Nella manovra per la difesa entrano anche gli stipendi dei militari

Ridimensionata rispetto alle ipotesi estive dopo la conferma del deficit 2025 al 3,1%, la componente destinata alla difesa nella clausola di salvaguardia del Patto Ue dovrà però intervenire in modo ampio: oltre agli investimenti coprirà anche voci già previste nel bilancio pubblico, compreso il personale.

Nella relazione sullo scostamento, approvata dal Governo nel corso dell’esame del nuovo programma dei conti, le indicazioni sono esplicite: la deroga finanziaria includerà sia spese in conto capitale sia spese correnti legate all’operatività delle forze armate.

Non solo investimenti

Il testo che dovrà ottenere l’approvazione in entrambe le Camere con maggioranza assoluta prevede interventi sulla «componente in conto capitale, finalizzata alla realizzazione e al rifinanziamento di programmi di investimento pluriennali».

Accanto a questo, però, si prevede esplicitamente attenzione alla «componente corrente, con riferimento in particolare al personale, all’esercizio e alle esigenze operative», segnalando dunque che la deroga non si limiterà a nuovi armamenti o infrastrutture ma comprenderà uscite ordinarie.

Costretta a ridimensionarsi dalle necessità finanziarie e dalle valutazioni politiche, la quota assegnata alla difesa finanzierà uscite per 7,2 miliardi nel 2027 e per altri 7,2 miliardi nel 2028, perdendo rispetto alle ipotesi estive un tranches analoghe nell’ultimo dei due anni precedentemente previste.

Il salva-conti

La clausola avrà inoltre il compito tecnico-politico di inglobare spese già programmate con le manovre recenti: secondo il Documento programmatico di finanza pubblica, tali interventi «mostrano un significativo aumento rispetto al 2024».

Documento programmatico di finanza pubblica ha scritto:

“L’incremento, scorporato dall’indicatore, riporterebbe il tasso di crescita della spesa netta entro il limite raccomandato.”

Si tratta di un punto tecnico con rilevanti implicazioni politiche: la nuova governance fiscale comunitaria ha introdotto il parametro della traiettoria di spesa netta, che richiede a ciascuno Stato di rispettare limiti annuali e cumulati per garantire la sostenibilità del debito. Senza la riclassificazione nella clausola di salvaguardia, l’Italia rischierebbe di oltrepassare il tetto previsto dal Piano di bilancio strutturale per il 2024, soprattutto per l’effetto dell’inflazione su pensioni e assegno unico universale.

Incognite pre elettorali

Dal punto di vista contabile, la fetta della clausola destinata a sicurezza e armamenti rappresenta una porzione minoritaria dei tre decimali di Pil all’anno che la deroga può mobilitare. Resta però ancora da definire con precisione quale quota sia effettivamente aggiuntiva e quale venga semplicemente riclassificata.

Per il 2027, primo anno di attivazione, il quadro indicato dovrebbe tradursi in una ripartizione con circa due terzi di impegni aggiuntivi e un terzo riconducibile a spese riclassificate. Come osserva il DEF, questi «incrementi di spesa per la difesa aggiuntivi rispetto allo scenario tendenziale» aumenterebbero anche nel 2028, quando il vincolo sul bilancio dovrebbe risultare meno stringente.

La componente corrente interessata dalla clausola resterà in termini relativi contenuta, mentre il Governo concentrerà la maggiore parte delle risorse sulla spesa in conto capitale, dalla quale si attendono effetti moltiplicativi sulla creazione di occupazione e sull’innesco di investimenti privati.

Sul piano politico, tuttavia, pesa il rischio di contraccolpi sul consenso: l’aumento delle spese per la difesa è percepito come impopolare in ampi settori, un problema che si amplifica in prossimità delle consultazioni elettorali e in un periodo segnato dall’aumento dei prezzi.

Contesto e impatti macroeconomici

Dal punto di vista macroeconomico, la scelta di includere spese correnti nella deroga ha un duplice effetto: da un lato attenua l’impatto diretto sui conti pubblici misurati secondo la nuova governance europea; dall’altro complica la sostenibilità a medio termine se parte di queste uscite diventano ricorrenti senza adeguate coperture strutturali.

Per i mercati e per gli investitori, la questione chiave sarà la credibilità delle misure nel riportare la traiettoria del debito su un percorso compatibile con gli impegni europei, e la capacità delle spese in conto capitale di generare ritorni produttivi e occupazionali che giustifichino l’investimento pubblico aggiuntivo.

Infine, la gestione di questa fase decisionale avrà ripercussioni anche sulle relazioni con gli alleati e sui contratti internazionali di fornitura e collaborazione nel settore della difesa, aspetti che richiederanno monitoraggio e comunicazione coerente per evitare incertezze sui mercati e nelle industrie coinvolte.

In sintesi

  • La riclassificazione di spese nella clausola di salvaguardia riduce l’impatto immediato sui vincoli europei, ma rischia di creare oneri ricorrenti se non accompagnata da misure strutturali.
  • Gli investimenti in conto capitale possono stimolare l’occupazione e attrarre investimenti privati, ma il loro effetto macroeconomico dipenderà dall’efficacia dei progetti e dai tempi di realizzazione.
  • Per gli investitori, la variabile critica sarà la credibilità delle autorità nel mantenere il percorso di finanza pubblica: segnali di incertezza potrebbero tradursi in premi al rischio sul debito sovrano.
  • Nel breve periodo, la sensibilità politica e il contesto inflazionistico rendono più complessa la crescita della spesa per la difesa, con possibili ripercussioni sul consenso e sulle priorità di spesa pubblica.


Author: Tony
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