Oro sale al massimo settimanale mentre i timori sull’inflazione si affievoliscono

Oro futures dicembre ha aperto a $4.381,60 per oncia troy venerdì 18 settembre 2026, segnando un calo dello 0,4% rispetto alla chiusura di giovedì; nella mattinata successiva il prezzo si è mosso verso l’alto fino a $4.421,40 alle 6:46 (ET).

I corsi dell’oro si erano attestati nella fascia dei $4.300 dall’ultima settimana, ma in questa sessione hanno superato la soglia dei $4.400 toccando un massimo settimanale a $4.439,80.

La decisione della Federal Reserve (Fed) di aumentare i tassi per la prima volta in tre anni, unita alla progressiva riattivazione del principale oleodotto est-ovest da parte dell’Arabia Saudita, ha ridotto le preoccupazioni sull’inflazione tra gli investitori, contribuendo anche al calo dei prezzi del petrolio.

I future sul Brent sono passati da oltre $107 al barile mercoledì della scorsa settimana a poco sopra $99 ieri mattina; questa mattina il riferimento era di $98,46 alle 6:39 (ET), riflettendo un’offerta più stabile dopo il ripristino dei flussi.

Rispetto alla settimana, al mese e all’anno precedenti, l’apertura dell’oro del 18 settembre mostrava le seguenti variazioni: una settimana +0,5%, un mese -2,1% e un anno +18,7%. Per riferimento storico, il guadagno su base annua aveva raggiunto il 95,6% il 29 gennaio.

I prezzi dei metalli preziosi possono essere monitorati continuamente tramite le piattaforme di mercato e i servizi di quotazione professionali, che offrono aggiornamenti in tempo reale e strumenti di analisi per investitori e gestori di portafoglio.

Contesto macro e impatti sui mercati

L’aumento dei tassi deciso dalla Federal Reserve tende a rafforzare il dollaro e a rendere gli asset privi di rendimento come l’oro meno attraenti nel breve periodo. Tuttavia, la riduzione delle pressioni inflazionistiche dovuta a un calo del petrolio può attenuare il rischio di shock sui prezzi, limitando la volatilità complessiva.

Il ripristino dei flussi petroliferi dall’Arabia Saudita allevia timori di interruzioni di fornitura che avevano spinto verso l’alto le aspettative di inflazione. Se la stabilità energetica dovesse perdurare, la domanda speculativa di metalli rifugio potrebbe indebolirsi, ma persistono elementi geopolitici e di offerta che mantengono l’oro rilevante come copertura.

Quanto oro detenere in portafoglio

L’oro offre protezione dall’inflazione e diversificazione, ma può ridurre i rendimenti in fasi di forte salita dei mercati azionari. La percentuale ottimale dipende dall’orizzonte temporale, dalla propensione al rischio e dalla composizione complessiva del patrimonio dell’investitore.

Robert R. Johnson, professore al Heider College of Business della Creighton University, ha dichiarato:

“Avere una piccola posizione nei metalli preziosi può ridurre la volatilità a breve termine del portafoglio, ma il compromesso tra una leggera riduzione della volatilità e la perdita di rendimento a lungo termine non è prudente, soprattutto per i giovani investitori con orizzonti temporali estesi.”

Brett Elliott, direttore dei contenuti e SEO presso APMEX, consiglia un’allocazione basata sugli obiettivi: gli investitori orientati alla crescita possono considerare il 10-15%, mentre chi cerca reddito predilige una posizione ridotta perché l’oro non produce cedole; un 2-5% offre resilienza senza frenare eccessivamente la generazione di reddito.

Blake McLaughlin, vicepresidente esecutivo di Axcap Ventures, osserva che i dati storici supportano una quota del 5-8% in oro, mettendo in evidenza la capacità del metallo di resistere a periodi di incertezza economica e tensioni geopolitiche.

Thomas Winmill, gestore di portafoglio presso Midas Funds, ritiene che una allocazione a lungo termine tra il 5% e il 15% sia adeguata per la maggior parte degli investitori e suggerisce l’esposizione attraverso fondi che investono in società minerarie, valutando la tolleranza al rischio e il mix tra asset finanziari e beni tangibili.

La scelta della percentuale dovrebbe tenere conto di due fattori pratici: se si tende a reagire emotivamente ai crolli di mercato, è preferibile mantenere la quota bassa; se gran parte della ricchezza è già in beni reali come immobili, la necessità di oro può essere minore rispetto a chi detiene principalmente attività finanziarie.

Vince Stanzione, fondatore e CEO di First Information, ha dichiarato:

“Consiglio una quota del 20% in oro fisico o in ETF sull’oro come strategia di protezione della ricchezza: l’oro accompagna l’inflazione e conserva il potere d’acquisto, mentre le valute cartacee si stanno svalutando a livello globale.”

Le raccomandazioni variano ampiamente (da 0% a 20%): questa dispersione riflette differenze nell’orizzonte temporale, nelle preferenze tra rendimento e protezione, e nella fiducia nelle politiche monetarie ed energetiche a livello globale.

Implicazioni per l’investitore italiano

Per gli investitori in Italia, considerazioni aggiuntive includono l’esposizione valutaria (dollaro vs euro), la fiscalità sugli investimenti in metalli preziosi e la correlazione tra oro e asset locali come il mercato immobiliare. L’oro può fungere da strumento di protezione in scenari di svalutazione della valuta o di aumento prolungato dell’inflazione.

Chi valuta un’esposizione all’oro dovrebbe confrontare strumenti differenti (oro fisico, ETF, fondi minerari) tenendo conto di costi di conservazione, liquidità e trattamento fiscale, oltre a integrare la strategia con una valutazione complessiva del portafoglio.

Grafico e trend

I grafici dei prezzi mostrano che l’oro ha registrato ampie oscillazioni nel corso dell’anno, influenzato da politiche monetarie, tensioni geopolitiche e variazioni del prezzo dell’energia. Monitorare i livelli di supporto e resistenza e i fattori macro è essenziale per decisioni d’investimento informate.

Gli strumenti di analisi tecnica e i report macroeconomici possono aiutare a valutare punti di ingresso e di uscita, ma è consigliabile integrare tali segnali con una valutazione fondamentale basata su inflazione attesa, tassi reali e condizioni di offerta mineraria.

In sintesi

  • L’aumento dei tassi della Federal Reserve e il calo del prezzo del petrolio stanno comprimendo le pressioni inflazionistiche, il che potrebbe ridurre la domanda speculativa di oro nel breve termine.
  • Una allocazione moderata (5-15%) rimane una scelta difensiva valida per molti investitori, ma va calibrata su tolleranza al rischio, orizzonte temporale e composizione patrimoniale, specialmente per chi detiene pochi beni reali in Italia.
  • Per l’investitore italiano è cruciale considerare l’impatto valutario euro/dollaro e la fiscalità sugli strumenti scelti (oro fisico vs ETF/fondi) quando si costruisce l’esposizione al metallo prezioso.


Author: Tony
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