Mancano 315mila esperti di ai: ecco dove le imprese faticano di più a trovarli

Su un fabbisogno previsto di 621.180 figure con competenze digitali avanzate richieste dalle imprese italiane per il 2025, circa 315.560 profili risultano difficili da reperire, pari al 50,8% del totale: è il risultato principale dell’indagine dell’Ufficio Studi di Confartigianato.

Secondo l’analisi, il 71,8% delle imprese ha investito in almeno uno dei settori tecnologici monitorati: intelligenza artificiale, cloud computing, Industrial Internet of Things, data analytics e big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain. La propensione all’investimento sale al 73,4% nel comparto dei servizi e si attesta al 70,8% tra manifattura, utilities e costruzioni.

Distribuzione territoriale

Dal punto di vista geografico guida la classifica la Lombardia, sia per volumi assoluti sia per numero di profili difficili da reperire: oltre 60.960 figure introvabili su 121.440 richieste (circa il 50,2%). Seguono Campania (31.130 su 66.950, 46,5%), Lazio (30.780 su 66.760, 46,1%), Veneto (26.030 su 47.150, 55,2%) ed Emilia-Romagna (25.640 su 45.700, 56,1%).

In termini percentuali le tensioni domanda-offerta sono più marcate in regioni con bacini più piccoli: Trentino-Alto Adige registra il valore più elevato (60,9%), seguita da Umbria (60,7%) e Friuli-Venezia Giulia (58,3%), a indicare che la carenza di competenze riguarda sia grandi che piccoli territori produttivi.

Situazione per provincia

Tra le province, Milano resta prima per numero assoluto di professionisti introvabili: 29.840 su 64.320 richieste (46,4%). Seguono Roma (24.580 su 55.240, 44,5%), Napoli (16.200 su 36.010, 45%), Bari (9.300 su 19.830, 46,9%) e Torino (9.050 su 17.950, 50,4%).

Sul fronte dei tassi di difficoltà, è la provincia di Trento a segnare il valore più alto, con il 64,2% delle 4.920 figure ricercate risultate introvabili; seguono Padova e Treviso, entrambe con il 59,9%.

Implicazioni per imprese e mercato del lavoro

La carenza diffusa di competenze digitali avanzate pone questioni rilevanti per la competitività delle imprese italiane, in particolare per le micro e piccole aziende che spesso non dispongono di risorse per attrarre profili specializzati. La scarsità di talenti può accelerare l’adozione di soluzioni di automazione o di consulenze esterne, incrementando i costi di trasformazione digitale e ampliando il divario tra imprese che possono investire in ricerca e sviluppo e quelle che non ne hanno la capacità.

Dal lato della formazione, è necessario rafforzare il collegamento tra scuola, università, sistema formativo e imprese, favorendo percorsi di apprendistato, tirocini professionalizzanti e offerte formative modulari che rispondano ai fabbisogni tecnologici reali. Interventi mirati di politica attiva del lavoro e l’utilizzo efficiente dei fondi europei e nazionali per il capitale umano potrebbero mitigare la scarsità di offerta.

Per gli investitori e gli operatori del mercato del lavoro, la tensione sulle competenze può tradursi in opportunità: corsi di formazione specialistica, piattaforme di upskilling, servizi HR tecnologici e piani di employer branding rivolti a professionisti digitali possono diventare asset strategici. Allo stesso tempo, la pressione salariale su determinate figure e la necessità di investimenti in formazione interna rappresentano elementi da valutare nelle decisioni di investimento nel tessuto produttivo italiano.

La voce di Confartigianato

Marco Granelli ha dichiarato:

“L’intelligenza artificiale può diventare un potente fattore di produttività e competitività, ma per coglierne le opportunità servono persone capaci di governarla.”

Granelli ha aggiunto che è fondamentale potenziare la formazione e il raccordo tra scuola, università, sistema formativo e imprese, assicurando anche alle micro e piccole aziende l’accesso alle professionalità necessarie per la transizione digitale.

In sintesi

  • La carenza di competenze digitali avanzate può spingere le imprese italiane ad aumentare la spesa per consulenze esterne e formazione interna, creando domanda per servizi di upskilling e piattaforme educative specializzate.
  • I divari territoriali segnalati rappresentano un rischio per l’attrattività degli investimenti: politiche locali mirate e incentivi per la formazione potrebbero ridurre le strozzature nel capitale umano e migliorare la produttività regionale.
  • Per gli investitori, il contesto apre opportunità in settori come l’EdTech, le tecnologie HR e le soluzioni di automazione, ma richiede valutazioni sul rischio legato alla disponibilità di skills che possono influenzare i piani di espansione.


Author: Tony
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