Conviene agli investitori orientati ai dividendi comprare azioni Pfizer per l’alto rendimento o puntare su Eli Lilly per la crescita dei dividendi?

Scegliere un titolo a dividendo solido per il lungo periodo non è mai semplice: bisogna bilanciare la sicurezza del capitale con il rendimento cedolare, valutando anche la probabilità che il dividendo cresca nel tempo, aspetto che incentiva l’acquisto e il mantenimento del titolo.

Due società che oggi attirano l’attenzione degli investitori orientati al reddito sono Eli Lilly e Pfizer. La prima si distingue per una crescita sostenuta dei dividendi negli ultimi anni, la seconda offre un rendimento corrente molto elevato. Analizziamo punti di forza, rischi e quale profilo di investitore potrebbe preferire l’una o l’altra.

Eli Lilly: forte aumento del dividendo e crescita collegata ai farmaci GLP-1

Eli Lilly oggi ha un rendimento da dividendo modesto, intorno allo 0,6%, ma la sua storia recente di incremento delle cedole la rende interessante per chi punta sulla crescita dei flussi di reddito futuri. Negli ultimi cinque anni il titolo ha registrato apprezzamenti molto robusti, che hanno ridotto il rendimento corrente rispetto al passato.

Un elemento chiave è il successo commerciale dei farmaci appartenenti alla famiglia GLP-1, che ha generato profitti significativi e ha permesso all’azienda di aumentare il dividendo con un tasso annuo composto di circa il 15,3% negli ultimi cinque anni: la cedola trimestrale è salita da 0,85 dollari a 1,73 dollari nello stesso arco temporale.

Per un investitore che non necessita subito di un alto flusso cedolare, ma cerca una combinazione di crescita del capitale e crescita del reddito da dividendi, Eli Lilly può rappresentare una soluzione bilanciata, particolarmente se si crede nella persistenza della domanda per i trattamenti GLP-1 e nella capacità dell’azienda di sostenere margini elevati.

Pfizer: rendimento elevato e sostenibilità della cedola

Pfizer offre oggi un rendimento vicino al 6,2%, uno dei più alti tra le società dell’indice S&P 500, il cui rendimento medio si aggira intorno all’1,1%. Questo significa che, a parità di obiettivo di reddito, l’investitore deve esporre molto meno capitale su Pfizer che su una società con rendimento più basso.

Dal punto di vista della sostenibilità, Pfizer ha generato nell’ultimo anno solido free cash flow, che si è dimostrato superiore ai flussi di dividendi erogati nello stesso periodo; in termini assoluti, il free cash flow è stato di poco inferiore agli 11 miliardi di dollari, contro circa 9,8 miliardi distribuiti come dividendi, il che indica una copertura della cedola ancora sostenibile.

Nonostante alcune sfide operative e la necessità di ridefinire la traiettoria di crescita post-picco di ricavi recenti, la strategia di contenimento dei costi adottata dall’azienda tende a rafforzare i conti e a proteggere la capacità di distribuire dividendi, rendendo il titolo appetibile per chi cerca rendimento immediato.

Confronto tra rendimento e prospettive di crescita

La scelta tra le due società dipende dal profilo dell’investitore: chi privilegia la crescita del dividendo e la partecipazione a un potenziale upside del titolo potrebbe preferire Eli Lilly; chi invece necessita di flussi cedolari elevati fin da subito e valuta la solidità della copertura del dividendo potrebbe optare per Pfizer.

Per contestualizzare: per ottenere 1.000 dollari annui di dividendi, un investitore dovrebbe allocare circa 16.130 dollari in Pfizer (con rendimento 6,2%) rispetto a quasi 167.000 dollari in Eli Lilly (con rendimento 0,6%). Questo esempio illustra l’impatto pratico delle differenze di rendimento sul capitale necessario.

Va considerato anche il rischio di mercato: Eli Lilly ha beneficiato di forti rialzi recenti che potrebbero influire sulla volatilità futura, mentre Pfizer ha subito pressioni che ne hanno ridotto il prezzo negli ultimi anni, creando potenzialmente un punto di ingresso per chi crede in una ripresa.

Aspetti di mercato e scenari per gli investitori italiani

Per un investitore residente in Italia è importante valutare anche l’impatto fiscale sui dividendi esteri, il rischio di cambio e la diversificazione del portafoglio: titoli con basso rendimento richiedono più capitale per ottenere la stessa rendita, mentre titoli ad alto rendimento possono alleggerire il fabbisogno di capitale ma implicare rischi specifici del settore farmaceutico.

Inoltre, il mercato globale dei farmaci GLP-1 avrà effetti non solo sui produttori diretti ma anche su fornitori, concorrenti e strutture sanitarie; per gli investitori italiani questo significa considerare esposizioni indirette e l’eventuale riallocazione del portafoglio verso segmenti terapeutici in crescita.

Infine, la sostenibilità a medio-lungo termine della cedola dipende dalla capacità delle aziende di convertire i ricavi in free cash flow e dal contesto regolatorio e competitivo: monitorare gli utili, il flusso di cassa e le decisioni di management rimane fondamentale.

Decisione d’investimento: orientamenti pratici

Se l’obiettivo è crescita del reddito nel tempo con partecipazione al potenziale apprezzamento del capitale, Eli Lilly può essere la scelta più coerente; se invece si cerca un flusso cedolare elevato e immediato, con una copertura di dividendi supportata dal free cash flow, Pfizer appare più adatta.

Indipendentemente dalla scelta, è consigliabile diversificare e calibrare l’esposizione in funzione dell’orizzonte temporale, della tolleranza alla volatilità e della situazione fiscale personale.

In sintesi

  • Un rendimento elevato come quello di Pfizer riduce il capitale necessario per ottenere reddito corrente ma richiede attenzione alla sostenibilità del flusso di cassa e ai fattori di rischio settoriali.
  • Eli Lilly offre un profilo più orientato alla crescita del dividendo legata al successo dei prodotti GLP-1, implicando però una maggiore esposizione al rischio di valutazione e alla volatilità del titolo.
  • Per gli investitori italiani è essenziale considerare la fiscalità sui dividendi esteri e il rischio di cambio; una strategia diversificata può mitigare l’impatto di shock settoriali o regolatori.
  • Monitorare indicatori come il free cash flow, il payout ratio e le prospettive di mercato permette di valutare tempestivamente la sostenibilità della cedola e di adattare la strategia d’investimento.


Author: Tony
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