Bitcoin sotto i 77.000 dollari: l’alto indice dei prezzi alla produzione degli Stati Uniti e il petrolio trascinano giù gli asset rischiosi
- 11 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Bitcoin (BTC) è sceso sotto i 77.000 dollari all’apertura di Wall Street di giovedì, mentre gli asset rischiosi hanno risentito di nuovi venti contrari macroeconomici.
Movimenti sui mercati
La criptovaluta ha registrato una perdita giornaliera intorno al 2%, in parallelo a una debolezza diffusa sulle borse statunitensi. L’avversione al rischio è stata alimentata da dati economici più forti del previsto e da tensioni geopolitiche che hanno inciso sull’umore degli investitori.
Spinta del petrolio e impatto sui rendimenti
L’escalation nel Medio Oriente ha provocato un nuovo aumento dei prezzi del petrolio: il WTI ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta dal 21 maggio, mentre il Brent ha sfiorato i 105 dollari, avvicinandosi a un massimo su base settimanale.
Il rincaro del greggio ha contribuito a riaccendere le preoccupazioni inflazionistiche, rafforzando la pressione sui rendimenti dei titoli di Stato americani. Nonostante un’operazione di riacquisto del debito da parte del Tesoro statunitense pari a 6 miliardi di dollari, il rendimento del titolo a 30 anni ha raggiunto il 5,353%, livello mai visto dal giugno 2007, mentre il rendimento a 10 anni si è portato al 4,924%.
The Kobeissi Letter ha scritto:
“Il mercato obbligazionario sta letteralmente combattendo il Tesoro degli Stati Uniti.”
Il PPI statunitense e le implicazioni per la politica monetaria
L’indice dei prezzi alla produzione (PPI) di agosto ha mostrato un incremento tendenziale del 5,4%, superiore di 0,1 punti alle attese. Anche la lettura di luglio è stata rivista al rialzo, rafforzando il quadro di inflazione più solida del previsto.
U.S. Bureau of Labor Statistics ha dichiarato:
“L’indice della domanda finale escluse alimentari, energia e servizi commerciali è aumentato dello 0,3% in agosto, dopo un aumento dello 0,4% in luglio. Nei 12 mesi terminati in agosto, i prezzi per la domanda finale escluse alimentari, energia e servizi commerciali sono aumentati del 4,7%.”
Questi dati hanno fatto salire le probabilità di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. Lo strumento CME Group FedWatch ha mostrato un aumento della probabilità di un incremento di 25 punti base nella riunione del 16 settembre, portandola intorno al 70% rispetto al 61% del giorno precedente.
La combinazione di rendimenti in aumento, petrolio più caro e dati PPI robusti crea un contesto difficile per gli asset rischiosi: gli investitori valutano ora un mix di maggior costo del credito e pressioni sui margini aziendali che potrebbero tradursi in maggiore volatilità nei prossimi mesi.
Venerdì è attesa la pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) negli Stati Uniti, che rappresenterà l’ultimo grande indicatore di inflazione prima della decisione sui tassi della Federal Reserve. Nel frattempo, anche la Banca Centrale Europea ha applicato un aumento di 25 punti base, contribuendo a un contesto monetario globale più restrittivo.
Prospettive per gli investitori
Il rialzo dei rendimenti obbligazionari e il rialzo del petrolio suggeriscono un periodo di maggiore attenzione alla gestione del rischio: posizioni leva elevata e allocazioni eccessive in asset sensibili ai tassi potrebbero subire correzioni più ampie. Gli operatori istituzionali potrebbero privilegiare coperture obbligazionarie e posizionamenti difensivi fino a chiarimenti sull’inflazione core.
In sintesi
- Il rialzo dei rendimenti e del petrolio aumenta il rischio di volatilità sui mercati azionari e delle criptovalute; gli investitori dovrebbero rivedere l’uso della leva e le strategie di copertura.
- Per i portafogli obbligazionari, il nuovo livello dei tassi suggerisce di valutare durate più corte o strumenti indicizzati all’inflazione per mitigare il rischio di tasso.
- Le pressioni inflazionistiche derivanti dall’energia possono tradursi in maggiori costi per le imprese italiane esposte alle materie prime, influenzando margini e prezzi al consumo nel medio termine.
- Una possibile stretta monetaria aggiuntiva della Federal Reserve aumenterebbe il costo del capitale globale: gli investitori italiani con esposizione internazionale dovrebbero monitorare le scadenze e riposizionare le asset allocation in funzione del profilo rischio/rendimento.