Minori e giustizia: l’agenda dei diritti della garante, allontanamenti solo come extrema ratio
- 30 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
I cosiddetti «trattamenti di riunificazione» applicati dopo allontanamenti forzosi sono indicati come incompatibili con il quadro costituzionale e convenzionale che tutela i diritti fondamentali dei minori.
Il documento segnala che agli allontanamenti forzosi seguono spesso interventi definiti «di riunificazione coercitiva», ispirati ai modelli della PAS/Ap (alienazione parentale). Secondo il testo, le evidenze scientifiche e le prese di posizione di organismi internazionali mostrano come tali pratiche non siano validate scientificamente, possano provocare traumi rilevanti e configurare forme di vittimizzazione secondaria, maltrattamento istituzionale o, in casi estremi, tortura.
La progressiva affermazione, in ambito normativo e giurisprudenziale, di principi quali autodeterminazione terapeutica, consenso informato, proporzionalità e tutela dell’integrità psicofisica del minore rende sempre più inconciliabili tali pratiche con il sistema di protezione dei diritti fondamentali previsto dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali.
Il rifiuto verso l’altro genitore non giustifica l’allontanamento
Il documento ha affermato:
“L’uso della forza nei confronti dei minori non può trovare alcuna giustificazione nei procedimenti civili relativi all’affidamento o alla regolazione delle relazioni familiari, salvo i casi eccezionali in cui sia necessario intervenire per sottrarre il bambino a un pericolo attuale e concreto per la sua vita o per la sua integrità fisica.”
Al di fuori di situazioni di pericolo imminente, il prelievo coattivo del minore dal proprio ambiente e dal genitore di riferimento viene definito una misura incompatibile con i principi costituzionali di tutela della persona, con il diritto all’ascolto e col rispetto della dignità del minore, oltre che con gli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali sulla protezione dell’infanzia.
Il documento invita a contrastare con fermezza gli allontanamenti forzosi volti unicamente a imporre relazioni genitoriali non desiderate o a realizzare astrattamente il principio di bigenitorialità, perché rischiano di trasformare gli strumenti di protezione in fonti autonome di trauma e sofferenza.
Il documento ha sottolineato:
“La coercizione fisica o psicologica esercitata sui bambini in assenza di un rischio immediato per la loro incolumità non rappresenta una forma di tutela, ma può integrare una grave violazione dei loro diritti fondamentali.”
Priorità alla famiglia nei primi interventi
Dopo l’apertura dei lavori da parte del vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè (FI), è intervenuta la ministra per la Natalità, la Famiglia e le Pari opportunità, Eugenia Roccella, che ha espresso apprezzamento per l’attività della Garante sui casi più complessi emersi nella cronaca.
Giorgio Mulè ha sottolineato:
“Tutelare i diritti di bambini e ragazzi significa gettare le fondamenta per un mondo più libero e più giusto.”
Eugenia Roccella ha dichiarato:
“Investire sui minori vuol dire investire sul presente e sul futuro.”
Eugenia Roccella ha precisato:
“L’orientamento del Governo parte dalla centralità della famiglia. Non è un discorso di destra o di sinistra, ma un dato di fatto: i primi interventi a favore dei minori riguardano il nucleo in cui il minore cresce.”
La ministra ha spiegato che l’obiettivo è non spostare altrove le responsabilità familiari né depauperarne le competenze, ma al contrario rafforzare il ruolo genitoriale attraverso politiche di sostegno, servizi territoriali e misure che aumentino l’autorevolezza dei genitori nel processo educativo.
La visione della Garante sui tempi sociali dei minori
La Garante ha richiamato l’attenzione sul disagio diffuso tra bambini e adolescenti, citando fenomeni quali la dipendenza da smartphone e forme di radicalizzazione violenta. Ha ribadito il proprio impegno contro gli allontanamenti impropri dalle famiglie e ha criticato la rappresentazione dei minori come un problema o un ostacolo.
La Garante ha osservato:
“Il fenomeno della ‘non maternità di massa’ nasce anche da una narrazione che delegittima la famiglia, oltre che dalle carenze dei servizi. Pesano solitudine, isolamento, la mancanza di condivisione non solo con il partner, ma con la famiglia allargata e la comunità: tutto quel ‘villaggio’ che serviva a crescere un figlio.”
Il richiamo punta verso politiche di prevenzione e rafforzamento dei servizi di supporto territoriale: potenziamento delle reti di assistenza, formazione degli operatori, maggior coordinamento tra servizi sociali, sanitari e giudiziari per evitare che strumenti di protezione diventino fonte di danno psicologico.
Implicazioni giuridiche e operative
Il confronto solleva questioni operative per i tribunali, gli operatori sociali e le strutture socio-sanitarie: la necessità di criteri diagnostici validati, linee guida chiare sull’uso della forza, formazione obbligatoria per gli operatori coinvolti e meccanismi di controllo indipendenti per verificare che gli interventi rispettino i diritti dei minori.
Dal punto di vista giuridico, l’indicazione è verso una maggiore attenzione al principio di proporzionalità e al diritto all’ascolto del minore, nonché verso strumenti alternativi all’allontanamento che favoriscano il supporto alla famiglia e interventi terapeutici basati su evidenze riconosciute.
In sintesi
- La restrizione degli allontanamenti forzosi può ridurre i costi a lungo termine legati a traumi infantili, con impatti positivi sulla spesa sanitaria e sui servizi sociali se sostituita da interventi preventivi mirati.
- Investire in servizi territoriali e formazione professionale crea opportunità per operatori privati e pubblici, attirando finanziamenti e favorendo progetti di partenariato pubblico-privato nel settore socio-sanitario.
- Chiarezza normativa e linee guida basate su evidenze scientifiche possono ridurre il contenzioso giudiziario e l’incertezza per gli investitori nei servizi per l’infanzia, migliorando la prevedibilità delle politiche di welfare.
- Rafforzare il ruolo della famiglia attraverso misure di sostegno può avere ricadute positive sul mercato del lavoro femminile e sulla natalità, influenzando indicatori demografici ed economici di lungo periodo.