Fisco stringe sui crediti d’imposta e sulle società apri e chiudi
- 25 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La prossima legge di Bilancio prevede misure aggiuntive per contrastare l’evasione fiscale, con un focus particolare sull’uso dei crediti d’imposta. Nel pacchetto allo studio vi sono interventi che incidono sia sulle compensazioni sia sulle operazioni legate alle partite Iva apri e chiudi, con possibili ripercussioni per contribuenti, intermediari finanziari e mercato dei crediti.
Soglia di sbarramento e meccanismo del blocco
La proposta in valutazione ricalca la linea già avviata dalla manovra 2026: ridurre ulteriormente la soglia che determina il divieto di utilizzare in compensazione i crediti fiscali quando esistono debiti iscritti a ruolo non pagati. Dopo il precedente abbassamento da 100.000 a 50.000 euro, l’ipotesi è di portare la soglia a 30.000 euro, con effetto a partire dal 1° gennaio.
Con la nuova soglia, la presenza di importi iscritti a ruolo per imposte erariali e relative sanzioni superiori a 30.000 euro farebbe scattare il blocco totale delle compensazioni orizzontali (cioè tra imposte di natura diversa). Per rimuovere il vincolo il contribuente dovrà ridurre il debito al di sotto della soglia, versando una parte consistente della posizione iscritta a ruolo.
Due elementi chiave caratterizzano la misura: ampliamento della platea interessata (poiché soglie più basse raggiungono più contribuenti) e inserimento dell’intervento nel quadro di attuazione del PNRR per la riforma dell’amministrazione fiscale. L’Erario stima ricavi aggiuntivi derivanti dallo scarto dei crediti potenzialmente utilizzabili in compensazione pari a circa 207 milioni di euro annui a partire dal 2026.
Andamento delle compensazioni
Le compensazioni restano una componente strutturale del sistema tributario italiano. I dati preliminari indicano che nei primi otto mesi del 2026 le operazioni di compensazione hanno superato i 36 miliardi di euro, con una crescita del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’aumento è stato più marcato nell’area delle imposte dirette, con circa 732 milioni in più sull’anno precedente.
Questi flussi mostrano quanto il meccanismo della compensazione sia ormai parte integrante della gestione della liquidità fiscale delle imprese, ma anche quanto esso possa rappresentare un canale vulnerabile in presenza di frodi o di soggetti che non rispettano gli obblighi tributari.
Partite Iva “apri e chiudi” e crediti acquisiti
Il nucleo delle criticità riguarda i casi di irregolarità accertati dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza, dove si riscontrano schemi organizzati per generare crediti d’imposta fittizi e trasferirli su soggetti inattivi o “scatole vuote”. Tra le ipotesi allo studio figura il divieto di utilizzare in compensazione crediti acquistati da partite Iva inattive, misura volta a interrompere circuiti fraudolenti che alimentano frodi fiscali e contributive.
Secondo quanto comunicato dall’Governo, le attività irregolari cessate d’ufficio negli ultimi quattro anni ammonterebbero a circa 20.300. Le cosiddette cartiere, ovvero gli emittenti di fatture false, non solo sottraggono gettito all’Erario ma creano concorrenza sleale, distorcendo mercati e appesantendo le imprese oneste.
Bloccare l’utilizzo di crediti provenienti da transazioni con operatori inattivi punta a limitare il valore monetizzabile di crediti fraudolenti e a rendere meno remunerativo il ricorso a reti di frode. Al tempo stesso, la misura richiederà maggiori controlli e chiarimenti sulle modalità di cessione e accesso al mercato secondario dei crediti fiscali.
Implicazioni amministrative e di mercato
L’inasprimento delle regole solleva questioni operative per intermediari, istituti finanziari e piattaforme che anticipano o acquistano crediti fiscali: sarà necessario rafforzare le procedure di due diligence, verificare la regolarità dei cedenti e integrare controlli antiriciclaggio e fiscali. Ciò può tradursi in costi di compliance più elevati e in una selezione più rigorosa dei crediti ammessi alla monetizzazione.
Per le imprese virtuose la stretta può tuttavia avere effetti collaterali: una diminuzione dell’offerta di strumenti di anticipazione dei crediti potrebbe aggravare i fabbisogni di liquidità di molte PMI, incrementando il ricorso a forme di finanziamento più onerose. Sul fronte macroeconomico, una maggiore certezza del gettito e la riduzione delle frodi potrebbero migliorare la credibilità fiscale e, in prospettiva, la posizione di bilancio dello Stato.
Indicazioni per imprese e investitori
Le aziende dovrebbero anticipare un irrigidimento delle regole e rafforzare la documentazione a supporto delle cessioni di crediti; gli investitori e gli operatori finanziari dovranno rivedere modelli di pricing e politiche di rischio per gli strumenti legati ai crediti fiscali. Monitorare le norme attuative sarà fondamentale per comprendere l’effettiva portata delle limitazioni e l’eventuale impatto sui flussi di cassa.
In sintesi
- La stretta sulla soglia di sbarramento punta a ridurre le frodi ma potrebbe restringere la disponibilità di strumenti di anticipazione della liquidità, aumentando i costi finanziari per le PMI.
- Maggiore certezza del gettito derivante dalla lotta alle frodi può sostenere il profilo di rischio sovrano e, nel medio termine, contribuire a migliorare i rendimenti dei titoli di Stato italiani.
- Il mercato secondario dei crediti fiscali e le piattaforme di factoring dovranno adeguare i criteri di valutazione e rafforzare la due diligence, con possibili effetti di selezione che riducono l’offerta per operazioni più rischiose.
- Per gli investitori è cruciale monitorare gli atti attuativi della manovra: le condizioni operative determineranno l’impatto su prestatori privati, banche e fintech che finanziano i crediti fiscali.