Vulnerabilità di Coldcard mette a nudo un punto cieco nei test dei portafogli hardware, avverte Kraken
- 3 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Coldcard ha sofferto una vulnerabilità nella generazione delle seed che è rimasta nascosta per cinque anni, mettendo in luce una fragilità più ampia nel modo in cui vengono testati in modo indipendente i portafogli hardware, secondo il responsabile della sicurezza di Kraken, Nick Percoco.
Nick Percoco ha dichiarato:
“Questo incidente dovrebbe essere un campanello d’allarme per i produttori di portafogli hardware: occorre test indipendenti che verifichino che la sorgente di casualità approvata sia effettivamente quella utilizzata dal firmware di produzione.”
Il suggerimento di Percoco arriva mentre prosegue un attacco che, secondo le ricostruzioni, sfrutta frasi seed deboli generate da dispositivi Coldcard compromessi. Ad oggi oltre 4.500 indirizzi risultano coinvolti, con quasi 90 milioni di dollari in Bitcoin sottratti.
Origine del difetto e dinamica tecnica
Giovedì Coinkite ha ammesso che la falla software risale a marzo 2021, quando Coldcard ha aggiornato il processo di generazione delle seed integrando una nuova libreria crittografica. Durante questa migrazione la creazione dei portafogli è stata involontariamente instradata verso un generatore più debole basato su MicroPython presente nel codice, anziché utilizzare il generatore di numeri veramente casuali previsto (TRNG).
Coinkite ha scritto:
“La maggior parte dell’entropia sulla COLDCARD proveniva da un PRNG che non sapevo fosse effettivamente nel codice sorgente.”
Coinkite ha aggiunto:
“Allo stesso tempo il codice TRNG attentamente sviluppato veniva usato, ma solo per caso e soltanto per funzioni meno critiche.”
La coesistenza del codice TRNG nel progetto ha reso più difficile individuare il problema: le revisioni del codice potevano confermare la presenza e il corretto funzionamento del modulo TRNG senza però verificare che fosse effettivamente quello invocato dal firmware in produzione.
Standard e lacune nei test
Percoco ha osservato che controlli di questo tipo sono già prassi consolidata in altri settori della sicurezza informatica, citando standard come NIST SP 800-90B e BSI AIS-31, che definiscono requisiti per la progettazione, il test e la validazione di generators di numeri casuali fisici per la crittografia.
Nick Percoco ha sottolineato:
“I portafogli hardware non dispongono di un processo equivalente. Esistono Common Criteria per i secure element, alcune certificazioni CSPN e audit sponsorizzati dai vendor, ma nessuno di questi strumenti impone sistematicamente una verifica end-to-end che la sorgente di entropia validata sia quella effettivamente chiamata dal firmware di produzione.”
Ha inoltre richiamato esempi di altre industrie: i terminali per l’inserimento del PIN non vengono immessi sul mercato senza test indipendenti di laboratorio, e i moduli crittografici accettati dal governo degli Stati Uniti richiedono la validazione della sorgente di entropia. Secondo Percoco, l’auto-custodia degli asset digitali non dovrebbe essere l’eccezione a queste regole.
Risposta di Coldcard e implicazioni legali
Una volta confermata la vulnerabilità, Coldcard ha sospeso tutte le spedizioni dei dispositivi e ha distrutto le unità rimaste nei propri impianti che montavano il firmware compromesso. Al contempo, ha invitato gli utenti proprietari di dispositivi affetti a non disfarsene, perché potrebbero risultare utili nelle indagini o nel recupero di fondi.
Coldcard ha annunciato:
“Il nostro team legale coordinerà, se necessario, con le forze dell’ordine in più giurisdizioni per supportare gli sforzi volti a identificare i responsabili.”
Impatto sul mercato e sulla fiducia nella self-custody
Questo episodio solleva interrogativi rilevanti per il mercato delle criptovalute: un difetto che permane anni senza essere individuato mina la fiducia degli utenti nella self-custody, spingendo alcuni verso soluzioni custodiate o verso dispositivi di marchi concorrenti che possano dimostrare controlli più rigorosi.
Per gli investitori e per gli operatori del settore, la vicenda sottolinea l’importanza di valutare non solo la reputazione del produttore, ma anche la qualità dei processi di test indipendenti e la trasparenza del ciclo di sviluppo del firmware. Tale attenzione potrebbe tradursi in una rivalutazione del prezzo delle azioni o dei token associati a progetti che puntano sulla self-custody, oltre a orientare flussi di capitale verso fornitori che adottano certificazioni riconosciute a livello internazionale.
Dal punto di vista regolamentare, è plausibile un aumento delle richieste di certificazione per dispositivi crittografici destinati alla gestione di asset digitali, con possibili ricadute sui tempi di immissione sul mercato e sui costi di compliance per i produttori.
Consigli pratici per gli utenti
Gli esperti invitano gli utenti a verificare gli aggiornamenti ufficiali del produttore, a trasferire fondi su wallet considerati sicuri o controllati, e a non abbandonare i dispositivi interessati prima di aver ricevuto istruzioni dalle autorità competenti o dal produttore stesso.
In scenari simili, è prudente anche rivalutare le pratiche di conservazione delle chiavi e considerare l’adozione di procedure multifirma o di backup distribuiti per ridurre l’esposizione a singoli punti di guasto.
In sintesi
- La vicenda evidenzia come la mancanza di verifiche end-to-end sulle sorgenti di entropia possa trasformare un aggiornamento software in un rischio sistemico, con potenziali ripercussioni sulla fiducia degli investitori nel mercato delle criptovalute.
- I produttori di hardware wallet che adotteranno certificazioni e test indipendenti avranno un vantaggio competitivo, poiché gli investitori e gli utenti privilegeranno soluzioni trasparenti e verificabili, aumentando il valore percepito del loro prodotto.
- Per il contesto economico italiano, una maggiore regolamentazione e standardizzazione dei dispositivi di custodia potrebbe tradursi in barriere all’ingresso e costi di conformità più alti, ma anche in una riduzione del rischio sistemico per i piccoli risparmiatori che adottano la self-custody.