Bitcoin si divide dopo il fallimento di BIP-110: la nuova catena si arresta dopo appena due blocchi

AntPool ha estratto il primo blocco che non segnalava l’attivazione del protocollo BIP-110, un blocco che la maggior parte della rete ha invece accettato mentre i nodi che implementavano BIP-110 lo hanno respinto. In parallelo, un miner collegato al pool Ocean ha prodotto l’alternativa che la catena separata ha seguito, dando vita a una biforcazione che ha rapidamente mostrato fragilità pratiche nella sua operatività.

Per chi non è familiare con i ruoli tecnici: un miner è un operatore che impiega grandi risorse di calcolo per mantenere la rete Bitcoin e processare le transazioni, ottenendo come ricompensa bitcoin appena emessi e le commissioni associate. I pool di mining, come AntPool e Ocean, aggregano la potenza di calcolo di molti partecipanti per aumentare la probabilità di trovare blocchi e distribuire le ricompense tra i contributori.

Meccanica della crisi: la difficoltà di mining

La causa immediata del blocco lento è meccanica e risiede nel meccanismo di aggiustamento della difficoltà: Bitcoin ricalcola la difficoltà di estrazione ogni 2.016 blocchi in modo da mantenere un ritmo medio di un blocco ogni dieci minuti. La catena scissa ha ereditato l’impostazione di difficoltà corrente ma dispone ora di una quota minima della potenza di calcolo complessiva, per cui i suoi blocchi vengono generati a intervalli molto più lunghi. Fintanto che non saranno completati 2.016 blocchi a questa velocità ridotta, la rete alternativa non può ridurre la difficoltà per semplificare il mining.

Secondo le stime del monitoraggio della catena alternativa, il completamento del ciclo di 2.016 blocchi a questo ritmo potrebbe richiedere circa 350 giorni, a fronte dei circa 14 giorni necessari al network principale di Bitcoin per aggiornare la difficoltà con la sua attuale potenza di hashing.

Scarso supporto e attivazione mancata

L’attivazione di una modifica come BIP-110 richiede un sostegno diffuso della comunità di mining. Nelle ultime due settimane solo il 2,53% dei blocchi ha segnalato supporto per BIP-110, ben lontano dalla soglia del 55% necessaria per una attivazione senza fratture della rete. Questo scollamento tra intenti dichiarati e potere reale delle infrastrutture di mining ha innescato la divisione e ha ridotto drasticamente la credibilità della catena alternativa.

Rischi pratici per utenti e mercati

La situazione presenta rischi concreti per chi scambia o detiene le monete di entrambe le catene. Le transazioni firmate sulla rete separata sono, per la natura condivisa del registro, valide anche sulla catena principale di Bitcoin. Questo apre la porta a scenari di replay: un acquirente potrebbe accettare monete della fork e poi ritrasmettere la stessa transazione sulla catena principale per ottenere i veri BTC dal medesimo venditore, generando potenziali perdite e dispute legali.

Per gli exchange e i servizi di custodia la priorità diventa stabilire rapidamente se riconoscere, sospendere o bloccare la nuova moneta, implementare protezioni contro il replay e valutare la liquidità effettiva. Decisioni affrettate o incoerenti tra piattaforme possono aggravare il panico sul mercato e creare opportunità per strategie di arbitraggio o frode.

Implicazioni per minatori e investitori

I minatori che hanno aderito alla fork si trovano di fronte a incentivi incerti: con un basso tasso di blocco e ricompense difficili da monetizzare, il ritorno economico diventa aleatorio. Questo può spingere parte della potenza di calcolo a ritornare alla catena principale, peggiorando ulteriormente la capacità operativa della fork e riducendone le chance di sopravvivenza.

Dal punto di vista degli investitori, la situazione è sfavorevole per chi intende monetizzare rapidamente la nuova moneta. La scarsa adozione e la possibile assenza di listaggio sugli exchange riducono la liquidità e aumentano la volatilità. Inoltre, il rischio di replay e di duplicazione delle transazioni richiede attenzione nella custodia e nella finalizzazione delle vendite.

Cosa monitorare nelle prossime settimane

Per valutare l’evolversi della situazione è utile osservare alcuni indicatori chiave: l’andamento dell’hash rate su entrambe le catene, la velocità di produzione dei blocchi della fork, le decisioni operative degli exchange italiani ed internazionali e la presenza o meno di meccanismi di protezione contro il replay. Anche annunci da parte di grandi pool di mining possono cambiare rapidamente gli equilibri.

Le autorità di vigilanza e gli intermediari finanziari dovranno seguire l’evoluzione per valutare eventuali impatti sulla tutela della clientela e sulle regole di segnalazione fiscale e antiriciclaggio, specialmente se la nuova moneta dovesse attrarre scambi significativi sul territorio nazionale.

Consigli pratici per utenti e operatori

Gli utenti dovrebbero evitare di effettuare transazioni non protette che possano essere replicate su entrambe le catene, utilizzare wallet che offrono protezione contro il replay e verificare lo stato di listaggio della fork prima di considerare qualsiasi vendita. Gli operatori professionali e gli exchange dovrebbero valutare misure tecniche e legali per contenere i rischi e comunicare chiaramente le politiche agli utenti.

In sintesi

  • La frammentazione della potenza di calcolo riduce la probabilità che la fork raggiunga condizioni operative sostenibili, esponendo gli investitori a elevata illiquidità e volatilità.
  • Il rischio di replay e di duplicazione delle transazioni impone agli intermediari di rafforzare le protezioni, pena perdite economiche per clienti e piattaforme.
  • Per il mercato italiano, l’incertezza normativa e di custodia rende prudente una posizione difensiva: monitorare listaggi, protezioni tecniche e aggiornamenti dei pool di mining è essenziale per gestire l’esposizione.


Author: Tony
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