Bitcoin resiste ai deflussi degli etf e si mantiene sopra i 84.000$ mentre il petrolio scende
- 12 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Il recente calo dei prezzi dei carburanti è seguito all’annuncio del presidente Donald Trump che il suo governo avrebbe raggiunto un accordo per la fornitura di 300.000 tonnellate metriche di diesel da parte della Russia ai mercati internazionali e domestici, una mossa interpretata come un parziale allentamento delle sanzioni statunitensi sulle importazioni di petrolio russo.
Tuttavia, la stessa comunicazione del presidente includeva la presunta intesa tra Russia e Ucraina per un immediato «cessate il fuoco energetico» volto a fermare gli attacchi alle infrastrutture: funzionari ucraini hanno dichiarato di non essere stati consultati e, nel frattempo, gli attacchi russi alla rete energetica ucraina sono proseguiti, aumentando l’incertezza geopolitica.
Flussi sugli ETF e dinamica dei mercati digitali
Sul fronte dei mercati finanziari, gli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno registrato la settimana scorsa deflussi netti per circa 681 milioni di dollari, il livello più elevato dall’inizio di giugno, secondo le rilevazioni di mercato: la maggior parte delle uscite è avvenuta tra il 7 e l’8 ottobre.
Vikram Subburaj, amministratore delegato della Giottus Exchange, ha detto:
“I flussi degli ETF rimangono volatili. Gli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno visto ingenti deflussi il 7 e l’8 ottobre, segnalando un atteggiamento prudente da parte degli investitori istituzionali.”
Mashru ha osservato:
“Gli outflow dagli ETF sono significativi, mentre il contesto macro globale resta impegnativo: i rendimenti dei Treasury hanno toccato i massimi da 24 anni nella settimana terminata il 9 ottobre.”
Livelli tecnici e catalizzatori macro
Gli esperti citati hanno indicato i 82.000 dollari come livello di supporto chiave per il Bitcoin: se i compratori non riusciranno a mantenere quella soglia, il mercato potrebbe sperimentare perdite più marcate. Il prossimo catalizzatore macro atteso è il dato sull’inflazione statunitense previsto per il 14 ottobre, che potrebbe influenzare i rendimenti obbligazionari e, di conseguenza, la propensione al rischio degli investitori.
L’interazione tra la volatilità degli ETF, i movimenti dei rendimenti dei Treasury e le tensioni geopolitiche legate alle forniture energetiche crea un quadro di rischio elevato e di potenziale ricomposizione dei portafogli a livello globale.
Implicazioni per gli investitori italiani
Per gli investitori in Italia, questo contesto suggerisce la necessità di una gestione attiva del rischio: la possibile normalizzazione dei prezzi dell’energia in seguito all’accordo sui rifornimenti potrebbe ridurre pressioni inflazionistiche legate ai carburanti, ma l’incertezza geopolitica mantiene alto il premio per il rischio.
Inoltre, i deflussi dagli ETF su Bitcoin indicano una maggiore sensibilità degli investitori istituzionali ai fattori macro e di liquidità, aumentando la probabilità di oscillazioni pronunciate dei prezzi che richiedono adeguati strumenti di copertura e una revisione della dimensione delle posizioni in asset volatili.
Osservazioni finali
Il quadro rimane guidato da tre elementi principali: gli sviluppi geopolitici e le forniture energetiche, l’orientamento dei mercati obbligazionari statunitensi e le decisioni di allocazione degli investitori istituzionali verso strumenti come gli ETF su Bitcoin. Monitorare i dati macro e la risposta dei flussi finanziari sarà cruciale per valutare la tenuta dei mercati nei prossimi giorni.
In sintesi
- Un parziale allentamento delle sanzioni energetiche potrebbe alleggerire il peso dei costi del carburante, ma la persistenza dei rischi geopolitici mantiene elevata la volatilità dei mercati energetici.
- I deflussi significativi dagli ETF su Bitcoin segnalano prudenza istituzionale: ciò tende ad aumentare le oscillazioni dei prezzi e rende necessarie strategie di gestione del rischio per chi detiene posizioni in criptovalute.
- L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato USA rende alcune obbligazioni più appetibili rispetto agli asset rischiosi, potenzialmente causando riallocazioni di portafoglio anche tra gli investitori europei e italiani.