Ai: raddoppiano le imprese italiane che l’adottano
- 17 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Il numero di imprese italiane che utilizzano l’intelligenza artificiale è raddoppiato nell’ultimo anno: oggi quasi 2 aziende su 10 (il 19,5%) ricorrono a soluzioni basate su algoritmi e dati, secondo le più recenti rilevazioni condotte da Unioncamere insieme al consorzio Dintec, a Enea e alle Camere di commercio italiane.
Dallo studio emerge che oltre la metà delle imprese di grandi dimensioni e circa il 15% delle Pmi hanno introdotto strumenti di intelligenza artificiale nei processi aziendali. Tuttavia, una quota rilevante di aziende intenzionate ad adottare queste tecnologie — almeno sei su dieci — si ritrova costretta a rinunciarvi per la carenza di competenze specializzate. Molte piccole e medie imprese faticano ad assumere o a formare professionalità in grado di analizzare i dati, mantenere i sistemi e integrare l’Ai nelle attività quotidiane.
Giuseppe Francesco Italiano, professore ordinario di Ingegneria informatica e prorettore per l’Artificial Intelligence e le Digital Skills alla Luiss Guido Carli, ha spiegato:
“Il vero ostacolo ha un nome: competenze, non tecnologia. Il 58,6% delle Pmi italiane indica la mancanza di competenze digitali come primo freno all’adozione dell’Ai, ma solo il 7% ha avviato percorsi di formazione strutturati sul tema.”
La carenza di formazione strutturata rappresenta dunque il principale freno alla diffusione su larga scala dell’intelligenza artificiale nel sistema produttivo nazionale. Sul fronte pratico, ciò si traduce in difficoltà nell’uso efficace degli strumenti, in rischi operativi legati alla manutenzione e in una limitata capacità delle imprese di trasformare gli investimenti tecnologici in crescita di produttività.
Per colmare il divario servono interventi su più livelli: percorsi di riqualificazione professionale dedicati alle competenze digitali, incentivi fiscali per progetti di upskilling, e partnership tra aziende, università e istituzioni per accelerare la trasferibilità delle conoscenze. Anche il ruolo delle piattaforme di formazione e delle società di consulenza tecnologica è destinato a crescere in termini di domanda e opportunità di mercato.
La seconda Giornata del Mezzogiorno
I risultati delle rilevazioni saranno presentati e discussi nella seconda edizione della Giornata del Mezzogiorno, iniziativa promossa dalla Camera di Commercio di Bari durante la 89ª edizione della Fiera del Levante. L’evento mira a mettere a confronto esperienze, criticità e possibili strategie per favorire la diffusione dell’innovazione al Sud.
Per il Mezzogiorno l’adozione dell’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità per recuperare gap strutturali: migliorie nella logistica, nella gestione delle filiere agroalimentari e nei servizi alle imprese possono tradursi in maggiore competitività territoriale. Tuttavia, senza un piano coordinato di investimenti in capitale umano e infrastrutture digitali, il rischio è che la trasformazione tecnologica aumenti le disuguaglianze tra aree del Paese.
Dal punto di vista degli investimenti, la domanda di soluzioni di formazione, piattaforme cloud, servizi di integrazione e consulenza specialistica è destinata ad aumentare, creando spazi per startup ed operatori consolidati. Allo stesso tempo, le imprese italiane e gli investitori dovranno valutare con attenzione il ritorno sugli investimenti in progetti di Ai, tenendo conto dei costi di implementazione e delle tempistiche necessarie per sviluppare competenze interne.
In sintesi
- La diffusione dell’intelligenza artificiale in Italia crea domanda per servizi di formazione e integrazione tecnologica: gli investitori possono trovare opportunità nel settore dell’educazione digitale e nelle società di consulenza specializzata.
- La carenza di competenze rappresenta un ostacolo sistemico; politiche pubbliche mirate e incentivi per l’upskilling delle Pmi sono cruciali per trasformare gli investimenti in effettivi aumenti di produttività.
- Per il Mezzogiorno l’Ai può essere leva di sviluppo, ma richiede interventi coordinati su infrastrutture digitali e capitale umano per evitare un ampliamento del divario territoriale.