Il deficit al 3,1% mette a rischio la spesa per energia e difesa
- 22 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La strada per uscire anticipatamente dalla procedura europea per i disavanzi eccessivi resta sbarrata: nei conti economici nazionali 2025 pubblicati dall’Istat il deficit per il 2025 è stato calcolato al 3,1% del Pil, oltre la soglia prevista dalle regole di Maastricht. Di conseguenza, l’Italia dovrà aspettare il giudizio sui saldi 2026 per aspirare a chiudere il braccio correttivo del Patto di stabilità.
Giancarlo Giorgetti ha dichiarato:
“Ne prendiamo atto, non senza rammarico.”
Il ruolo dei dati e la tempistica delle verifiche
Sul piano procedurale la decisione definitiva spetterà alla Commissione europea in novembre, sulla base dei saldi certificati da Eurostat il 21 ottobre. Tuttavia, è l’aggiornamento statistico dell’Istat a fornire i numeri che orientano il negoziato: la rilevazione ha fotografato un quadro con un disavanzo rimasto sopra il 3%, vanificando le speranze di una chiusura anticipata della procedura.
Un ostacolo per l’extradeficit
Un deficit certificato sotto il 3% avrebbe spalancato la porta all’applicazione della deroga Ue che permette di aggiungere fino a 36 miliardi di deficit in deroga per spese straordinarie in energia e difesa senza che questi voci concorrano al calcolo del Patto di stabilità. Con il 3,1% confermato, invece, l’Italia resta nel braccio correttivo e vedrebbe conteggiati anche in futuro questi scostamenti, complicando l’uso della deroga e prolungando il percorso verso la normalizzazione dei saldi.
Doppia incognita su energia e difesa
La decisione assume rilevanza politica ed economica. Gli investimenti in difesa sono funzionali agli impegni assunti nei confronti della Nato e alla gestione dei rischi geopolitici, ma la loro entità (circa 22 miliardi ipotizzati) pone problemi di consenso politico in vista delle elezioni. Analogamente, i 14 miliardi previsti per l’energia sono vincolati a interventi strutturali — rinnovabili, efficienza energetica, sicurezza degli approvvigionamenti — che hanno benefici macroeconomici nel medio-lungo periodo ma limitata attrattività elettorale immediata.
Le ricadute sulla manovra
Mantenere il Paese sotto procedura ha conseguenze pratiche sulla prossima legge di bilancio, l’ultima prima delle elezioni: senza la deroga, parte dello spazio di bilancio che si sarebbe potuto destinare a interventi aggiuntivi rimane vincolato ai limiti imposti dall’Ue, rendendo più complessa la copertura di nuove misure. In passato la rimodulazione straordinaria del PNRR aveva liberato risorse (circa 5,1 miliardi) a favore della manovra; oggi quel tipo di margine è più difficile da replicare.
Il fattore Superbonus e la dinamica dei crediti
Un peso decisivo nella stagnazione del saldo è stato il residuo del Superbonus, che nell’ultimo anno operativo, pur ridotto al 65% rispetto al precedente 110%, ha generato un’ondata finale di richieste e casi di frode che hanno gonfiato l’impatto 2025 fino a circa 8,1 miliardi, ben oltre le previsioni governative.
All’emergere del fenomeno, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno avviato verifiche e hanno bloccato crediti ritenuti illegittimi per circa 4,1 miliardi in poche settimane; l’attività di contrasto prosegue, ma non è stata sufficiente a rimettere il deficit sotto la soglia del 3% nei tempi utili per l’iter decisionale europeo.
Esiste la possibilità che, a posteriori, il consuntivo delle azioni di contrasto alle frodi riduca l’onere contabile attribuito al 2025, ma ciò arriverebbe troppo tardi per incidere sulla decisione che la Commissione europea prenderà in autunno, basandosi sui dati certificati da Eurostat.
Implicazioni per i mercati e per le scelte di politica economica
Il permanere nella procedura per disavanzi eccessivi può influenzare le aspettative degli investitori e il costo del debito sovrano: la percezione di minore flessibilità di bilancio tende a comprimere margini di manovra e può tradursi in pressioni sui rendimenti a medio termine. Inoltre, la necessità di finanziare spese obbligate e investimenti strategici senza contare sulla deroga obbliga il Governo a priorizzare interventi ad alto impatto strutturale o a ricercare coperture alternative, con effetti su imprese e famiglie.
Per gli operatori finanziari e gli investitori domestici, il quadro riduce la probabilità di misure espansive immediate e aumenta il valore delle riforme che migliorano la sostenibilità fiscale e la produttività a lungo termine: efficienza energetica, infrastrutture per la sicurezza degli approvvigionamenti e progetti di difesa con ricadute industriali assumono quindi maggiore rilevanza strategica.
Prossimi passaggi e scenari
Nei prossimi mesi sarà cruciale il monitoraggio dell’evoluzione dei crediti contestati e degli effetti dei controlli amministrativi: un consistente recupero ex post potrebbe riaprire spazi di negoziazione con Bruxelles, ma il calendario politico e le scadenze tecniche rendono complesso ribaltare rapidamente la valutazione. Sul fronte europeo, la decisione di novembre dovrà bilanciare regole di disciplina e attenzioni al contesto energetico e di sicurezza, ma si baserà essenzialmente sui numeri certificati a ottobre.
Conclusione
Il risultato dell’Istat mette l’Italia in una posizione di fragile equilibrio: restare nel braccio correttivo limita le opzioni di bilancio a breve termine, mentre gli investimenti strategici necessari per la sicurezza energetica e la difesa diventano ancora più dipendenti dalla capacità di trovare coperture compatibili con le regole europee. Le scelte politiche nei prossimi mesi determineranno come coniugare impegni internazionali, stabilità dei conti e pressione elettorale.
In sintesi
- Il permanere nella procedura per disavanzi eccessivi riduce la flessibilità fiscale e può aumentare il costo del debito, influenzando i rendimenti e il profilo di rischio degli investimenti italiani.
- La necessità di finanziare spese per energia e difesa senza deroga rende più probabile la ricerca di soluzioni strutturali, favorendo progetti con ritorni produttivi nel medio-lungo termine rispetto a misure di breve impatto.
- Per gli investitori, la situazione segnala l’importanza di valutare esposizioni a titoli di Stato italiani alla luce di possibili strette di bilancio e di rivalutare il ruolo di settori legati alle rinnovabili e all’efficienza energetica come potenti leve di crescita futura.