Volatilità del prezzo di Bitcoin (BTC) rimane molto superiore a quella della coppia euro/dollaro, ma si è calmata: Crypto Daily

Negli ultimi 90 giorni la volatilità realizzata di Bitcoin si è attestata intorno al 38%, secondo stime di mercato, mentre il oro ha mostrato una volatilità di circa il 23,5% e il S&P 500 si è posizionato vicino all’11%: ciò rende Bitcoin poco più di tre volte più volatile delle azioni.

EUR/USD, che confronta il euro — la valuta condivisa da 21 Paesi — con il dollaro, risulta il più stabile del gruppo, con una volatilità realizzata a 90 giorni pari al 4,6%. Su questa base Bitcoin risulta circa otto volte più scostante.

La volatilità del cambio EUR/USD è rimasta in cifre singole nonostante le recenti tensioni sul debito sovrano francese e il deprezzamento conseguente dell’euro. In generale, la maggior parte delle coppie di valute fiat presenta una volatilità realizzata inferiore al 10%.

Questi confronti mettono in evidenza quanto Bitcoin, nonostante la sua caratteristica di offerta limitata, debba ancora ridurre il differenziale di volatilità per ambire a un ruolo competitivo come mezzo di scambio quotidiano e per avvalorare la posizione dei massimalisti di Bitcoin che vedono la criptovaluta superiore alle valute cartacee.

Tra gli asset tradizionali il più vicino per ampiezza di oscillazioni è Nvidia, con una volatilità intorno al 37%: oggi la criptovaluta e il titolo simbolo dell’AI tendono a muoversi con ampiezze confrontabili.

Tuttavia l’evoluzione complessiva del mercato delle criptovalute mostra segnali di contenimento: la volatilità a 90 giorni di Bitcoin ha avuto una media circa del 58% dal gennaio 2020, con un picco al 134% nel giugno 2020 e la lettura più calma al 27,5% a settembre 2025, periodo in cui i prezzi superarono i 100.000 dollari.

Per gli investitori e gli operatori di mercato questo quadro ha diverse implicazioni pratiche. Una volatilità elevata aumenta i costi di copertura e richiede margini maggiori nei portafogli derivati; allo stesso tempo amplifica il potenziale rendimento speculativo. L’avvicinamento della volatilità di Bitcoin a quella di titoli tecnologici come Nvidia suggerisce una crescente correlazione nei flussi di capitale tra asset digitali e segmenti azionari orientati all’innovazione.

Sul piano regolamentare e politico, la possibilità che le criptovalute diventino più stabili dipenderà anche dalla chiarezza normativa e dagli sviluppi in ambito europeo: strumenti come il regolamento MiCA e l’attenzione delle banche centrali — inclusa la supervisione della Banca d’Italia — influenzeranno la fiducia degli investitori retail e istituzionali in Italia.

In sintesi, nonostante un trend di moderazione rispetto ai livelli estremi del passato, Bitcoin rimane un asset significativamente più volatile rispetto a metalli preziosi, indici azionari e valute fiat; questo fattore è cruciale per chi valuta l’introduzione di criptovalute in portafogli bilanciati o per chi considera l’uso quotidiano delle stesse come mezzo di pagamento.

In sintesi

  • La persistenza di una volatilità elevata rende Bitcoin meno adatto come mezzo di scambio stabile; per il mercato italiano ciò significa che l’adozione di massa rimane soggetta a barriere pratiche e psicologiche.
  • Per gli investitori, la convergenza della volatilità di Bitcoin con quella di titoli tecnologici implica una possibile riallocazione dei flussi tra asset digitali e azionari ad alto contenuto di innovazione, con impatto su strategie di diversificazione e gestione del rischio.
  • La riduzione della volatilità sarà favorita da maggiore chiarezza normativa (MiCA) e infrastrutture di mercato più liquide: per gli operatori italiani ciò si traduce in opportunità per prodotti d’investimento regolamentati e servizi di custodia più sicuri.
  • Dal punto di vista macroeconomico, l’elevata volatilità mantiene Bitcoin nel ruolo di asset speculativo a cui allocare porzioni controllate del portafoglio, piuttosto che una riserva di valore comparabile all’oro o a valute stabili.


Author: Tony
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