Caso Me contro Te, l’Antitrust denuncia: i minori non sono un target commerciale
- 25 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Oltre alle presunte violazioni del Codice del Consumo, il fascicolo depositato e notificato anche alla Procura della Repubblica di Trapani ipotizza significative falle sul versante della privacy: dalla raccolta di dati e tracciamento dei comportamenti di gioco dei minori in assenza di verifiche sull’età e del consenso dei genitori, fino a un’informativa sul trattamento dei dati giudicata ormai obsoleta e contraddittoria.
Il ruolo dell’Antitrust e il precedente Balocco‑Ferragni
Negli ultimi mesi alcune associazioni di consumatori hanno segnalato queste criticità all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) e al Garante per la protezione dei dati personali, evidenziando come il modello commerciale adottato dagli influencer stia generando rischi sistemici per i consumatori, in particolare per i più giovani.
Il settore dell’influencer marketing in Italia è in una fase di transizione: dopo anni di autoregolamentazione informale, le autorità pubbliche stanno aumentando i controlli per imporre trasparenza nelle campagne commerciali e responsabilità alle società che monetizzano l’influenza digitale. Il richiamo normativo ricorda il provvedimento del 2023 sul caso Balocco‑Ferragni, quando l’Autorità intervenne per pratiche giudicate fuorvianti legate a iniziative promozionali.
Pur trattandosi di fattispecie diverse — nel caso precedente si discusse di campagne con presunti aspetti ingannevoli legati a iniziative di beneficenza fittizie, mentre qui le contestazioni riguardano l’incoraggiamento all’acquisto rivolto ai minori e la scarsa chiarezza nei link commerciali — il filo conduttore è la necessità di regole più stringenti per chi gestisce flussi pubblicitari milionari sfruttando la propria audience digitale. La società riconducibile alla coppia coinvolta nel fascicolo registra numeri rilevanti, con un patrimonio stimato di circa 29 milioni di euro, ricavi nella fascia dei 4 milioni e utili previsti attorno a 1,7 milioni per il 2025, elementi che accentuano l’interesse regolatorio.
Il diritto di critica e il “Caso Sbortus”
A complicare il quadro reputazionale sono emerse anche controversie legate a eventi pubblici organizzati dalla coppia di creator, tra cui il matrimonio‑evento tenutosi il 5 settembre all’Unipol Dome di Milano davanti a migliaia di partecipanti con biglietti a pagamento. Alcuni creator indipendenti, tra cui il noto profilo identificato come Sbortus, hanno pubblicato analisi critiche sull’evento e sulle sue dinamiche commerciali.
In risposta, il team legale della coppia ha avviato segnalazioni per presunte violazioni del diritto d’autore allo scopo di ottenere la rimozione di video critici dalle piattaforme. Diversi giuristi esperti in diritto delle nuove tecnologie, come Guido Scorza, hanno osservato che l’uso strumentale del copyright per azioni di censura può configurare una compressione del diritto di critica: l’articolo 70 della legge sul diritto d’autore (L. 633/1941) prevede infatti la legittima riproduzione di brevi estratti per finalità di commento o discussione.
La trasformazione di manifestazioni private in eventi a fini di lucro espone gli organizzatori al controllo dell’opinione pubblica e al diritto di critica. L’invio massivo di notifiche automatiche alle piattaforme per rimuovere contenuti critici mette in luce una sproporzione tra capacità legali e risorse dei creator più piccoli e solleva questioni sull’efficacia e i criteri dei meccanismi di moderazione implementati dalle Big Tech, spesso inclini ad accogliere richieste di rimozione per evitare responsabilità legali.
Dal punto di vista giuridico e regolatorio, il caso riporta al centro il confronto tra libertà di espressione, tutele della proprietà intellettuale e obblighi di trasparenza commerciale. Sul piano pratico, la vicenda potrebbe accelerare interventi normativi o linee guida sia in materia di pubblicità digitale sia in materia di protezione dei minori online, con possibili impatti sulle pratiche contrattuali tra brand e creator.
In termini di enforcement, l’azione coordinata tra Autorità concorrenti e istituzioni per la privacy potrebbe tradursi in sanzioni amministrative, richieste di adeguamento delle informative e misure correttive sui canali di comunicazione commerciale destinati ai minori. Questo scenario aumenta i rischi legali e reputazionali per le imprese del settore e può influenzare la valutazione del valore di mercato dei brand che basano gran parte del proprio fatturato sull’influenza dei singoli creator.
Infine, la vicenda richiama l’urgenza di definire standard più chiari per il tracciamento e la profilazione degli utenti giovani, inclusi strumenti verificabili per l’accertamento dell’età e procedure di consenso parentale, aspetti che non solo riguardano la tutela dei diritti personali ma anche il rispetto degli obblighi normativi che gravano sugli operatori digitali e sugli inserzionisti.
In sintesi
- L’incremento dei controlli su influencer e campagne commerciali segnala un aumento del rischio regolatorio per le imprese che monetizzano l’audience digitale: ciò potrebbe tradursi in costi di conformità e revisione delle strategie di monetizzazione.
- Le criticità legate alla protezione dei minori e alla raccolta dati implicano potenziali investimenti obbligatori in sistemi di verifica dell’età e in policy di consenso, fattori che influenzeranno il costo operativo delle piattaforme e dei creator.
- Dal punto di vista degli investitori, l’esposizione reputazionale e la possibilità di sanzioni amministrative richiedono una valutazione più prudente dei bilanci delle società legate all’influencer economy e una maggiore attenzione alla governance e alla compliance.
- Un adeguamento normativo più stringente potrebbe favorire player che adottano pratiche trasparenti e sostenibili, creando opportunità per fornitori di soluzioni tecnologiche dedicate alla compliance e alla tutela dei dati.