Mini pacchi, tassa italiana di nuovo rinviata: partenza il 1° gennaio 2027
- 22 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Slitta ancora l’entrata in vigore della tassa italiana sui mini pacchi. L’avvio del contributo da 2 euro sulle spedizioni extra Ue di valore inferiore a 150 euro è ora fissato al primo gennaio 2027 e non più al primo dicembre: la modifica è contenuta nel decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri, all’articolo 1, insieme all’assegnazione di risorse destinate all’autotrasporto.
Iter accelerato in Cdm
Le due misure erano inizialmente riunite in uno stesso emendamento presentato dal Governo al decreto bollo auto (Dl 162/2026) e discusso in sede di Commissione Finanze della Camera. Per rendere subito disponibili i fondi alle imprese del settore, l’emendamento è stato trasformato in un articolo del nuovo decreto: questo passaggio ha permesso di inglobare anche lo slittamento del prelievo senza dover attendere la conversione del decreto originario.
Grazie a questa accelerazione normativa, le risorse destinate all’autotrasporto possono essere erogate più rapidamente, evitando i tempi tecnici legati alla procedura parlamentare della conversione del decreto.
Il conto mensile: 20,4 milioni
Si tratta del quarto rinvio per il prelievo nazionale. Introdotto con la Legge di Bilancio 2026 e inizialmente previsto per il primo gennaio, il contributo era già stato spostato a luglio, poi a ottobre e, con il precedente provvedimento, al primo dicembre.
Secondo le relazioni tecniche, ogni mese di sospensione comporta circa 20,4 milioni di euro di minori entrate rispetto alle stime iniziali: con lo slittamento a dicembre il buco stimato supera i 122 milioni complessivi. Queste minori entrate pesano sui conti pubblici e richiedono coperture o riallocazioni di spesa per mantenere gli impegni destinati alle imprese di trasporto.
La tassazione partita a Bruxelles
Nel frattempo le misure a tutela del gettito sui piccoli pacchi sono già operative a livello europeo. Dal primo luglio è entrato in vigore un dazio forfettario di 3 euro sulle merci importate dall’estero di valore inferiore a 150 euro, che nei primi due mesi ha ridotto i flussi commerciali di quasi il 40% rispetto ai volumi precedenti.
Dal primo novembre si aggiungerà inoltre la handling fee Ue da 2 euro, ossia il contributo per la gestione doganale delle spedizioni. Considerando il rinvio del prelievo nazionale, per il resto dell’anno sugli acquisti extracomunitari di modico valore si applicheranno pertanto soltanto le due misure europee, per un totale di 5 euro a spedizione a partire dal primo novembre.
Per i consumatori e per gli operatori logistici questo pacchetto europeo rappresenta già un cambio strutturale nelle dinamiche di acquisto oltreconfine: incremento dei costi di importazione, riorganizzazione delle pratiche doganali e possibili spostamenti di domanda verso venditori locali o paesi Ue. Sul fronte delle entrate, lo scorporo tra misure comunitarie e prelievo nazionale complica le stime sul gettito complessivo per il 2026.
Dal punto di vista industriale, il rinvio italiano solleva interrogativi sugli equilibri competitivi tra operatori postali, corrieri espressi e piattaforme di e-commerce: la maggiore trasparenza dei costi di sdoganamento potrebbe infatti premiare chi ha reti logistiche integrate e penalizzare i piccoli venditori extracomunitari che non possono assorbire l’onere aggiuntivo.
Implicazioni per l’autotrasporto e i conti pubblici
Le risorse previste nel decreto mirano a sostenere l’autotrasporto, un settore che nei mesi scorsi ha sollevato richieste di interventi per far fronte all’aumento dei costi operativi e alla necessità di investimenti in flotte più efficienti. L’anticipo di risorse tramite decreto consente un sollievo temporaneo, ma non elimina la necessità di misure strutturali per migliorare la produttività e la sostenibilità del comparto.
Sul piano fiscale, i continui rinvii complicano la pianificazione delle entrate e possono spingere il Governo a cercare ulteriori compensazioni in legge di bilancio o in altri provvedimenti, con possibili ricadute su spese e investimenti pubblici nel 2027.
In sintesi
- La definitiva applicazione solo delle misure europee per il resto dell’anno aumenta i costi di importazione per i consumatori italiani e favorisce i venditori all’interno dell’Unione rispetto a quelli extra Ue.
- Per gli operatori logistici e i corrieri la nuova fase impone investimenti in digitalizzazione e gestione doganale: le aziende con capacità integrate potrebbero consolidare quota di mercato.
- I mancati introiti legati ai rinvii gravano sui conti pubblici e richiederanno scelte di bilancio: la necessità di coperture potrebbe influenzare la distribuzione delle risorse a favore dell’autotrasporto nel breve termine.