Asserragliati a 60 metri d’altezza, gli operai Eurallumina paralizzano Portovesme
- 22 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
A Portovesme è esplosa nuovamente la protesta dei lavoratori di Eurallumina, lo stabilimento che costituisce il primo anello della filiera dell’alluminio e che è sotto il controllo della russa Rusal. Dopo un sit-in davanti ai cancelli, alcuni operai hanno deciso di arrampicarsi fino a circa 60 metri di altezza, in attesa del vertice al Ministero previsto per domani, quando si dovrebbe decidere il futuro dell’impresa.
La vertenza
L’azienda affronta una situazione finanziaria critica: l’esposizione debitoria rilevata è nell’ordine di circa 1 milione di euro e le risorse finanziarie sono state congelate dall’autorità competente nel quadro delle sanzioni applicate alla Russia. Da oltre un anno Rusal ha sospeso i trasferimenti che superavano i 2 milioni di euro mensili destinati a mantenere operativo lo stabilimento sardo, fermo dal 2009.
I sindacati e i lavoratori segnalano che i fondi che lo Stato dovrebbe erogare per la gestione temporanea non sono arrivati nei tempi attesi, con l’effetto di un progressivo aumento del debito e di un’incertezza crescente sul futuro occupazionale. La situazione è complicata dalle restrizioni internazionali che limitano la possibilità di trasferire risorse verso società riconducibili a soggetti sanzionati.
La protesta
I lavoratori hanno dichiarato:
“Basta rinvii, ora ognuno si assuma le proprie responsabilità. Dalla riunione di domani pretendiamo, come obiettivo minimo, lo stanziamento immediato delle risorse necessarie alla gestione operativa dello stabilimento fino a fine anno e, comunque, per tutto il tempo necessario a una soluzione strutturale.”
I lavoratori hanno aggiunto:
“Non intendiamo restare a guardare mentre altri decidono del destino della fabbrica. Per questo, durante il sit-in e l’assemblea, una delegazione ha occupato la sommità del forno di calcinazione statico n. 1, a oltre 60 metri d’altezza. Ritrovarci quassù quasi un anno dopo dimostra quanto poco sia cambiato.”
I colleghi in presidio ai cancelli hanno espresso sostegno all’iniziativa, trasformando la mobilitazione in un segnale forte verso le istituzioni nazionali e locali. L’azione di protesta richiama l’attenzione non solo sul mantenimento dei livelli occupazionali ma anche sulla continuità di una filiera industriale che ha implicazioni sull’approvvigionamento di materia prima e sui fornitori locali.
Il vertice al Ministero porterà all’attenzione diversi scenari possibili: lo stanziamento immediato di risorse per garantire la gestione operativa nel breve periodo, l’individuazione di una soluzione strutturale attraverso procedure di mercato o interventi pubblici temporanei, e l’eventuale coinvolgimento di soggetti privati interessati a rilevare l’attività. Ogni opzione dovrà confrontarsi con le restrizioni imposte dalle sanzioni e con la necessità di tutelare i lavoratori e il tessuto economico locale.
Dal punto di vista normativo, la vicenda mette in evidenza i limiti delle misure di sostegno quando il controllo societario è riconducibile a entità sottoposte a restrizioni internazionali, e solleva questioni su strumenti alternativi di intervento pubblico e sulle tempistiche utili a evitare la perdita di competenze produttive radicate sul territorio.
In sintesi
- L’incertezza sulla continuità produttiva di Eurallumina potrebbe aumentare i prezzi nella filiera dell’alluminio a livello locale, con ripercussioni sulle imprese italiane che dipendono dalle sue forniture.
- Per gli investitori, l’evento segnala il rischio politico e regolatorio associato a asset controllati da soggetti esteri sanzionati; soluzioni strutturali richiederanno tempo e chiarezza sui meccanismi di ricapitalizzazione.
- Un intervento pubblico temporaneo volto a preservare competenze e occupazione potrebbe essere valutato positivamente dal mercato se accompagnato da un piano credibile di dismissione o rilancio industriale.