Bitcoin, lo possiede il 10% degli italiani. Per il 35% è stato il primo investimento
- 22 Settembre 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Economia, Editoriale
Il 10% degli italiani tra i 18 e i 64 anni dichiara di possedere Bitcoin e, per oltre un terzo di chi lo detiene, la criptovaluta ha rappresentato il primo investimento mai effettuato. È quanto emerge dal Bitstack Barometer “Gli italiani e il Bitcoin”, realizzato da Bitstack con l’istituto di ricerca Selvitys su un campione di 2.000 persone.
La notorietà è ormai quasi universale: il 93% degli intervistati ha sentito parlare di Bitcoin. La conoscenza effettiva appare però molto più limitata: soltanto il 17% afferma di essere in grado di spiegarne il funzionamento, mentre il 42% ne conosce il principio generale e il 34% ne ha soltanto sentito parlare.
La fotografia restituita dall’indagine mostra inoltre forti differenze generazionali e di genere e, nel confronto con Francia e Spagna, una particolarità italiana nel rapporto con la Banca Centrale Europea.
Il 10% possiede Bitcoin, picco del 16% tra i 25-34enni
La quota di possessori raggiunge il 10% del campione, ma varia sensibilmente con l’età.
Il livello più elevato si registra tra i 25 e i 34 anni, con il 16%, mentre nella fascia tra 55 e 64 anni scende al 3%. Anche tra uomini e donne rimane una distanza significativa: dichiara di possedere Bitcoin il 13% degli uomini contro il 7% delle donne.
Il divario di genere riguarda soprattutto il grado di conoscenza. La notorietà dell’asset è praticamente identica, 92% tra gli uomini e 93% tra le donne, ma il 23% degli uomini afferma di saper spiegare Bitcoin, contro appena il 10% delle donne.
La percezione complessiva non appare tuttavia particolarmente polarizzata: il 30% esprime un’opinione positiva, il 19% negativa, mentre il 51% non ha ancora maturato una posizione definita.
Per il 35% dei possessori è stato il primo investimento
Uno degli elementi più significativi del Barometro riguarda il ruolo di Bitcoin come porta d’accesso agli investimenti.
Per il 35% dei possessori italiani, Bitcoin è stato infatti il primo investimento finanziario mai realizzato. Il dato si confronta con il 33% rilevato in Francia e con il 28% della Spagna.
Il fenomeno è particolarmente evidente tra le fasce più giovani e suggerisce, secondo Bitstack, che per una parte dei nuovi risparmiatori l’ingresso nei mercati finanziari non avvenga più necessariamente attraverso gli strumenti tradizionali.
“L’insegnamento più significativo che emerge dai dati italiani è il divario tra ciò che le persone percepiscono e ciò che effettivamente misurano”, afferma Alexandre Roubaud, co-fondatore e CEO di Bitstack.
“Molti italiani sanno che il proprio denaro perde valore se lasciato su un conto corrente, ma solo uno su sette ha una reale consapevolezza di quanto ciò sia avvenuto dal 2020 a oggi”.
Roubaud sottolinea inoltre che “sempre più italiani stanno guardando al Bitcoin come punto d’ingresso di lungo periodo nella finanza personale” e ricorda che per oltre un terzo dei possessori intervistati è stato il primo investimento.
Inflazione percepita, ma spesso sottostimata
La ricerca evidenzia anche una distanza tra la consapevolezza dell’inflazione e la capacità di quantificarne gli effetti.
Il 60% degli intervistati sa che 10.000 euro lasciati su un conto non remunerato dal 2020 hanno perso potere d’acquisto, ma soltanto il 15% identifica una perdita superiore al 15%.
Sul fronte degli strumenti considerati più efficaci per difendere il potere d’acquisto in un orizzonte di dieci anni, al primo posto compaiono conti deposito e prodotti di risparmio con il 22%, seguiti dall’oro al 19% e dagli immobili al 15%.
Bitcoin viene indicato dal 7% del campione, mostrando quindi che la sua notorietà non si traduce ancora in una percezione diffusa come principale strumento di protezione del patrimonio.
Italia, Francia e Spagna: diffusione simile
Nel confronto internazionale, i tre mercati presentano livelli di conoscenza e possesso relativamente vicini.
Ha sentito parlare di Bitcoin il 93% degli italiani, il 93% dei francesi e il 95% degli spagnoli. Il possesso dichiarato è invece pari al 10% in Italia, all’8% in Francia e al 9% in Spagna.
Anche l’esperienza francese rilevata dal Barometro Bitstack mostra una notorietà del 93% e una conoscenza approfondita limitata al 17% degli intervistati.
Il rapporto con la BCE distingue l’Italia
La differenza più marcata riguarda la fiducia nelle istituzioni monetarie.
Secondo il Barometro, il 38% degli italiani dichiara di fidarsi della BCE per preservare la stabilità dell’euro, mentre il 47% esprime sfiducia.
Il quadro è diverso in Francia, dove il rapporto indicato dall’indagine è 49% contro 36%, e in Spagna, dove le due quote sono più vicine, rispettivamente al 47% e al 45%.
Anche all’interno del campione italiano emerge una differenza tra possessori e non possessori di Bitcoin. Tra chi detiene l’asset, la fiducia nella BCE scende al 31%, contro il 39% rilevato tra chi non lo possiede.
Il 27% dei possessori italiani indica inoltre Bitcoin come la valuta nella quale ripone maggiore fiducia per mantenere valore nei prossimi dieci anni, contro l’8% dell’intero campione.
Riserva nazionale di Bitcoin, prevalgono i contrari
Più prudente è l’atteggiamento degli intervistati sulle ipotesi di politica pubblica legate a Bitcoin.
Alla possibilità di creare una riserva strategica nazionale di Bitcoin si dichiara favorevole il 33%, mentre il 46% è contrario.
Maggiore apertura emerge invece sull’eventuale utilizzo dell’elettricità rinnovabile in eccesso per attività di mining: il 41% si dichiara favorevole e il 35% contrario. Tra i 18-24enni il sostegno arriva al 55%.
Circa un terzo degli intervistati occupati vedrebbe inoltre con favore la possibilità di destinare volontariamente una parte dello stipendio al risparmio in Bitcoin, mentre una quota analoga ritiene possibile che in un orizzonte compreso tra dieci e vent’anni l’asset possa assumere un ruolo più importante nel commercio internazionale.
Un mercato ancora giovane
Il Barometro fotografa quindi un mercato nel quale Bitcoin è ormai conosciuto quasi da tutti, ma compreso in modo approfondito da una minoranza.
Il possesso rimane concentrato soprattutto tra le fasce più giovani e tra gli uomini, mentre per una quota rilevante di investitori rappresenta il primo contatto con il mondo finanziario.
Il dato italiano mostra allo stesso tempo prudenza: Bitcoin è detenuto dal 10% degli intervistati, ma solo il 7% lo indica come strumento preferito per difendere il potere d’acquisto nel lungo periodo e la maggioranza del campione non ha ancora maturato un’opinione netta sull’asset.