Nuova proposta di Ethereum porterebbe l’emissione a zero se l’Ether in staking raggiunge 112 miliardi di dollari
- 5 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Una proposta tecnica per Ethereum suggerisce di bruciare (burn) solo la quota di ETH appena creata, lasciando invariati i compensi ricevuti dai validator per il loro lavoro: questi ultimi continuerebbero a incassare tutte le commissioni di transazione e le mance. La riduzione delle nuove emissioni verrebbe scalata progressivamente, entrando in vigore in modo graduale in circa 18 mesi, con un periodo aggiuntivo di attesa di circa sei mesi durante la distribuzione dell’aggiornamento, per un tempo complessivo di adattamento vicino ai due anni.
La modifica proposta introduce una curva di emissione differente rispetto all’attuale: il modello in vigore non si azzera mai, mentre la nuova curva prevista raggiungerebbe lo zero al raggiungimento del 50% di ETH in stake.
Chi ha avanzato la proposta e quando
Sei ricercatori hanno firmato il documento, tra cui Justin Drake dell’Ethereum Foundation. La proposta è stata presentata pochi giorni prima della scadenza per le modifiche minori da valutare in vista di Hegotá, il prossimo aggiornamento di rete di Ethereum.
Perché gli autori ritengono necessario il cambiamento
Secondo gli estensori della proposta, il meccanismo attuale di ricompense per lo staking continua a rendere conveniente detenere e mettere in stake nuovi ETH anche a livelli elevati di partecipazione: perfino con l’intera offerta in stake il rendimento teorico rimarrebbe vicino all’1,5%, creando un incentivo continuo ad aumentare la quota in staking.
Jérôme de Tychey, uno degli autori, prevede che, senza interventi, la quantità di ETH in stake potrebbe superare i 70 milioni entro gennaio 2028. Gli studiosi avvertono che oltre una certa soglia ulteriore partecipazione non rafforza la rete, ma può indebolirla: grandi porzioni di ETH finiscono concentrate presso exchange e fornitori di staking, mentre i piccoli validatori rimangono penalizzati.
Dati attuali e dinamiche delle code
Oggi sono in stake circa 41 milioni di ETH, pari a poco meno del 34% dell’offerta complessiva. Ulteriori circa 2,5 milioni di ETH sono in attesa nella coda di attivazione; i tracker indicano attese di sei settimane o più per l’attivazione e, al momento, non si registra una coda di uscite.
Secondo la proposta, il livello considerato come tetto è al 50%, quindi la rete è a circa 16 punti percentuali da tale soglia. Per evitare shock di sicurezza, Ethereum limita la velocità con cui i validator possono entrare o uscire: questo genera code per l’attivazione (entry queue) e per l’uscita (exit queue). Attualmente possono attivarsi circa 57.600 ETH al giorno.
Implicazioni per la sicurezza e la decentralizzazione
La premessa degli autori è che, oltre una certa percentuale di staking, l’aggiunta di nuova partecipazione non aumenta proporzionalmente la sicurezza: la concentrazione di partecipanti presso grandi operatori può ridurre la resilienza e la distribuzione effettiva della governance della rete. Una curva che limiti l’emissione fino a zero al 50% mira a stemperare l’incentivo alla centralizzazione, scoraggiando l’espansione dello staking oltre quel punto.
Contemporaneamente, bruciare solo la nuova emissione mantiene intatte le ricompense correnti dei validatori — un elemento progettato per preservare la partecipazione operativa e la stabilità tecnica del sistema.
Conseguenze sul mercato e per gli investitori
Sul piano economico, una riduzione progressiva dell’emissione può avere effetti deflazionistici sull’offerta di ETH, potenzialmente sostenendo il prezzo in un contesto di domanda costante o crescente. Tuttavia, l’effetto di prezzo dipende anche da come reagiranno gli operatori di mercato: se la proposta dovesse ridurre l’attrattiva dello staking per grandi operatori, questo potrebbe modificare la liquidità su spot e derivati.
Per gli investitori istituzionali e per i servizi di custodia, la proposta introduce un nuovo elemento da valutare nella costruzione di prodotti basati su ETH (fondi, ETP, servizi di staking gestito). Le scelte di policy su emissione e burn influenzano i flussi di investimento a medio termine e la competitività degli strumenti che offrono rendimenti da staking.
Tempistica e percorso di implementazione
Il meccanismo di riduzione verrebbe introdotto gradualmente: la deduzione dalle ricompense dei validatori sarebbe fatta a step nell’arco di 18 mesi e preceduta da un periodo di circa sei mesi necessario alla distribuzione tecnica dell’aggiornamento. Nel complesso, il mercato e gli operatori avrebbero quindi quasi due anni per adattarsi alle nuove regole.
Durante la fase di transizione i validatori continuerebbero a ricevere le commissioni di transazione e le mance, elemento pensato per non interrompere i servizi essenziali della rete mentre si ricalibrano incentivi e offerta monetaria.
Considerazioni per il contesto italiano
Per gli operatori e gli investitori in Italia la proposta richiede attenzione sia sul fronte della gestione dei rischi sia su quello regolamentare: una modifica strutturale dell’offerta e dei rendimenti può alterare la valutazione del rischio dei prodotti basati su ETH e incidere sulle strategie di custodia e compliance dei fornitori locali.
Le piattaforme che offrono servizi di staking dovranno riequilibrare le loro offerte commerciali e le politiche di commissione, mentre gli investitori retail dovrebbero valutare l’impatto sui rendimenti netti e sulla liquidità dei propri asset.
Prossimi passi e scenari possibili
L’esito dipenderà dall’iter di discussione tecnico-politica all’interno della comunità Ethereum e dai trade-off che sviluppatori, validatori e operatori di mercato saranno disposti ad accettare. È possibile che emergano soluzioni intermedie per mitigare effetti indesiderati, come incentivi specifici per piccoli validatori o limiti differenziati per diversi tipi di operatori.
In assenza di cambiamenti, lo scenario delineato dagli autori prevede una crescita significativa della quota in stake, con impatti potenzialmente negativi sulla decentralizzazione e sulla partecipazione diretta degli utenti.
In sintesi
- Una riduzione graduale dell’emissione di ETH potrebbe avere effetti deflazionistici e sostenere il prezzo, ma l’impatto reale dipenderà dalle reazioni di exchange e gestori di staking.
- Per gli investitori istituzionali e i fornitori di servizi in Italia il cambiamento comporta una rivalutazione dei prodotti basati su ETH, con possibili adeguamenti di commissioni e strategie di custodia.
- Se la concentrazione dello staking aumentasse, aumenterebbero i rischi legati alla centralizzazione della rete; policy mirate potrebbero essere necessarie per tutelare i piccoli validatori e la resilienza complessiva.