Coinbase punta a diventare l’exchange tuttofare del Canada, ma avverte che prima servono regole più chiare
- 29 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Richmond ha spiegato:
“Non è necessariamente solo una questione regolamentare; è semplicemente la natura diversa delle regole.”
Per Richmond il ritardo percepito non deriva tanto da una lentezza dei regolatori, quanto da una differenza strutturale tra i quadri normativi del Canada e dei Stati Uniti. Secondo il suo punto di vista, la soluzione non è soltanto accelerare le procedure, ma armonizzare norme e approcci in modo che siano applicabili in modo coerente su tutto il territorio nazionale.
Un quadro normativo in evoluzione
Negli ultimi mesi i regolatori canadesi hanno intensificato il confronto con gli operatori di mercato sui prodotti digitali, mostrando disponibilità a definire nuovi quadri normativi per sostenere un settore in rapida crescita. Questo dialogo attivo è stato interpretato da Richmond come un segnale positivo, anche se resta la necessità di tradurre le prassi in norme chiare e uniformi.
Un esempio citato come particolarmente significativo è il nuovo Stablecoin Act, approvato dal governo federale canadese. La legge è stata accolta come un tassello importante per regolare gli stablecoin emessi in dollari canadesi e creare certezze per gli emittenti e gli investitori.
Esempio pratico: CADD e Tetra Trust
Subito dopo l’entrata in vigore del Stablecoin Act, si è registrata la nascita del primo stablecoin canadese regolamentato emesso da un’istituzione finanziaria: CADD, lanciato da Tetra Trust. L’iniziativa è supportata da gruppi rilevanti come Wealthsimple, Shopify e il National Bank of Canada, e rappresenta un test concreto della capacità del mercato di operare all’interno di un contesto regolamentato.
La creazione di CADD dimostra che è possibile conciliare innovazione e requisiti di conformità, ma pone anche la sfida successiva: adattare le regole ai prodotti che vanno oltre lo spot trading, includendo pagamenti, derivati, titoli tokenizzati e la finanza decentralizzata (DeFi).
Perché uno strumento nazionale
Richmond suggerisce che, anziché lasciare agli operatori l’interpretazione delle direttive vigenti, convenga “codificare” le prassi esistenti in un strumento nazionale che assicuri applicazione uniforme tra le diverse autorità di vigilanza provinciali. Una simile armonizzazione ridurrebbe le incertezze legali per chi sviluppa prodotti digitali e faciliterebbe la crescita del settore.
Per strumento nazionale si intende un insieme coerente di regole sui valori mobiliari adottato su base nazionale, in grado di sostituire o integrare disposizioni divergenti tra province e territori. Questo approccio mira a semplificare la compliance, attrarre investimenti esteri e permettere alle imprese fintech di operare con standard comuni, senza dover negoziare requisiti diversi a seconda della giurisdizione.
Tuttavia, l’adozione di un tale strumento richiede coordinamento istituzionale: il governo federale e le autorità provinciali devono concordare principi su protezione degli investitori, requisiti patrimoniali, norme antiriciclaggio e supervisione tecnologica. Solo così si potrà bilanciare innovazione, stabilità finanziaria e tutela del risparmio.
Implicazioni per il mercato e gli investitori
Un quadro normativo chiaro e omogeneo può ridurre il premio di rischio percepito dagli investitori istituzionali, incoraggiando capitali verso strumenti digitali regolamentati come gli stablecoin emessi da banche o le emissioni di titoli tokenizzati. Allo stesso tempo, maggiore certezza normativa rende più semplice la partnership tra istituti tradizionali e attori crypto.
Per le imprese, la codificazione in un strumento nazionale rappresenterebbe una diminuzione dei costi legali e di compliance legati alla molteplicità di regole provinciali, favorendo economie di scala e accelerando l’innovazione nei servizi di pagamento e nei prodotti finanziari digitali.
Infine, sul piano internazionale, un modello canadese ben articolato potrebbe fungere da benchmark per altre giurisdizioni e influenzare il dialogo regolatorio tra continente americano ed europeo, con potenziali ricadute anche per operatori e investitori italiani interessati a collaborazioni o a scelte di allocazione del capitale.
In sintesi
- Un strumento nazionale coerente ridurrebbe l’incertezza legale, abbassando il rischio percepito e potenzialmente attirando maggiori investimenti istituzionali nel mercato dei digital asset.
- L’armonizzazione facilita le partnership tra banche tradizionali e operatori crypto, accelerando l’introduzione di prodotti regolamentati come stablecoin e titoli tokenizzati.
- Per l’Italia e l’Europa il modello canadese offre spunti pratici su come bilanciare tutela degli investitori e promozione dell’innovazione fintech, con possibili opportunità di collaborazione transatlantica.