Posti barca in Italia: 172mila ma solo il 2% riservato ai superyacht
- 3 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Solo il 2% dei 172mila posti barca italiani è dedicato a imbarcazioni oltre i 24 metri, con Liguria e Toscana che concentrano circa la metà della capacità riservata ai superyacht di questa dimensione. È un ritratto che evidenzia un margine di miglioramento significativo, soprattutto considerando che il segmento oltre i 24 metri sta trainando l’intero comparto nautico e garantendo alla cantieristica tricolore la leadership nella costruzione di grandi unità da diporto.
Negli ultimi anni la composizione della flotta è cambiata: le unità sotto i 10 metri si sono ridotte in media del 3,7% all’anno dal 2021, mentre gli scafi tra i 18 e i 24 metri e i superyacht sono aumentati rispettivamente dello 0,7% e del 3,3% annuo, evidenziando uno spostamento verso imbarcazioni di maggiore valore.
I numeri provengono dallo studio Yachting tourism and economic contribution, elaborato da Confindustria nautica con Deloitte e presentato al Salone nautico di Genova. Alla presentazione hanno partecipato, tra gli altri, il viceministro delle Infrastrutture e trasporti Edoardo Rixi, il special advisor per l’economia del mare Mario Zanetti, il presidente di Confindustria nautica Piero Formenti e il presidente della regione Liguria Marco Bucci.
Secondo il report, l’Italia dispone di circa 790 infrastrutture portuali per il diporto e di circa 172mila posti barca, ma mostra una densità infrastrutturale inferiore rispetto a Francia e Spagna: 7,2 strutture ogni 100 chilometri di costa contro 9,7 e 7,5 rispettivamente. Il Sud e le isole risultano strutturalmente meno serviti, con meno di 5 strutture ogni 100 chilometri, a conferma di una distribuzione territoriale dell’offerta disomogenea.
Nuovi ormeggi in costruzione
La fotografia però non è immobile: lungo la penisola sono in costruzione o in ampliamento altri 24mila ormeggi, un dato ricordato da Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas. Questi interventi dovrebbero alleggerire il deficit infrastrutturale, ma impongono anche scelte su dove concentrare gli investimenti per massimizzare l’effetto economico.
Il report segnala inoltre che la flotta mondiale dei superyacht ha raggiunto circa 10.900 unità, con una crescita media annua del 4,1% dal 2018. Di queste, circa 2.200 hanno navigato lungo le coste italiane: il 93% batte bandiera estera. Fra gli yacht che frequentano le acque italiane, 1.200 sono stagionali e trascorrono mediamente 23 giorni in Italia; i 960 stanziali invece permangono mediamente 193 giorni e sono concentrati soprattutto in Liguria.
Lo studio rileva che gli stanziali con bandiera italiana generano una spesa annua per il territorio di circa cinque volte superiore a quella delle unità straniere stagionali: un indicatore chiave del valore aggiunto che si ottiene quando la permanenza è più lunga e la nazionalità dell’imbarcazione favorisce una maggiore integrazione con la filiera locale.
Le destinazioni tra Sardegna, Campania e Liguria
Tra le mete preferite dai superyacht stagionali figurano la Costa Smeralda e il Golfo di Olbia, seguiti da Capri, il Golfo del Tigullio e la Costiera Amalfitana. La Liguria emerge come il principale polo di imbarcazioni stanziali per numero di giornate di presenza, con concentrazioni rilevanti in Riviera dei Fiori, a Genova e nel Golfo della Spezia.
Questa distribuzione delle destinazioni sottolinea sia il vantaggio competitivo di alcune aree che la necessità di pianificare interventi mirati per diffondere i benefici economici. Migliorare l’accessibilità e i servizi nelle regioni meno servite può incrementare la capacità di attrarre flussi di alto valore e prolungarne la permanenza.
Dal punto di vista industriale, la domanda crescente di imbarcazioni di grandi dimensioni sostiene la domanda di competenze specializzate, forniture avanzate e una filiera tecnica qualificata. Per mantenere la leadership globale, la cantieristica italiana dovrà accompagnare l’espansione delle infrastrutture portuali con iniziative per la formazione, la certificazione dei processi produttivi e il sostegno all’innovazione tecnologica.
Sul fronte regolatorio e fiscale, politiche che incentivino l’immatricolazione e la permanenza degli yacht con bandiera italiana, senza compromettere gli standard di sicurezza e sostenibilità, potrebbero tradursi in maggiori ricadute economiche locali e in una migliore integrazione tra turismo nautico e offerta territoriale.
Implicazioni economiche e prospettive
L’aumento della presenza di grandi unità implica opportunità per l’indotto locale: cantieri, servizi portuali, fornitori di alta gamma e imprese turistiche. Tuttavia, la capacità di trasformare il traffico nautico in sviluppo economico dipende dalla qualità delle infrastrutture, dalla capacità di offrire servizi integrati e dalla programmazione degli investimenti pubblici e privati nelle aree meno servite.
Infine, la sostenibilità ambientale resta un elemento cruciale: l’ampliamento degli scali e l’aumento dei transiti richiedono standard rigorosi per la gestione dei rifiuti, il controllo delle emissioni e la protezione degli habitat costieri, condizioni necessarie perché la crescita possa essere duratura e compatibile con il valore paesaggistico delle destinazioni.
In sintesi
- La limitata disponibilità di posti per imbarcazioni oltre i 24 metri è un collo di bottiglia che frena l’assorbimento di flussi ad alto valore: investimenti mirati in portualità possono aumentare gli introiti turistici e industriali locali.
- Il crescente ruolo dei superyacht offre opportunità alla cantieristica tricolore, ma richiede investimenti in formazione specializzata e catene di fornitura avanzate per sostenere la domanda di navire di pregio.
- Concentrare risorse nelle regioni del Sud e nelle isole potrebbe riequilibrare la distribuzione dei benefici economici, stimolando crescita locale e diversificando l’offerta turistica nautica nazionale.
- Politiche fiscali e regolatorie che favoriscano permanenze più lunghe e una maggiore integrazione delle imbarcazioni con la filiera locale possono moltiplicare l’impatto economico sul territorio, a patto di garantire al contempo standard ambientali elevati.