Il vero rischio della longevità è una crisi dei conti pubblici

Savelli ha ricordato che il rischio di mortalità e il rischio di longevità possiedono una caratteristica che li rende particolarmente complessi: sono rischi sistemici, che riguardano intere popolazioni anziché singoli individui o gruppi limitati.

Rischi sistemici e difficoltà di trasferimento

La natura sistemica di questi rischi complica sia la valutazione sia le strategie di copertura: quando un evento interessa vasti segmenti demografici diventa più arduo stimarne la probabilità, quantificarne l’impatto economico e trasferirlo ai mercati dei capitali.

In pratica, le perdite correlate a variazioni inattese della mortalità o della longevità non si disperdono facilmente tra portafogli diversi, riducendo l’efficacia di strumenti tradizionali come la diversificazione o la riassicurazione convenzionale.

Savelli ha affermato:

“Probabilmente dobbiamo sviluppare molto di più questo tipo di coperture.”

La priorità: qualità dei dati e adeguatezza dei modelli

Rita D’Ecclesia, componente del consiglio dell’Ivass, ha invitato il settore a seguire una sequenza rigorosa prima di puntare sull’innovazione finanziaria.

Rita D’Ecclesia ha detto:

“Dobbiamo prima capire come misurare questo rischio. Solo dopo possiamo preoccuparci di come trasferirlo.”

Per la rappresentante del regolatore la priorità è la qualità dell’informazione: senza serie storiche robuste e modelli sottoposti a adeguati test, qualsiasi prodotto di trasferimento del rischio rischia di fondarsi su basi instabili.

Rita D’Ecclesia ha spiegato:

“Il rischio di mortalità può essere valutato soltanto grazie a dati di qualità e a modelli adeguatamente testati.”

La cautela di attuari e regolatori deriva da una considerazione semplice: l’intero sistema finanziario e previdenziale poggia su previsioni demografiche. In molti Paesi le serie storiche sulla mortalità sono incomplete o non omogenee, il che riduce l’affidabilità delle stime.

Strumenti di mercato e gap d’offerta

Attualmente il mercato dispone di pochi strumenti in grado di assorbire completamente i rischi demografici: esempi come i longevity bond, gli swap sulla longevità o talune forme di riassicurazione esistono, ma la loro diffusione è limitata e la liquidità spesso scarsa.

Il motivo principale è che i rischi demografici sono altamente correlati a fattori macroeconomici e sociali; pertanto gli investitori istituzionali faticano a trovare controparti disposte a sostenere perdite sistemiche senza adeguate garanzie o meccanismi di condivisione del rischio.

Per colmare questo gap sono necessarie iniziative coordinate: miglioramento delle banche dati demografiche — anche attraverso la condivisione di informazioni tra enti nazionali come ISTAT e istituti assicurativi —, standardizzazione delle metodologie attuariali e sperimentazione controllata di strumenti di capital markets.

Implicazioni per bilanci pubblici e privati

L’affidabilità delle proiezioni demografiche incide direttamente sui bilanci di fondi pensione, assicurazioni e degli stessi Stati. Errori di stima possono tradursi in sottovalutazioni di passività a lungo termine, con conseguenze fiscali e di sostenibilità.

Sul piano politico, la gestione dei rischi demografici richiede coordinamento tra autorità di vigilanza, governi e operatori di mercato per evitare che oneri imprevisti ricadano sui contribuenti o generino pressioni rialziste sui premi assicurativi e sui costi pensionistici.

Inoltre, una maggiore trasparenza e strumenti di mercato più evoluti potrebbero favorire il de‑risking delle esposizioni previdenziali, trasferendo parte del rischio a investitori disposti a valutare prodotti collegati alla mortalità o alla longevità sotto condizioni chiare e regolamentate.

Prospettive e passi necessari

Per rendere i mercati maturi e capaci di assorbire i rischi demografici servono alcune azioni concrete: consolidare serie storiche, promuovere standard comuni per le tabelle di mortalità, testare prodotti pilota con meccanismi di protezione e sviluppare quadri regolamentari dedicati.

Inoltre, l’adozione di stress test demografici a livello europeo e nazionale potrebbe aiutare a capire l’elasticità dei bilanci pubblici e privati rispetto a shock prolungati di mortalità o longevità, orientando così politiche fiscali e scelte di investimento.

Infine, lo sviluppo di mercati secondari per strumenti sulla mortalità aumenterebbe la liquidità e permetterebbe una migliore distribuzione del rischio tra diversi tipi di investitori, riducendo la concentrazione dell’esposizione sulle sole istituzioni assicurative.

In sintesi

  • Il carattere sistemico del rischio demografico limita la diversificazione e richiede strumenti finanziari specifici e maggiori garanzie per attrarre capitale privato.
  • Migliorare la qualità dei dati e standardizzare le metodologie attuariali è prioritario per creare prodotti investibili e affidabili per fondi pensione e assicurazioni.
  • Per gli investitori italiani, lo sviluppo di mercati per strumenti legati alla mortalità potrebbe offrire nuove opportunità di rendimento, ma richiede una cornice regolamentare chiara e mercati più liquidi.
  • Sul piano macroeconomico, una gestione più solida dei rischi demografici ridurrebbe l’incertezza sui bilanci pubblici e faciliterebbe politiche previdenziali più sostenibili nel lungo periodo.


Author: Tony
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