Trasporto pubblico: meno bus a gasolio, boom di elettrici e ibridi
- 11 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
elettrici, ibridi o a metano/Gpl — è salita al 48,4% del totale, con un aumento di 8,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente e di 16,8 punti rispetto al 2019.
Questa evoluzione emerge da un rapporto pubblicato dall’Istat, che registra progressi significativi nel rinnovo del parco veicoli impiegato nel trasporto pubblico locale. Nel confronto con il 2023 i bus elettrici e ibridi sono cresciuti del 54,9%, mentre gli autobus alimentati a gas hanno fatto registrare un incremento più contenuto, pari al 9,7%.
Il rinnovamento delle flotte
Nel complesso la disponibilità di autobus nelle città capoluogo è aumentata del 2,8% nel 2024. Questo ampliamento è disomogeneo sul territorio: il Mezzogiorno registra l’incremento più marcato (+7,9%), seguito dal Nord-est (+4,9%), mentre nelle altre ripartizioni non si osservano variazioni rilevanti.
Pur restando numericamente predominanti, gli autobus a gas vedono una crescita più lenta rispetto ai modelli elettrici e ibridi. Complessivamente i bus a gas costituiscono ancora il 29,9% del parco nei comuni capoluogo, con punte del 46,5% nel Nord-est e del 36,6% nel Centro, mentre nel Nord-ovest rappresentano il 26,4% dei mezzi.
Distribuzione territoriale e casi urbani
La diffusione dei bus a basse emissioni varia molto tra le città: il valore medio nei capoluoghi del Nord-est raggiunge il 63,8%, mentre è inferiore alla media nel Nord-ovest (42,5%) e nel Mezzogiorno (39,5%). Tra le metropoli, il valore aggregato si attesta al 47,5%, ma nasconde ampie disuguaglianze.
A livello comunale la quota di autobus non a gasolio supera il 75% a Bologna e Bari, e supera il 50% in città come Venezia, Roma e Catania. Al contrario, Genova, Firenze e Reggio di Calabria mostrano valori sensibilmente inferiori alla media nazionale.
Classi emissive e quadro normativo
La presenza di autobus classificati Euro 6 risulta sostanzialmente omogenea tra Nord, Centro e Sud, coprendo rispettivamente il 61,7%, il 59,1% e il 61,7% del totale. Tuttavia permangono quote significative di veicoli più datati: i mezzi Euro 5 (immatricolati da oltre 11 anni) rappresentano ancora il 26,5% nei capoluoghi, mentre le classi precedenti (immatricolate da oltre 16 anni) ammontano al 12,5% in media nazionale e al 22% nelle città del Sud.
Nonostante il progressivo ricambio — con un incremento del 12,8% dei veicoli Euro 6 rispetto all’anno precedente e una riduzione del 6,6% degli Euro 5 e del 15,8% dei mezzi più obsoleti — restano sfide operative legate all’applicazione delle nuove restrizioni alla circolazione previste a partire dal 1° ottobre 2026 nel Bacino padano, che richiederanno ulteriori rinnovi e adeguamenti delle flotte.
Infrastrutture e mobilità sostenibile
I dati segnalano anche un rafforzamento delle linee metro e filobus e un’espansione della rete delle piste ciclabili, elementi che contribuiscono a una mobilità urbana più sostenibile e integrata. L’adozione crescente di autobus elettrici solleva la necessità di piani di investimento per la rete di ricarica e per la pianificazione energetica locale, così come per la formazione delle maestranze addette alla manutenzione delle nuove tecnologie.
Implicazioni economiche e per gli investimenti
Il processo di rinnovo delle flotte apre opportunità per l’industria nazionale ed europea dei veicoli elettrici e a basse emissioni, favorendo ordini pubblici per nuovi mezzi e investimenti in infrastrutture di ricarica e rifornimento a metano/Gpl. Allo stesso tempo, le differenze territoriali mettono sotto pressione le amministrazioni locali con minori risorse, che potrebbero dipendere maggiormente da fondi nazionali o europei per rispettare i requisiti ambientali e normativi.
Dal punto di vista finanziario, la transizione comporta sia costi iniziali elevati — acquisto dei mezzi, infrastrutture e formazione — sia benefici a medio-lungo termine legati alla riduzione delle emissioni, ai minori consumi energetici e a eventuali economie di scala nella manutenzione. Anche il mercato dell’usato e la gestione della dismissione dei veicoli più vecchi rappresentano aspetti da governare con politiche mirate e strumenti di supporto.
Prospettive e criticità
Per consolidare i progressi sarà necessario un coordinamento tra amministrazioni locali, operatori del trasporto e soggetti finanziatori per pianificare acquisti coerenti, reti di ricarica diffuse e percorsi di riqualificazione della forza lavoro. Le aree con scarsa adozione di mezzi a basse emissioni rischiano di rimanere indietro, accentuando le disparità territoriali anche sul piano della qualità dell’aria e dell’accessibilità dei servizi di mobilità.
In sintesi
- La domanda di veicoli elettrici e ibridi sta creando mercati settoriali specifici; gli operatori e i fornitori italiani possono capitalizzare sull’aumento degli ordini se adeguano capacità produttiva e filiere di componentistica.
- Le amministrazioni locali con bilanci limitati dovranno ricorrere a strumenti finanziari e fondi per colmare il divario infrastrutturale (ricarica e rifornimento) e rispettare le nuove norme ambientali.
- Gli investimenti in tecnologie pulite e formazione tecnica offrono opportunità occupazionali e possono ridurre i costi operativi nel lungo periodo, trasformando il rinnovo delle flotte in un volano per l’economia verde.