L’oro in Svizzera e negli Usa spinge l’export

È stato un mese complessivamente positivo per i mercati extra-Ue, sebbene il guadagno sia stato più contenuto sul fronte europeo. I dati definitivi sulle esportazioni italiane di agosto mostrano una crescita complessiva del 9%: +16,7% fuori dall’Unione Europea e un modesto +1,6% verso il mercato europeo. Il valore cumulato da inizio anno raggiunge i 443 miliardi, con un aumento del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Una lettura più dettagliata dei numeri evidenzia però elementi di fragilità. Nei primi otto mesi la dinamica positiva è trainata soprattutto dai valori unitari (+4,5%), mentre i volumi sono rimasti sostanzialmente stazionari. Un fattore determinante per la crescita è stato il forte aumento delle esportazioni di oro verso la Svizzera, che è diventata il mercato in più rapida espansione per il made in Italy, con un tasso di crescita molto elevato.

Gran parte dell’oro esportato è in lingotti e proviene, in particolare, dal distretto di Arezzo, provincia che spicca per il balzo nelle vendite estere (+75% nel primo semestre, pari a circa +8 miliardi). Questo fenomeno determina per la categoria dei metalli un aumento vicino ai 12 miliardi di euro: per i metalli preziosi (dati disponibili fino a giugno) si registra un quasi raddoppio rispetto al primo semestre precedente, con circa 9 miliardi in più.

Ad agosto le esportazioni di metalli di base verso la Svizzera sono più che raddoppiate rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre il valore cumulato da inizio anno è triplicato raggiungendo circa 13 miliardi di euro. Nel complesso, la Svizzera ha aumentato i propri acquisti di prodotti italiani del 41% nei primi otto mesi dell’anno.

Rimane rilevante anche il contributo del settore farmaceutico, sostenuto in particolare da produzioni ad alto valore unitario legate a terapie anti-obesità e anti-diabete. Lo stabilimento di Eli Lilly a Sesto Fiorentino ha spinto i valori delle esportazioni farmaceutiche da Firenze, che tra il primo semestre 2023 e il primo semestre 2026 sono triplicati fino a circa 9 miliardi di euro.

Considerando la performance dei singoli comparti nei primi otto mesi, al netto dei metalli il quadro è decisamente più contenuto: macchinari e settore alimentare segnano una sostanziale stabilità, il tessile-abbigliamento e il comparto dei mobili mostrano cali, mentre chimica e farmaceutica registrano una ripresa più graduale. Il settore automobilistico è tra i più dinamici con una crescita a doppia cifra, anche se parte da una base contratta nell’anno precedente.

Contesto e vulnerabilità dei risultati

La forte incidenza delle esportazioni di oro mette in luce la vulnerabilità della lettura complessiva dei dati di commercio estero: operazioni di grande valore unitario su pochi prodotti possono gonfiare i numeri senza trasmettere un miglioramento diffuso della capacità competitiva delle imprese. Questo fenomeno può alterare l’interpretazione della salute del settore manifatturiero e, per i policymaker, complica la definizione di interventi mirati.

Dal punto di vista istituzionale, una crescita trainata da merci con elevata concentrazione geografica e produttiva impone una riflessione delle istituzioni come il Ministero dello Sviluppo Economico e le agenzie per l’internazionalizzazione: serve un mix di politiche che favorisca l’aumento dei volumi produttivi, la diversificazione dei mercati di sbocco e il rafforzamento delle filiere strategiche a più alto contenuto tecnologico.

Prospettive per investitori e imprese

Per gli investitori, la composizione della crescita suggerisce prudenza nell’interpretare i trend settoriali: l’esposizione ai metalli preziosi e alle attività collegate alla raffinazione e al trading internazionale può offrire rendimento a breve termine ma comporta volatilità legata a fattori finanziari e di regolamentazione. Viceversa, i segmenti come il farmaceutico e parti della chimica continuano a mostrare segnali di resilienza e valore aggiunto sostenibile.

Le imprese italiane dovrebbero valutare strategie di diversificazione geografica e di prodotto, investendo in catene del valore che permettano di trasformare la crescita in volumi stabili e non solo in incrementi dei prezzi unitari. A livello finanziario, una maggiore attenzione alla gestione del rischio di cambio e alla costruzione di partnership industriali internazionali può mitigare la dipendenza da pochi mercati importatori.

Azioni di policy consigliate

Per stabilizzare e rendere sostenibile la dinamica delle esportazioni è opportuno che le autorità promuovano misure di supporto all’innovazione, incentivi per l’internazionalizzazione delle Pmi e interventi specifici per le filiere dove l’Italia detiene vantaggi comparati. La promozione del made in Italy nei mercati in crescita dovrebbe affiancarsi a politiche di attrazione di investimenti diretti esteri nelle attività manifatturiere a maggiore valore aggiunto.

In sintesi

  • Il rialzo dell’export è in parte artificiale: l’aumento riguardante soprattutto valori unitari e metalli preziosi può nascondere una debolezza nei volumi, aumentando la vulnerabilità ai movimenti di prezzo e alle distorsioni di mercato.
  • Gli investitori dovrebbero bilanciare l’esposizione ai settori legati ai metalli con posizioni in ambiti più resilienti come il farmaceutico e la chimica ad alto valore tecnologico, privilegiando strategie a medio-lungo termine.
  • Per l’economia italiana la sfida è trasformare i guadagni di prezzo in crescita di produzione e diversificazione geografica: politiche pubbliche mirate e investimenti in capacità produttiva sono essenziali per sostenere esportazioni più solide.


Author: Tony
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