Carte Pokémon diventano un mercato da miliardi: ora le crypto vogliono la loro fetta
- 11 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
ATH ha sostenuto in un recente rapporto di ricerca che il mercato delle carte collezionabili soffre di frammentazione a causa dell’assenza di un registro centrale o di un sistema di liquidazione unificato, creando così uno spazio potenziale per infrastrutture di proprietà e regolamento basate su blockchain.
ATH ha dichiarato:
“Non è mai esistito un registro centrale o una clearing house per questo mercato.”
La proposta dell’azienda prevede di collocare le carte fisiche, principalmente le PSA-10 (le carte che ricevono il massimo punteggio dall’Professional Sports Authenticator), in un caveau sicuro gestito professionalmente. Ogni carta fisica verrebbe associata, uno a uno, a un token digitale che rappresenta la proprietà, consentendo allo stesso tempo la trasferibilità del token mentre la carta resta custodita; lo spostamento fisico avverrebbe solo in caso di rimborso e consegna al proprietario.
Il meccanismo è analogo alla pratica di mettere asset fisici o finanziari—come oro, Treasury, azioni o credito privato—sulla blockchain. Questa pratica, chiamata tokenizzazione, ha guadagnato attenzione perché promette di abbassare i costi, rendere i regolamenti più efficienti e abilitare la negoziazione continua, 24 ore su 24, di asset prima difficili da scambiare.
Il modello sembra attirare interesse e attività degli utenti. Courtyard, una delle piattaforme più note nel segmento delle carte collezionabili, offre pacchetti digitali il cui contenuto corrisponde a oggetti fisici custoditi in un vault: secondo i dati di DeFiLlama, processa circa 139 milioni di dollari di volume su 30 giorni e registra commissioni annualizzate per circa 48 milioni di dollari.
Esistono altre piattaforme che applicano la tokenizzazione alle trading card: Collector-Crypto (148,2 milioni di dollari in commissioni annualizzate e 77,8 milioni di dollari di volume su 30 giorni) e Phygitals (15,2 milioni di dollari in commissioni annualizzate e 7,4 milioni di dollari di volume su 30 giorni).
Dal punto di vista istituzionale e regolamentare, la diffusione di modelli di questo tipo solleva questioni rilevanti: la necessità di standard condivisi per la custodia e l’assicurazione degli oggetti fisici, la garanzia della provenienza e dell’autenticità, nonché la protezione degli investitori contro rischi tecnologici (ad esempio bug nei smart contract) e frodi. Per gli operatori tradizionali del collezionismo e le case d’asta, la tokenizzazione può rappresentare sia una minaccia sia un’opportunità di integrazione digitale.
Per gli investitori privati e istituzionali, questi mercati digitali promettono maggiore liquidità e una migliore scoperta dei prezzi, ma richiedono anche una valutazione attenta dei rischi legali e fiscali, soprattutto in presenza di asset fisici transnazionali. In Italia, la chiarezza normativa sulle attività di tokenizzazione e sul trattamento fiscale dei redditi generati da scambi di token collegati ad asset reali sarà determinante per l’adozione su larga scala.
Infine, la combinazione tra elevata domanda per carte rare e tecnologie di tokenizzazione potrebbe attirare capitali speculativi, influenzando la volatilità dei prezzi e la percezione del valore degli oggetti collezionabili come classe di investimento alternativa.
In sintesi
- La tokenizzazione delle trading card può aumentare la liquidità e rendere più efficiente la negoziazione, ma richiede standard di custodia e assicurazione per diventare affidabile su scala istituzionale.
- Per gli investitori italiani, la maggiore accessibilità ai mercati digitali apre opportunità, ma impone attenzione alle ricadute fiscali e normative che ancora devono essere chiarite.
- L’ingresso di capitale speculativo spinto dalla semplicità di trasferimento dei token potrebbe intensificare la volatilità dei prezzi, rendendo cruciale una valutazione del rischio per chi cerca rendimento dall’asset class.
- In prospettiva, integrazioni tra piattaforme tradizionali di collezionismo, operatori finanziari e servizi fintech potrebbero professionalizzare il mercato, favorendo nuovi prodotti di investimento legati ad asset reali tokenizzati.