Sardegna corre contro il tempo per salvare Cermed
- 23 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Corsa contro il tempo per salvare la fabbrica di ceramiche Cermed a Guspini in Sardegna: l’obiettivo è rilanciare la produzione di piastrelle e tutelare l’occupazione di oltre cento addetti, ma la fabbrica è travolta da una crisi legata ai costi energetici e logistici.
Lo stabilimento, nato nel Medio Campidano con i fondi destinati alla conversione delle attività minerarie, impiega circa 120 lavoratori e fronteggia difficoltà derivanti dalla mancanza di approvvigionamento di gas metano, dagli elevati prezzi dell’energia elettrica e dall’aumento dei costi del trasporto su gomma e marittimo, vista la forte incidenza delle esportazioni verso mercati oltremare.
Contesto e cause della crisi
La combinazione di fattori strutturali e congiunturali ha messo in difficoltà la competitività dello stabilimento. Sul versante energetico pesa l’assenza di una rete metanifera stabile nell’isola, che costringe molte imprese a soluzioni più costose o a forniture intermittenti.
A questi elementi si sommano gli aumenti nei costi di trasporto: il rincaro dei carburanti e il meccanismo delle emissioni legato al ETS hanno inciso sui prezzi di produzione e sulle tariffe per la logistica internazionale, con effetti amplificati per chi realizza la parte più consistente del proprio fatturato all’estero.
Inoltre, l’accesso al credito e la relazione con le banche sono diventati fattori critici: limitazioni operative del sistema finanziario locale possono aggravare la situazione di aziende già sotto pressione, impedendo interventi tempestivi di gestione o ristrutturazione.
Azioni intraprese e mobilitazione
La direzione aziendale ha temporaneamente sospeso la produzione per mettere in sicurezza impianti e personale e ha avviato le procedure per il concordato in bianco, oltre a ricorrere alla Cassa integrazione guadagni straordinaria per crisi aziendale a tutela dei lavoratori.
Gigi Loi, segretario regionale della Uiltec, ha dichiarato:
“L’attenzione è ora alle procedure in corso, in parte avviate ma da completare, e per queste serve l’impegno di tutti, lavoratori e istituzioni, perché l’obiettivo è salvare un’azienda considerata strategica non solo per il territorio ma per l’intero panorama regionale.”
Gigi Loi ha aggiunto:
“Su questo punto è necessario che si acceleri anche il percorso per la realizzazione del metanodotto. In questo caso i comuni devono fare la loro parte.”
La sospensione delle attività produttive ha generato una mobilitazione in difesa del sito: la Regione ha sollecitato un intervento del Mimit e a Guspini è stata convocata un’assemblea pubblica con amministratori locali e regionali per discutere l’emergenza.
Gigi Loi ha aggiunto:
“La priorità è completare le procedure rapidamente: il tempo a disposizione scade il 31 agosto e confidiamo di ricomporre il quadro entro quella data.”
Richieste e possibili soluzioni
Sindacati e istituzioni richiedono interventi su più fronti. In primo luogo, va accelerata l’opera infrastrutturale del metanodotto per garantire un approvvigionamento energetico più economico e stabile, condizione essenziale per la competitività industriale sull’isola.
In secondo luogo, è stata rilanciata l’idea della continuità territoriale delle merci: misure di sostegno al trasporto marittimo e terrestre potrebbero attenuare l’impatto dei rincari sui costi logistici delle imprese esportatrici.
Sul piano finanziario risultano necessarie garanzie pubbliche per facilitare l’accesso al credito e interventi mirati di aiuto di Stato compatibili con le regole europee, oltre a strumenti di supporto temporaneo per la riduzione del carico energetico nell’anno di transizione.
A livello territoriale, i sindacati hanno chiesto un ruolo attivo dei comuni e della Regione per coordinare le misure e favorire l’ingresso di potenziali investitori o partner industriali in grado di rilanciare la produzione e consolidare i livelli occupazionali.
Per il settore ceramico, strategico per alcune economie locali italiane, la vicenda di Cermed evidenzia come la sostenibilità industriale dipenda oggi tanto da infrastrutture energetiche e logistiche quanto da decisioni di politica industriale e finanziaria a livello nazionale e regionale.
In sintesi
- La crisi di Cermed mette in luce la vulnerabilità delle imprese insulari alla variabilità dei costi energetici e logistici: interventi infrastrutturali come il metanodotto sono prioritari per migliorare la competitività.
- Per gli investitori, il caso segnala opportunità nella catena energetica e nella logistica sostenibile in Sardegna: progetti che riducano i costi fissi possono migliorare i rendimenti industriali sul medio periodo.
- Misure di politica pubblica—garanzie sul credito, continuità delle merci e aiuti temporanei all’energia—sono strumenti essenziali per evitare la perdita di capacità produttiva e occupazionale in settori export-oriented.