Eolico offshore, Mase taglia i fondi: i porti di Taranto e Augusta ci rimettono
- 23 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Da circa 78 milioni di euro a poco più di 38: il Ministero dell’Ambiente ha ridotto significativamente le risorse destinate agli investimenti per il eolico offshore nei porti, con effetti diretti sui due scali indicati come hub nazionali per questa filiera, Taranto e Augusta. Il finanziamento per Taranto cala da 28,5 milioni a 13,94 milioni, mentre per Augusta la dotazione scende da 49,8 milioni a 24,359 milioni.
La comunicazione del taglio è stata inviata alle Autorità portuali del Mar Ionio e del Mar di Sicilia Orientale e all’ufficio di gabinetto del ministro Gilberto Pichetto Fratin dalla Direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi (Dipartimento energia), tramite una nota firmata dalla direttrice generale, Marilena Barbaro.
Marilena Barbaro ha scritto:
“In seguito a tagli lineari subiti sui capitoli di spesa di questo ministero, si è dovuto procedere a una rimodulazione a ribasso rispetto alle risorse inizialmente disponibili per gli interventi infrastrutturali per lo sviluppo della filiera offshore, consistenti in oltre 78 milioni di euro.”
Marilena Barbaro ha aggiunto:
“Al fine di impegnare tali risorse residue in breve tempo, le Autorità portuali del Mar Ionio e del Mar di Sicilia Orientale sono invitate a far pervenire entro breve termine la loro adesione rispetto alla rimodulazione delle risorse, fornendo i dati circa le opere infrastrutturali, già oggetto della candidatura, che ritengono di poter finanziare con le risorse indicate e funzionali agli obiettivi della normativa.”
La nota lascia intendere che la riduzione sia conseguenza di tagli lineari subiti dal ministero e non esclude la possibilità che in futuro possano essere stanziate risorse integrative, ma al momento resta elevata l’incertezza sui tempi e sulle modalità di eventuali compensazioni.
Impatto su Taranto e prospettive industriali
Sul destino di Taranto l’ipotesi di sviluppo dell’eolico offshore era stata accolta come una possibile via di rilancio economico, soprattutto dopo la crisi legata all’azienda nota come ex Ilva, che ha ridotto produzione e traffici nel porto cittadino. Il progetto di creare una filiera locale per l’installazione e la manutenzione di impianti offshore avrebbe potuto riattivare attività logistiche, cantieristiche e servizi ancillari.
La riduzione dei fondi rischia di rallentare o ridimensionare i piani già abbozzati da vari operatori industriali interessati allo scalo jonico. Tra le imprese che avevano manifestato interesse si ricordano Renexia, Vestas e Nadara, quest’ultima impegnata nella progettazione di due grandi parchi nel Mar Adriatico (aree individuate nel Salento e a Brindisi) e orientata a utilizzare le infrastrutture di Taranto.
Inoltre, il mancato decollo del terminal container gestito dal gruppo turco Yilport e la perdita di volumi legata alla riduzione dell’attività siderurgica avevano già affievolito le prospettive del porto: il taglio dei fondi pubblici complica ulteriormente la possibilità di attrarre investimenti privati su larga scala.
Implicazioni economiche e per gli investimenti
La decisione di rimodulare le risorse per l’eolico offshore ha ricadute non solo locali ma anche di mercato: ridotta certezza di finanziamento aumenta il rischio percepito dagli investitori e può innalzare il costo del capitale per i progetti green nella regione. Per le imprese della filiera, ciò si traduce in minori ordini per attività di ingegneria, costruzione e logistica nel breve-medio termine.
Dal punto di vista finanziario, la scelta evidenzia la dipendenza degli investimenti infrastrutturali strategici dalle decisioni di bilancio statali. Gli operatori interessati potrebbero cercare fonti alternative, come partenariati pubblico-privati o finanziamenti europei, ma questi percorsi richiedono tempi più lunghi e garanzie aggiuntive.
Ruolo delle autorità portuali e prossimi passi
Le Autorità portuali del Mar Ionio e del Mar di Sicilia Orientale sono ora chiamate a indicare rapidamente quali opere ritengono sostenibili con le risorse rimodulate e a confermare le priorità progettuali. La tempestività delle risposte condizionerà la capacità di impegnare quanto residua disponibilità finanziaria entro i vincoli di legge.
A livello istituzionale, la vicenda potrebbe generare pressioni politiche locali e richieste di intervento da parte di enti territoriali e rappresentanti regionali per recuperare fondi o accelerare l’accesso a programmi europei dedicati alla transizione energetica e allo sviluppo infrastrutturale.
Per gli operatori economici interessati, è cruciale ottenere chiarezza sui tempi e sulle condizioni delle risorse residue, oltre a valutare scenari alternativi per la realizzazione degli investimenti pianificati.
- La riduzione dei fondi statali aumenta l’incertezza per i progetti di eolico offshore nel Sud, potenzialmente frenando la nascita di una filiera specializzata e impattando negativamente l’occupazione locale.
- Gli investitori interessati ai parchi eolici potrebbero richiedere maggiori garanzie o rivedere i piani finanziari, con possibile rialzo del costo del capitale per i progetti nella regione.
- Per mitigare il rischio, servono strategie che combinino risorse europee, partenariati pubblico‑privati e un coordinamento più stretto tra ministero e autorità portuali per riprogrammare interventi prioritari.