Lega Serie A scommette sulla crescita estera: dieci fondi in lizza
- 8 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Un panorama di investitori internazionali sta esaminando un importante dossier relativo a una piattaforma di diritti e contenuti, con offerte in corso da parte di fondi e gruppi specializzati in private equity e alternative asset.
I soggetti interessati
Tra i partecipanti al processo figura il fondo statunitense General Atlantic, noto per gli investimenti in realtà ad elevato potenziale di crescita.
In gara è presente anche Bain Capital, uno dei principali operatori globali nel private investment, con strategie che spaziano dal private equity al credito e ad altri asset alternativi.
Un altro pretendente è il gruppo Carlyle, che si è presentato in partenariato con l’italiana Nextalia, cercando di coniugare la portata internazionale di Carlyle con la conoscenza del mercato nazionale offerta da Nextalia.
È coinvolto anche il gruppo californiano Oaktree, attivo nel private capital e già presente nel calcio italiano come proprietario dell’Inter, esperienza che può risultare rilevante nella valutazione di asset legati allo sport e ai media.
Tra gli altri operatori citati figurano l’investment manager Partners Group della Svizzera e il gruppo statunitense Apollo, riconosciuto per la sua presenza estesa negli investimenti alternativi e nel credito privato.
Il dossier vede inoltre l’interesse di un profilo imprenditoriale come Mark Attanasio, noto per partecipazioni nel mondo dello sport professionistico statunitense e tra i cofondatori di Crescent Capital Group.
Completano l’elenco il gruppo americano Bright Path Sport Partners e l’italiana Fsi, che in passato aveva già manifestato interesse per asset simili. Tra i nomi che circolano è presente anche Clessidra.
Molti di questi soggetti stanno valutando l’operazione facendo leva sulle divisioni dedicate al credito, sfruttando strutture di finanziamento complesse che combinano capitale di rischio e debito.
Piattaforma da 4 miliardi
Il valore indicativo dell’intera piattaforma è stimato intorno ai 4 miliardi di euro. In vendita dovrebbe andare una quota parziale, nell’ordine del 10-15%, che potrebbe attrarre sia investitori strategici sia fondi finanziari alla ricerca di esposizione su contenuti e diritti a lungo termine.
I multipli ipotizzati per l’operazione oscillano a seconda della natura degli asset: per le media company si parla di oltre 10 volte l’Ebitda, mentre per piattaforme di diritti comparabili, come quelle legate alla Formula 1, si raggiungono valori fino a 20 volte, con una media indicativa attorno alle 15 volte.
Questi livelli riflettono il premio per flussi di cassa ricorrenti e per il valore strategico dei contenuti esclusivi, oltre a una domanda sostenuta da parte di operatori disposti a pagare sopra la media per consolidare portafogli di diritti e aumentare il potere negoziale con distributori e broadcaster.
L’utilizzo intensivo di leverage attraverso le divisioni credit dei gruppi acquirenti rende la struttura dell’operazione sensibile al costo del capitale e alle condizioni di mercato: un aumento dei tassi o un irrigidimento delle condizioni creditizie potrebbe comprimere i rendimenti attesi e rimodulare le valutazioni offerte.
Per il contesto italiano, la presenza di un investitore nazionale come Fsi rappresenta un elemento di equilibrio politico ed economico, poiché favorisce la conservazione di una quota di controllo e la tutela degli interessi industriali e occupazionali collegati ai diritti e alla produzione di contenuti.
Dal punto di vista regolamentare, operazioni di questo tipo possono attirare l’attenzione delle autorità per gli effetti sulla concorrenza e sull’accesso ai contenuti, soprattutto se l’acquirente integra verticalmente distribuzione e proprietà dei diritti.
In sintesi
- L’ingresso di investitori internazionali su una piattaforma di diritti alza l’asticella delle valutazioni per l’intero settore dei contenuti, influenzando i prezzi di riferimento per future cessioni o partnership in Italia.
- L’uso di strutture basate su credito e private capital rende le operazioni sensibili ai tassi: un contesto di finanziamento più costoso potrebbe frenare ulteriori acquisizioni o spingere verso modelli con maggiore capitale proprio.
- La possibile partecipazione di un investitore nazionale contribuisce a mitigare rischi politici e sociali, offrendo una leva per preservare capacità produttive locali e condizioni di accesso ai contenuti per il mercato italiano.