Caso Scarpinato: FdI chiede al M5s di sostituirlo in commissione antimafia, i Cinque Stelle negano depistaggio
- 4 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Fratelli d’Italia ha chiesto al Movimento 5 Stelle di rimuovere il senatore Roberto Scarpinato dalla composizione della commissione parlamentare Antimafia, tramite una lettera sottoscritta dai capigruppo di partito al Senato e alla Camera, Lucio Malan e Galeazzo Bignami. Il documento è indirizzato ai capigruppo del gruppo pentastellato, Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi, e inviato per conoscenza alla presidente della commissione, Chiara Colosimo, oltre che agli altri componenti.
La richiesta di Fratelli d’Italia
Nella missiva i firmatari richiamano il contenuto di un provvedimento giudiziario e rimarcano come la presenza del senatore Scarpinato nella commissione renda difficoltoso il lavoro collegiale e la tutela dell’immagine istituzionale dell’organo di inchiesta parlamentare. Si chiede, pertanto, la sostituzione del senatore con un altro rappresentante del gruppo.
Il provvedimento del gip e le accuse contestate
Al centro della controversia c’è il decreto firmato dal gip Santi Bologna di Caltanissetta, con cui è stata archiviata, su richiesta della Procura, una tranche di indagine relativa alle stragi del 1992 collegata al dossier mafia-appalti. Nello stesso atto il giudice ha disposto la chiusura per prescrizione del procedimento per favoreggiamento aggravato a carico degli ex pm Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone.
Il gip, riferendosi a una telefonata intercorsa tra il senatore Roberto Scarpinato e il dottor Gioacchino Natoli prima dell’audizione di quest’ultimo a Palazzo San Macuto, ha osservato:
“Quello che qui è doveroso segnalare è l’attività depistante posta in essere dal senatore Scarpinato nei confronti del dottor Natoli.”
Le motivazioni politiche e le parole del documento
Lucio Malan e Galeazzo Bignami hanno richiamato quel passaggio del decreto e citato espressioni contenute nel provvedimento come elementi probatori nella richiesta di sostituzione.
“Attività di inquinamento realizzata in senso a sé favorevole.”
“È del tutto evidente l’impossibilità di lavorare con serenità, oltre che di tutelare la piena attendibilità istituzionale della commissione se fra i componenti siede chi un giudice della Repubblica ha indicato come autore di un’attività depistante proprio sui fatti che la commissione indaga.”
“Sostituire il senatore con un altro esponente del vostro gruppo. Avete sempre dichiarato rispetto per le parole dei magistrati impegnati nella lotta alla mafia. Questa è l’occasione per dimostrarlo coi fatti.”
Reazioni istituzionali
Il vicepresidente della commissione, Mauro D’Attis (Fi), aveva già definito il comportamento del senatore come:
“inquietante”
La richiesta formale di rimozione apre un confronto politico interno alla commissione e tra i gruppi parlamentari, con possibile ricaduta sul calendario delle audizioni e sulle dinamiche di indirizzo dell’organo. I gruppi parlamentari, infatti, detengono la titolarità di designare i propri rappresentanti e possono valutare sostituzioni in funzione della tutela dell’immagine collettiva.
Contesto giudiziario e significato del provvedimento
Il tema sollevato tocca questioni complesse: l’archiviazione, la prescrizione e le accuse di depistaggio sono aspetti che influenzano sia il piano giudiziario sia quello della percezione pubblica. La commissione parlamentare Antimafia, istituita per monitorare le infiltrazioni mafiose negli appalti e nelle istituzioni, basa la sua autorevolezza sulla capacità di condurre indagini terze e trasparenti; la presenza di membri coinvolti, anche solo indirettamente, in procedimenti collegati può alimentare tensioni e sospetti sulla neutralità dell’organo.
Dal punto di vista procedurale, il termine prescrizione interrompe la possibilità di una condanna penale ma non elimina le questioni di responsabilità morale o politica che possono emergere a livello parlamentare. L’accusa di depistaggio, inoltre, costituisce un elemento particolarmente sensibile quando riguarda vicende storiche come le stragi del 1992, segnate da forte rilevanza pubblica e istituzionale.
Implicazioni politiche e prospettive
La controversia potrebbe accentuare le frizioni tra forze politiche e condizionare il lavoro della commissione su dossier sensibili come gli appalti pubblici. Una scelta di sostituzione sarebbe valutata anche alla luce dell’esigenza di preservare la credibilità delle indagini parlamentari di fronte all’opinione pubblica e agli stakeholder istituzionali.
In termini di governance, la vicenda richiama la necessità di procedure chiare per la gestione di situazioni in cui i membri di commissioni investigative siano collegati, anche indirettamente, a procedimenti oggetto di esame. Tale chiarezza è importante per mantenere fiducia nei processi di controllo e per garantire che gli appalti e i contratti pubblici siano amministrati senza interferenze illecite.
In sintesi
- Una disputa sulla composizione della commissione parlamentare Antimafia può aumentare l’incertezza politica, elemento che gli investitori nazionali e esteri monitorano attentamente nei periodi di assegnazione di contratti pubblici.
- Le indagini e i sospetti relativi agli appalti amplificano il rischio reputazionale per le imprese coinvolte; una maggiore trasparenza nelle procedure di gara potrebbe ridurre il premio al rischio richiesto dagli operatori economici.
- Per il mercato degli appalti pubblici, l’efficacia degli organi di vigilanza è cruciale: indebolimenti percepiti nelle istituzioni anticorruzione possono riflettersi in un aumento dei costi di compliance e in minore partecipazione alle gare.
- Dal punto di vista degli investimenti a medio termine, rafforzare regole e controlli sul fronte degli appalti è una misura che può migliorare le prospettive di concorrenza leale e attirare capitale sensibile alla governance.