Canone Rai, torna l’ipotesi taglio: riduzione possibile solo con fondi pubblici compensativi
- 23 Settembre 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Aziende, Economia, Editoriale
Torna in Senato l’ipotesi di una riduzione del canone Rai, ma senza un taglio automatico. Un emendamento alla riforma del servizio pubblico, presentato dai relatori Claudio Fazzone e Roberto Rosso di Forza Italia, prevede infatti che un’eventuale diminuzione dell’importo pagato dagli utenti possa avvenire soltanto se lo Stato individuerà altre risorse pubbliche in grado di compensare integralmente le minori entrate per la Rai.
La proposta interviene sul sistema di finanziamento della concessionaria pubblica prevedendo, accanto al canone, la possibilità di utilizzare altre forme di finanziamento pubblico. Il canone ordinario per il 2026 è pari a 90 euro l’anno.
Il taglio solo se si trovano altre risorse
Il cuore dell’emendamento è la clausola che lega qualsiasi riduzione del canone alla copertura delle minori entrate.
Il testo stabilisce infatti che, per garantire adeguatezza, sostenibilità e prevedibilità delle risorse destinate al servizio pubblico, una variazione negativa del canone deve essere accompagnata da forme compensative di finanziamento pubblico.
In sostanza, il provvedimento non determina oggi né l’ammontare di un eventuale taglio né la fonte alternativa delle risorse. Apre invece la possibilità per il legislatore o il governo di ridurre in futuro il contributo richiesto ai cittadini, a condizione di mantenere invariato il finanziamento riconosciuto alla concessionaria.
La riforma Rai è all’esame dell’8ª Commissione permanente del Senato, competente anche per comunicazioni e innovazione tecnologica. Fazzone e Rosso sono i relatori dei provvedimenti esaminati congiuntamente. Per oggi, 23 settembre, è prevista una nuova seduta della Commissione con i disegni di legge sulla Rai all’ordine del giorno.
Il nodo del Media Freedom Act
Sul provvedimento è entrato anche il tema della compatibilità con l’European Media Freedom Act.
Alcuni esponenti dell’opposizione sostengono che un sistema basato su trasferimenti pubblici da definire nel tempo potrebbe rendere meno prevedibili le risorse destinate alla Rai. Si tratta però di una valutazione politica e giuridica sulla quale il testo europeo non stabilisce che il finanziamento debba necessariamente avvenire attraverso un canone.
L’articolo 5 del regolamento europeo richiede agli Stati membri procedure di finanziamento fondate su criteri trasparenti e oggettivi definiti in anticipo e risorse adeguate, sostenibili e prevedibili, tali da permettere ai media di servizio pubblico di svolgere la propria missione preservandone l’indipendenza editoriale.
Il regolamento sottolinea inoltre, nei considerando, l’opportunità che il finanziamento venga deciso preferibilmente su base pluriennale, proprio per ridurre il rischio di condizionamenti collegati alle negoziazioni annuali di bilancio.
La Lega: “Il taglio deve essere reale e sostenibile”
La proposta trova il sostegno della Lega, che da tempo sostiene una riduzione del canone.
“Prendiamo quindi atto con soddisfazione che anche Forza Italia è finalmente salita sul Carroccio nella battaglia per il taglio del canone”, hanno affermato i parlamentari leghisti della Commissione di Vigilanza Rai.
“La riduzione del canone deve essere reale, concreta e sostenibile, attraverso una maggiore efficienza della Rai”.
Il tema del taglio era già entrato nel confronto sulla riforma nei mesi scorsi. A luglio era stata però eliminata una precedente ipotesi che avrebbe consentito al governo di ridurre fino al 5% il canone in circostanze determinate.
Floridia: “I soldi continueremo a metterli comunque noi”
Di segno opposto la posizione di Barbara Floridia, senatrice del Movimento 5 Stelle ed ex presidente della Commissione di Vigilanza Rai.
Secondo Floridia, il meccanismo rappresenterebbe “un trucco”, perché “i soldi continueremo a metterli comunque noi”.
La senatrice contesta in particolare l’ipotesi di sostituire una parte del gettito del canone con trasferimenti pubblici decisi attraverso le scelte di bilancio. “Una Rai che deve aspettare ogni anno il via libera del governo non è davvero indipendente”, sostiene.
Il M5S propone invece di collegare le risorse destinate al servizio pubblico alla durata del contratto di concessione, così da rendere il finanziamento pluriennale e meno dipendente dalle singole leggi di bilancio.
Nessuna riduzione è ancora decisa
Allo stato attuale, quindi, per gli abbonati Rai non cambia nulla. Il canone resta fissato a 90 euro annui e l’emendamento non stabilisce né una nuova cifra né una data dalla quale potrebbe scattare una riduzione.
La novità consiste nell’introduzione di un principio: il canone potrà essere ridotto, ma la Rai dovrà ricevere contemporaneamente una compensazione pubblica equivalente, così da non diminuire automaticamente le risorse destinate al servizio pubblico.
La partita si sposta quindi prima sull’approvazione dell’emendamento nell’ambito della riforma Rai e, successivamente, sull’eventuale scelta politica di quanto ridurre il canone e con quali risorse sostituirne il gettito.