Prezzi dell’argento resistono sui 66 dollari mentre continuano gli attacchi tra Stati Uniti e Iran
- 9 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
Argento (contratti futures di dicembre) ha aperto a $66,44 per oncia mercoledì 9 settembre 2026, con una flessione dello 0,8% rispetto alla chiusura di martedì.
Nelle prime ore della mattina il prezzo ha però mostrato una lieve ripresa, toccando $66,94 alle 6:48 ET.
Contesto geopolitico e volatilità
I metalli preziosi continuano a faticare a consolidare i guadagni recenti mentre le tensioni militari tra i Stati Uniti e il Iran si intensificano nel Medio Oriente. Le notizie di operazioni militari e di rischi geopolitici alimentano oscillazioni nei prezzi delle materie prime, con un effetto particolarmente visibile su oro e argento.
Questo scenario coincide con una finestra temporale critica per la politica monetaria: tra una settimana si concluderà la riunione biennale della Federal Reserve, durante la quale molti osservatori si aspettano un nuovo aumento dei tassi per contenere la crescita dei costi, con particolare attenzione ai rincari energetici legati al conflitto.
Impatto delle mosse della banca centrale sui metalli preziosi
Un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve tenderebbe a rafforzare il dollaro e ad aumentare i rendimenti reali, riducendo l’appeal degli asset che non producono interessi. Di conseguenza, il argento, essendo un metallo privo di rendimento cedolare, potrebbe registrare ulteriori prese di profitto o una moderazione dei prezzi.
Dati recenti sui prezzi
Il prezzo di apertura odierno rappresenta una diminuzione dello 0,8% rispetto alla chiusura del giorno precedente. Le variazioni rispetto a periodi recenti sono le seguenti:
Rispetto a una settimana fa: +4,9%.
Rispetto a un mese fa: +4,4%.
Rispetto a un anno fa: +59,8% (per riferimento, il confronto annuo aveva raggiunto +173,3% il 14 maggio).
Domanda industriale vs domanda di investimento
La dinamica di lungo periodo dell’argento è influenzata non solo dalle caratteristiche monetarie ma anche dall’uso industriale. A differenza del oro, percepito soprattutto come riserva di valore e detenuto in modo consistente dalle banche centrali, l’argento è più abbondante e trova impiego in settori come i pannelli solari, l’elettronica e la tecnologia medicale.
Questa doppia natura — investimento e input industriale — accentua la volatilità dei prezzi: flussi speculativi e variazioni della domanda industriale possono spingere l’argento in modo più brusco rispetto all’oro nel breve periodo.
Considerazioni per gli investitori
Gli investitori che guardano all’argento devono bilanciare l’esposizione ai rischi geopolitici e alle decisioni di politica monetaria con la valutazione della domanda industriale strutturale. Strumenti di monitoraggio dei prezzi e analisi fondamentali possono aiutare a identificare opportunità o segnali di eccesso di valutazione.
Per chi opera sui mercati, è utile considerare sia la natura non fruttifera del metallo sia il suo ruolo nei settori tecnologici: la convergenza di tensioni geopolitiche e rialzi dei tassi può generare fasi di debolezza transitorie, mentre l’aumento strutturale della domanda industriale resta un fattore di supporto nel medio-lungo termine.
In sintesi
- La potenziale stretta della Federal Reserve rappresenta un rischio immediato per i prezzi dell’argento, poiché tassi più elevati riducono l’attrattiva degli asset privi di rendimento.
- Per gli investitori italiani, l’esposizione all’argento deve essere valutata anche in relazione alle prospettive del settore energetico e tecnologico in Europa, che influenzano la domanda industriale del metallo.
- Le tensioni nel Medio Oriente aumentano la volatilità a breve termine: operare con strategie di gestione del rischio (stop loss, diversificazione) è particolarmente consigliato.
- Nelle allocazioni di portafoglio, l’argento può funzionare come diversificatore con potenziale upside legato all’innovazione tecnologica, ma richiede monitoraggio attivo per contenere l’impatto della volatilità macroeconomica.