Caffè: l’espresso supera 1,4 euro in 11 città, a Bolzano il prezzo più alto, a Messina il più basso
- 18 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Un espresso al bar costa oggi in Italia quasi un quarto in più rispetto a cinque anni fa: è quanto emerge da un’analisi realizzata dal Centro di formazione e ricerca sui consumi in collaborazione con Assoutenti, che ha studiato i rincari registrati sul prezzo della classica tazzina nel corso del 2026.
Prezzo medio e dati ufficiali
I dati ufficiali del Mimit raccolti nelle province italiane mostrano un prezzo medio nazionale per l’espresso pari a 1,29 euro, circa 25 centesimi in più rispetto al 2021, corrispondenti a un incremento medio del +24,2%. L’andamento però non è omogeneo e presenta forti differenze territoriali.
Differenze territoriali
La classifica delle province mette in testa Bolzano, con un prezzo medio della tazzina pari a 1,51 euro, seguita da Pescara a 1,49 euro. In totale 11 provincie hanno raggiunto o superato la soglia psicologica di 1,40 euro: Ferrara, Belluno, Ravenna, Trieste, Parma, Trento, Padova, Treviso e Udine.
All’estremo opposto, la città dove la tazzina risulta più economica è Messina, con una media di 1,06 euro, seguita da Catanzaro (1,08 euro). Solo poche province, come Aosta, Siracusa, Varese, Roma e Pistoia, mantengono prezzi medi inferiori a 1,20 euro.
Andamento negli ultimi cinque anni
Analizzando la variazione dei listini rispetto al 2021, l’incremento più marcato si registra a Pescara, dove la tazzina è salita del +49%. Seguono Parma (+41%), Bari (+39,5%) e Napoli (+37,8%).
Le province che hanno mostrato aumenti più contenuti sono Aosta (+6,7% in cinque anni), Cagliari, Biella e Reggio Emilia, con rincari attorno al +15%. Il Centro di formazione e ricerca sui consumi sottolinea come la dinamica dipenda da una combinazione di fattori locali e nazionali.
Cause e contesto economico
Dietro gli aumenti si trovano fattori diversi: la volatilità dei prezzi del caffè verde sui mercati internazionali, i rincari energetici, l’inflazione generalizzata sui costi operativi e le spese del personale. A questo si aggiungono elementi strutturali locali, come la pressione turistica in determinate città e la diversa capacità dei bar di trasferire i costi sulla clientela.
Le differenze regionali riflettono anche profili di consumo differenti e scelte strategiche degli esercenti: in alcune aree si privilegiano margini più alti per sostenere attività con costi fissi elevati, mentre in altre prevale una politica di prezzo più competitiva per mantenere il traffico di clientela.
Implicazioni per consumatori e operatori
Per i consumatori l’aumento del prezzo della tazzina pesa sul carrello quotidiano e può incidere sulle scelte di frequenza al bar. Per gli operatori del settore horeca, la dinamica dei prezzi pone sfide di redditività: molti bar dovranno bilanciare tra mantenere il volume di vendite e adeguare i prezzi per coprire costi crescenti.
Sul piano macroeconomico, variazioni rilevanti sui prezzi di beni di largo consumo come il caffè contribuiscono alla componente servizi dell’inflazione, elemento monitorato sia dalle autorità di politica monetaria sia dalle istituzioni statistiche per la rilevazione del costo della vita.
Prospettive e possibili sviluppi
Se i costi delle materie prime e dell’energia dovessero stabilizzarsi o diminuire, è plausibile vedere una parziale normalizzazione dei prezzi al banco. Tuttavia, cambiamenti strutturali nei costi del lavoro o nelle politiche fiscali locali potrebbero consolidare livelli di prezzo più elevati nel medio termine.
Per gli investitori e gli operatori la lettura di questi trend è utile per valutare opportunità nel settore dei servizi alimentari: aree con forte capacità di trasferire costi sulla clientela possono offrire margini più ampi, mentre mercati sensibili al prezzo richiederanno strategie focalizzate su efficienza e fidelizzazione.
In sintesi
- La crescita del prezzo dell’espresso riflette tensioni sui costi di produzione e specificità locali; per gli investitori segnala opportunità differenziate tra mercati a prezzo elevato e mercati sensibili alla concorrenza.
- I rincari accentuati in alcune province possono comprimere i margini dei piccoli esercizi, incentivando investimenti in efficienza energetica e automazione per contenere i costi.
- Un prolungato aumento dei prezzi al banco contribuisce alla componente servizi dell’inflazione, un fattore da monitorare per le scelte di politica monetaria e per la pianificazione dei budget familiari.