I ricavi del lusso ripartono, ma resta da recuperare il forte crollo dei titoli
- 24 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Molti comparti economici si accontenterebbero — e forse sarebbero addirittura soddisfatti — dei risultati sui nove mesi presentati da una buona parte delle società quotate del settore del lusso. In gran parte dei casi ricavi e redditività sono cresciuti; in altri i ricavi hanno segnato cali o si sono stabilizzati e gli utili hanno rallentato, pur rimanendo positivi. Due eccezioni importanti restano però poco invidiabili: Kering e Ferragamo, quest’ultima ancora alla ricerca di un amministratore delegato dopo l’uscita di Marco Gobbetti nel marzo 2025.
Andamento dei grandi gruppi
Il gruppo Kering si trova in una fase di ristrutturazione avviata con l’ingresso del ceo Luca de Meo nel settembre 2025; i primi segnali del piano presentato in aprile non si sono ancora tradotti in una ripresa convincente. A seguito della pubblicazione dei conti relativi ai primi nove mesi, con ricavi in calo del 2% a 10,5 miliardi, il titolo ha subito un forte ribasso in Borsa, mentre il marchio Gucci ha mostrato un peggioramento delle performance operative.
Di segno opposto è la posizione del leader globale del settore, Lvmh, guidato da Bernard Arnault. Il gruppo è stato tra i primi a comunicare i dati sui primi nove mesi e continua a dominare il mercato: i ricavi 2025 si attestano intorno agli 80 miliardi, cifra significativamente superiore a quelle dei principali concorrenti. Per il periodo gennaio‑settembre la crescita organica è stata del 2% a 57,1 miliardi, con un rallentamento all’1% nel terzo trimestre; gli indicatori di redditività completi saranno disponibili con i risultati dell’esercizio intero pubblicati nei mesi successivi.
Risultati e differenze tra marchi
All’estremità opposta del cluster dei «performer» si colloca Brunello Cucinelli, che ha riportato ricavi per 1,123 miliardi, con una crescita organica del 13,3% sui nove mesi e un’accelerazione del trimestre estivo; il gruppo ha inoltre rivisto al rialzo le stime per l’intero esercizio, segnalando una domanda solida sui segmenti premium.
Negli ultimi giorni hanno reso i loro conti anche marchi come Hermès, Moncler, Prada e Zegna. Zegna (quotata a New York e proprietaria di Tom Ford e Thom Browne) ha registrato ricavi in aumento del 7,2% a 1,42 miliardi nei nove mesi, con un +8,9% nel solo terzo trimestre. Prada, quotata a Hong Kong, ha mostrato una crescita organica del 4% a 4,54 miliardi. Moncler, che include anche Stone Island, ha riportato una crescita organica del 6% a 1,89 miliardi, sebbene il terzo trimestre abbia risentito di una contrazione della domanda in Cina e di flussi turistici deboli nell’area EMEA. Infine, Hermès ha registrato un rallentamento dei ricavi a 4,1 miliardi (+4,3%), il primo calo della dinamica di crescita dopo diversi anni di espansione robusta.
Fattori macroeconomici e rischi
Le dinamiche del comparto del lusso restano molto sensibili a variabili esterne: l’andamento della domanda in Cina, i flussi turistici internazionali, i cambi valutari e la politica monetaria delle banche centrali influenzano direttamente i ricavi e i margini. Per i gruppi con portafogli «affollati» la performance è inoltre differenziata per marchio e area geografica, rendendo la lettura aggregata meno rappresentativa delle singole realtà operative.
Per il tessuto produttivo e commerciale italiano, dove marchi come Prada, Ferragamo, Brunello Cucinelli e Moncler giocano un ruolo rilevante, l’evoluzione del lusso ha ricadute su export, occupazione specializzata e filiere di fornitura. Un rallentamento protratto sui principali mercati esteri potrebbe aumentare la pressione sui costi e sulle strategie di posizionamento, mentre una ripresa della spesa da parte dei consumatori più abbienti favorirebbe la marginalità delle aziende maggiormente differenziate e con forte appeal internazionale.
Implicazioni per gli investitori
Dal punto di vista degli investimenti, la situazione suggerisce di valutare con attenzione l’esposizione geografica e il profilo di rischio di ogni marchio. I fattori da monitorare includono le guidance per l’esercizio completo, la capacità dei gruppi di convertire vendite in reddito operativo, la dipendenza dalla domanda cinese e la qualità del portafoglio prodotti. I differenziali di scala tra leader come Lvmh e concorrenti di dimensioni più contenute possono generare opportunità di consolidamento o spingere gli investitori verso titoli con posizionamento più difensivo.
Prospettive operative
Nei prossimi mesi sarà cruciale osservare i dati di redditività completi e le revisioni delle stime operative che arriveranno con i conti di fine esercizio. Le imprese che riusciranno a combinare solidità del marchio, controllo dei costi e una rete distributiva efficiente saranno maggiormente attrezzate per beneficiare di una ripresa sostenuta; al contrario, chi mostra vulnerabilità nelle principali linee di prodotto e nelle aree chiave di domanda potrebbe dover ridefinire strategie commerciali e investimenti.
In sintesi
- La diversificazione geografica e la forza del marchio sono diventate criteri decisivi per valutare la resilienza delle aziende del lusso in un contesto di domanda incerta.
- I segnali di rallentamento in Cina e nei flussi turistici europei possono comprimere margini e aumentare la volatilità dei titoli, rendendo prudente una selezione attiva nei portafogli.
- La distanza di scala tra leader come Lvmh e i concorrenti più piccoli crea spazi per operazioni di consolidamento e offre opportunità tattiche per investitori orientati al medio‑lungo termine.