Edison e Regione Siciliana siglano accordo per la diga di Villarosa: progetto da 700 milioni
- 28 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Il recupero di una diga attualmente inutilizzata e un investimento energetico che punta a rilanciare in Italia la costruzione di impianti di pompaggio idroelettrico: questo è il fulcro del progetto da 700 milioni di euro promosso da Edison a Villarosa, nell’area dell’Ennese, sancito da una convenzione con il dipartimento Acqua e rifiuti della Regione Siciliana.
L’accordo prevede l’affidamento a Edison della gestione dell’invaso per un periodo trentennale, con un orizzonte operativo almeno fino al 2056. Si tratta di un passaggio propedeutico al decreto di concessione: la convenzione definisce il quadro degli obblighi e degli investimenti necessari per il recupero funzionale della diga regionale e per la sua destinazione anche a usi energetici.
La sottoscrizione è avvenuta nella sede del Libero consorzio comunale di Enna, alla presenza dell’assessore regionale all’Energia Francesco Colianni, del direttore della Business Unit Idroelettrica di Edison Daniele Bellini, del direttore generale del dipartimento Acqua e rifiuti Arturo Vallone e dei rappresentanti dei comuni coinvolti: Enna, Villarosa e Calascibetta.
Un nuovo bacino e una centrale sotterranea
Il piano progettuale prevede la realizzazione di un bacino di monte con una capacità di circa 3,1 milioni di metri cubi, collegato tramite condotte idrauliche sotterranee all’attuale invaso di Villarosa, noto anche come diga Morello. A completamento dell’impianto è prevista una centrale ipogea che ospiterà le macchine per la produzione e il pompaggio dell’energia.
Gli interventi comprendono il ripristino delle infrastrutture necessarie per riportare l’invaso alla piena funzionalità. Secondo le indicazioni dell’amministrazione regionale, la capacità complessiva della diga aumenterà dagli attuali circa 3 milioni a oltre 11 milioni di metri cubi, di cui cinque milioni destinati a usi collettivi, come l’approvvigionamento idrico e la gestione delle emergenze idriche.
Il progetto è pensato anche come occasione per rinsaldare la filiera nazionale del pompaggio idroelettrico, tecnologia considerata strategica per immagazzinare energia e stabilizzare la rete in presenza di una crescente penetrazione di fonti rinnovabili intermittenti come fotovoltaico ed eolico. Il ritorno di commesse e competenze locali potrebbe ridurre la dipendenza dalle catene di fornitura estere e favorire occupazione specializzata nel settore delle costruzioni e della componentistica elettromeccanica.
Sul piano autorizzativo, il passaggio dalla convenzione al decreto di concessione richiederà ulteriori permessi ambientali e valutazioni tecniche. Le tempistiche dipenderanno dall’iter regionale e nazionale, dalle verifiche idrogeologiche e dalle procedure di consultazione con le comunità interessate; conseguentemente, i rischi legati al rilascio delle autorizzazioni rimangono una componente significativa del profilo di progetto.
Dal punto di vista finanziario, l’investimento di 700 milioni di euro configura un’iniziativa di medio-lungo periodo: si tratta di un asset con flussi di cassa potenzialmente stabili, legati ai servizi di accumulo e regolazione della rete, ma con ritorni subordinati alla capacità di negoziare meccanismi di remunerazione come i pagamenti per capacità o contratti di dispacciamento.
Oltre agli aspetti energetici, il progetto incide anche sulla gestione delle risorse idriche e sull’adeguamento delle infrastrutture locali. Una pianificazione attenta sarà necessaria per bilanciare gli obiettivi di produzione energetica, sicurezza idrica e tutela ambientale, garantendo al contempo benefici economici per il territorio.
Nel complesso, l’iniziativa rappresenta un esempio di investimento infrastrutturale che cerca di coniugare esigenze energetiche nazionali, rilancio industriale e sviluppo locale; la sua efficacia dipenderà dall’esito delle autorizzazioni, dal coinvolgimento delle imprese del settore e dalle condizioni di mercato dell’energia nei prossimi anni.
In sintesi
- L’operazione può aumentare la capacità di accumulo nazionale, migliorando la stabilità della rete e facilitando l’integrazione di rinnovabili intermittenti, ma richiede un quadro regolatorio chiaro per valorizzare i servizi di accumulo.
- Per gli investitori si profila un asset a lungo termine con flussi prevedibili, tuttavia il rischio principale resta l’iter autorizzativo e le tempistiche di realizzazione, che influiranno sul profilo di rendimento.
- Il potenziale rilancio della filiera italiana del pompaggio idroelettrico può tradursi in opportunità occupazionali e in un minore ricorso alle importazioni di componentistica, con effetti positivi sulla bilancia commerciale dei settori industriali coinvolti.
- Sul piano territoriale, il progetto richiede un bilanciamento tra obiettivi energetici e gestione delle risorse idriche: un approccio integrato potrebbe migliorare la resilienza locale a fronte di eventi climatici estremi.