicoli sono destinati a un’attività economica oppure ad attività di volontariato di un’associazione iscritta al Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts).
I controlli e le verifiche
La relazione tecnica allegata al decreto legislativo che modifica il Codice della strada precisa che il numero dei veicoli intestati a una stessa persona sarà accertato tramite interrogazione dell’Archivio nazionale dei veicoli. Spetterà all’interessato fornire la documentazione e le dichiarazioni necessarie per dimostrare le ragioni dell’intestazione.
I controlli sui requisiti richiesti — validazione dell’Isee, verifica dell’attività economica o dell’iscrizione al Runts — si baseranno su informazioni già presenti negli archivi o su documentazione prodotta dal richiedente. Secondo il testo normativo, gli uffici non dovranno intraprendere autonome attività investigative per ottenere questi riscontri.
Questa soluzione punta a ridurre le intestazioni fittizie mediante un meccanismo preventivo: invece di intervenire esclusivamente dopo il fatto, si introduce un filtro amministrativo in fase di immatricolazione che rende più oneroso l’uso di prestanome per fini illeciti.
Tuttavia, l’impatto operativo e regolamentare è ampio: la misura interesserà non solo i casi palesi di frode, ma anche piccoli proprietari con flotte numerose, operatori del noleggio a breve e lungo termine, nonché associazioni di volontariato che impiegano più veicoli. Occorrerà definire procedure chiare per distinguere chi effettivamente gestisce i veicoli per attività productive o sociali da chi li usa come schermo per attività illecite.
Dal punto di vista investigativo e amministrativo, la norma favorisce la cooperazione tra banche dati fiscali, anagrafiche e dei veicoli: un salto di qualità nella prevenzione, ma anche una possibile fonte di complessità per la gestione delle richieste e per la tutela della privacy degli interessati.
Infine, resta aperta la questione delle contromisure adottabili da chi intende eludere i nuovi controlli, come l’uso di società schermate o la pluralizzazione delle intestazioni su più soggetti compiacenti. Per questo motivo le autorità dovranno valutare se integrare il dispositivo normativo con controlli incrociati fiscali e segnalazioni mirate dalle forze dell’ordine.
In sintesi
- L’introduzione della presunzione di intestazione simulata può ridurre le frodi legate alle auto fantasma, ma impone costi di compliance che potrebbero gravare su piccoli operatori del settore mobilità e sulle associazioni di volontariato.
- Trasparenza maggiore nelle intestazioni favorisce il mercato assicurativo e finanziario: minori frodi si traducono in premi più giusti e in una valutazione del rischio più accurata per gli investitori nel settore delle flotte e del noleggio.
- Per gli investitori nel comparto dell’usato e del noleggio, la nuova normativa indica una potenziale riduzione delle incertezze legate alla storia dei veicoli, ma richiede maggiore attenzione al controllo documentale e ai processi KYC (know your customer).
- La necessità di integrazione tra banche dati amministrative e fiscali evidenzia un tema più ampio di governance digitale: migliorare gli scambi di informazioni può aumentare l’efficienza, ma dovrà essere bilanciato con tutele per la privacy e procedure chiare per gli operatori.