Federmeccanica, industria fragile: produzione +0,4% ma il 23% delle imprese è in crisi o ristrutturazione

L’industria italiana mostra qualche segnale di tenuta, ma la ripresa resta debole e discontinua. Nel secondo trimestre del 2026 la produzione industriale è aumentata dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,5% su base annua, mentre le aspettative delle imprese indicano un possibile peggioramento nei prossimi mesi.

È il quadro che emerge dalla 179ª Indagine congiunturale di Federmeccanica sull’industria metalmeccanica e meccatronica italiana, secondo cui il miglioramento osservato all’inizio del trimestre ha progressivamente perso forza fino alla frenata di giugno.

A preoccupare è soprattutto la situazione delle aziende: il 23% delle imprese intervistate ha già attivato procedure per crisi o ristrutturazione aziendale, mentre il sondaggio segnala attese negative sia per l’attività produttiva sia per l’occupazione.

Metalmeccanica +0,5% sul trimestre e +2,2% sull’anno

Il comparto metalmeccanico mostra una dinamica leggermente migliore rispetto all’industria nel suo complesso.

Tra aprile e giugno i volumi di produzione sono aumentati dello 0,5% rispetto al primo trimestre e del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Anche in questo caso, tuttavia, Federmeccanica segnala un rallentamento nel corso del trimestre.

La performance è stata sostenuta soprattutto dal settore degli autoveicoli e rimorchi, dove la produzione è cresciuta del 3,2% su base congiunturale e del 13,4% su base annua.

Positivo anche il comparto degli altri mezzi di trasporto, con incrementi rispettivamente del 2,1% e del 4,9%.

In controtendenza le apparecchiature elettriche, che hanno registrato una contrazione dell’1,7% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,9% rispetto al secondo trimestre del 2025.

In Europa recupero più forte

Il confronto europeo mette in evidenza la limitata intensità della ripresa italiana.

Nel secondo trimestre, dopo il calo registrato nei primi tre mesi dell’anno, nell’Unione europea la produzione è cresciuta dell’1,3% nel manifatturiero e dell’1,6% nella metalmeccanica rispetto al trimestre precedente.

Tra i principali Paesi, la Spagna ha registrato un incremento del 3,3% della produzione metalmeccanica, mentre la Germania è tornata leggermente positiva con un +0,3%.

Più contenuti i risultati di Francia, +0,4%, e Italia, +0,5%, confermando una ripresa a velocità differenti all’interno dell’industria europea.

Export metalmeccanico +8,3%

Un sostegno importante arriva dalle esportazioni.

Nel primo semestre 2026 l’export metalmeccanico italiano è aumentato dell’8,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, con una crescita più sostenuta sui mercati extra Ue, pari al 9,9%, rispetto al 6,9% registrato all’interno dell’Unione europea.

Le importazioni sono tuttavia aumentate ancora più rapidamente, segnando un +11,9%.

Di conseguenza, il saldo commerciale del settore si è attestato a circa 23 miliardi di euro, in diminuzione rispetto ai circa 25 miliardi registrati nei primi sei mesi del 2025.

Cresce il peso della Cassa integrazione straordinaria

Sul fronte del lavoro i dati mostrano un quadro articolato.

Nel periodo gennaio-giugno le ore complessive di Cassa integrazione guadagni autorizzate nel settore metalmeccanico sono diminuite del 22,1% rispetto al primo semestre 2025.

All’interno del dato, però, la Cassa integrazione straordinaria (CIGS) ha raggiunto 73,1 milioni di ore, superando i 50,7 milioni della CIGO, la componente ordinaria.

La crescita della CIGS è stata determinata soprattutto dalle ore autorizzate per riorganizzazioni e crisi aziendali, aumentate del 62,6%, mentre quelle legate ai contratti di solidarietà sono diminuite del 33,7%.

Il dato si accompagna al risultato dell’indagine sul campione di imprese, secondo cui quasi un’azienda su quattro ha attivato procedure di crisi o ristrutturazione.

Le imprese vedono un peggioramento

La parte prospettica dell’indagine restituisce indicazioni meno favorevoli rispetto ai dati consuntivi del secondo trimestre.

Federmeccanica parla di attese all’insegna di un peggioramento, con le imprese che prevedono nei prossimi mesi una riduzione dell’attività produttiva e un ridimensionamento dei livelli occupazionali.

Il quadro resta condizionato dalle tensioni geopolitiche, dalla volatilità dei costi energetici e dalle difficoltà che interessano alcune delle principali filiere industriali europee.

Una ripresa ancora senza slancio

La fotografia del secondo trimestre presenta quindi due facce.

Da una parte, la produzione metalmeccanica torna positiva, con un +0,5% congiunturale e un +2,2% su base annua, mentre l’export continua a crescere a ritmi sostenuti.

Dall’altra, l’aumento delle importazioni, il maggior ricorso alla Cassa integrazione straordinaria per crisi e riorganizzazioni e soprattutto il 23% di aziende che dichiara procedure di crisi o ristrutturazione indicano che la tenuta del settore non si è ancora trasformata in una ripresa strutturale.

Per Federmeccanica, il nodo dei prossimi mesi sarà quindi capire se i segnali positivi osservati nella prima parte del 2026 riusciranno a consolidarsi oppure se la frenata registrata a giugno anticiperà una nuova fase di debolezza.