Le stablecoin pronte a conquistare il grande pubblico
- 22 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Una strategia che sta guadagnando attenzione è l’emissione di un stablecoin da parte delle società di pagamento, che può collegare i regolamenti con i commercianti, i pagamenti transfrontalieri e i saldi dei clienti all’interno di una singola infrastruttura.
Questo approccio può ridurre la dipendenza da fornitori esterni per i regolamenti e migliorare la gestione della liquidità, consentendo movimenti di fondi più rapidi e una visibilità maggiore sulle disponibilità monetarie in tempo reale.
Tuttavia, la distribuzione rappresenta la sfida più rilevante: emettere un stablecoin è spesso più semplice che convincere imprese e consumatori a detenere e utilizzare una nuova forma di moneta.
Le società di pagamento con reti consolidate di commercianti e canali di distribuzione forti partono avvantaggiate, poiché i rapporti commerciali esistenti possono facilitare la trasformazione dello stablecoin in prodotti di pagamento concreti e quotidiani.
Vantaggi e limiti per le società di pagamento
Per le imprese che già elaborano transazioni per milioni di clienti, un stablecoin interno può abbattere costi di conversione, snellire i tempi di riconciliazione e offrire nuove funzioni—per esempio pagamenti istantanei ai fornitori o saldi multi-valuta integrati.
Al contempo, l’adozione richiede investimenti in integrazioni tecniche con POS, sistemi di fatturazione e contabilità, nonché solide procedure di conformità antiriciclaggio (AML) e conoscenza del cliente (KYC).
Inoltre, la scelta del modello di riserva e la trasparenza nel collateral backing sono fattori determinanti per la fiducia degli utilizzatori e per la regolamentazione a cui l’emittente sarà soggetto.
Perché i consorzi bancari sviluppano stablecoin
Le banche temono di perdere i flussi di pagamento e i depositi man mano che cresce l’adozione degli stablecoin. Per questo motivo diversi consorzi finanziari stanno esplorando emittenti regolamentate per mantenere il loro ruolo nel ciclo dei pagamenti.
Qivalis, ad esempio, ha riunito 37 istituti finanziari in 15 paesi con l’obiettivo di sviluppare uno stablecoin regolamentato denominato in euro, pensato per funzionare nel quadro normativo europeo.
Parallelamente, un consorzio globale di 21 istituti, tra cui Bank of America, Citi, Goldman Sachs e Wells Fargo, ha annunciato l’intenzione, a settembre 2026, di lanciare uno stablecoin in dollaro statunitense nella prima metà del 2027, con la creazione di versioni in euro tra le priorità.
Queste iniziative potrebbero permettere agli istituti di offrire regolamenti h24, mantenendo al contempo la responsabilità nella gestione dei fondi dei clienti e nella custodia degli asset tokenizzati.
Vedo la maggiore opportunità nei pagamenti istituzionali e nel regolamento di asset tokenizzati, ambiti in cui le banche dispongono già di relazioni consolidate con clienti istituzionali, infrastrutture di pagamento e servizi di custodia.
Il contesto regolamentare europeo, incluso il quadro sulle criptovalute e le normative sul mercato finanziario, insieme ai possibili sviluppi di un euro digitale, determinerà in larga misura la velocità e la forma dell’adozione bancaria.
Per le imprese italiane e per gli operatori finanziari locali, diventerà cruciale valutare non solo la tecnologia ma anche gli accordi di distribuzione e interoperabilità, oltre alle implicazioni fiscali e di compliance per l’uso quotidiano di questi strumenti.
In sintesi
- La concorrenza tra emittenti privati e consorzi bancari spingerà l’innovazione nei servizi di regolamento, ma la fiducia degli utenti dipenderà dalla trasparenza delle riserve e dalla supervisione regolamentare.
- Per gli investitori, la diffusione di stablecoin regolamentati potrebbe ridurre i rischi di liquidità nei mercati tokenizzati e creare nuove opportunità nel finanziamento commerciale e nei servizi di tesoreria.
- Per il sistema bancario italiano, l’adozione diffusa implicherà una rivalutazione dei modelli di ricavo nei pagamenti e la necessità di collaborazioni con fornitori tecnologici per mantenere la competitività.