Crolla del 50% la tesoreria in Bitcoin dopo che la società afferma di non poter accedere alle sue riserve

Le azioni di Datavault AI (DVLT) hanno subito un crollo vicino al 50% dopo che un deposito ufficiale ha rivelato l’impossibilità, a partire da giugno, di prelevare bitcoin dall’exchange Biconomy e la conseguente necessità per la società di rivedere i propri risultati finanziari.

Il titolo ha chiuso a $0,067, registrando una perdita del 49,55% con circa 244 milioni di azioni scambiate nel giorno della comunicazione, un segnale di forte reazione del mercato di fronte all’incertezza sulla liquidità degli asset crittografici dichiarati a bilancio.

Dettagli dell’operazione

La vicenda trae origine da un accordo siglato a settembre 2025 con Scilex Holding Company, che si era impegnata ad acquistare 150 milioni di dollari in azioni e warrant di Datavault utilizzando bitcoin. Secondo quanto riportato nella documentazione, Scilex ha accreditato 1.309,04 BTC sul conto di Datavault presso Biconomy tramite trasferimenti “off-chain”, quindi registrati nei libri dell’exchange anziché con transazioni sulla blockchain pubblica.

Successivamente Datavault ha venduto 491,4 BTC a Scilex per circa 40,5 milioni di dollari in contanti. Il problema è emerso quando, in giugno, la società ha richiesto il trasferimento dei rimanenti fondi a un conto esterno: la richiesta non è stata completata e la situazione risultava ancora aperta alla data dell’ultimo deposito.

Nel quadro emerge anche il ruolo di Biconomy come contropartita principale: il rapporto finanziario di giugno di Scilex indica la vendita di 200 milioni di dollari di azioni della sua controllata Semnur a favore di Biconomy in cambio di bitcoin, parte dei quali sono poi stati impiegati per l’acquisto dei titoli di Datavault.

Implicazioni contabili e di mercato

La necessità di rivedere i bilanci mette in evidenza i rischi contabili legati all’utilizzo di asset digitali non custoditi direttamente o trasferiti “off-chain”. Se le criptovalute non sono effettivamente disponibili per il prelievo, il loro valore e la loro classificazione a bilancio possono essere messi in discussione dagli auditor, con possibili rettifiche di attività e passività.

Per gli investitori, soprattutto in strumenti a bassa capitalizzazione esposti al mondo crypto, la vicenda sottolinea la vulnerabilità alla perdita di accesso ai fondi quando le operazioni dipendono dalla contabilità interna di un exchange o da rapporti complessi tra società correlate.

Conseguenze operative e scenari possibili

Tra le mosse attese vi sono la pubblicazione dei bilanci rettificati da parte di Datavault, possibili azioni legali o negoziazioni dirette con Biconomy e, a valle, l’interesse di revisori e autorità di vigilanza sui metodi di contabilizzazione degli asset digitali. Anche la trasparenza delle operazioni “off-chain” e la capacità di documentare la titolarità reale degli asset saranno elementi centrali nel processo di chiarimento.

Dal punto di vista del mercato, l’episodio può aumentare la volatilità nei titoli più esposti al settore crypto e rafforzare la domanda per pratiche di custodia più sicure, come conti segregati o servizi di custodia istituzionale, soprattutto tra investitori istituzionali e fondi che gestiscono posizioni rilevanti in criptovalute.

Implicazioni per il contesto regolamentare

La situazione richiama l’attenzione sulle lacune regolamentari relative al trattamento contabile e alla supervisione degli scambi di criptovalute. Autorità di regolamentazione e organismi di standardizzazione contabile potrebbero intensificare le linee guida su custodia, disclosure e classificazione di asset digitali, con effetti a catena su società quotate e su chi investe in strumenti collegati al mondo crypto.

Per gli operatori italiani e gli investitori retail è consigliabile valutare con attenzione l’esposizione a società che dichiarano asset digitali non immediatamente liquidabili e verificare le pratiche di risk management adottate dalle controparti coinvolte.

In sintesi

  • La difficoltà di prelevare bitcoin evidenzia il rischio di controparte legato agli scambi «off-chain», che può tradursi in rettifiche contabili e perdita di fiducia degli investitori.
  • I fondi e gli investitori italiani con esposizione a small cap crypto dovrebbero riconsiderare l’allocazione e richiedere maggiore trasparenza sulla custodia degli asset digitali.
  • Un irrigidimento delle regole contabili e di disclosure sulle criptovalute è probabile, con impatti sui costi di compliance per le società che detengono o scambiano questi asset.


Author: Tony
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