Crisi in Russia e Iran spingono Repsol e TotalEnergies a profitti record
- 23 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Il rialzo del prezzo del greggio e i maggiori margini derivanti dalla raffinazione, alimentati dalle tensioni nello Stretto di Hormuz e dalla prolungata crisi in Medio Oriente, stanno sostenendo utili e quotazioni dei principali gruppi petroliferi europei.
Repsol
Repsol ha dichiarato:
“elevata volatilità sui mercati energetici” e “offerta limitata”.
La compagnia spagnola ha riportato i risultati del primo semestre con un utile netto che è più che triplicato, arrivando a 2,2 miliardi di euro, pari a un incremento del 265% rispetto ai 603 milioni di euro dello stesso periodo del 2025. L’utile netto rettificato nei sei mesi è stato di 2,71 miliardi di euro, in crescita rispetto a 1,16 miliardi nel 2025 (+135%). Solo tra aprile e giugno l’utile rettificato è salito a 1,84 miliardi rispetto ai 598 milioni dell’anno precedente. Il titolo ha chiuso a Madrid in rialzo del 3,8%.
La società prevede che i margini di raffinazione rimarranno elevati anche il prossimo anno, sostenuti dalle persistenti tensioni geopolitiche nella regione del Golfo e dalle interruzioni nella produzione di alcune raffinerie russe. Le limitazioni dell’offerta, legate a interruzioni intermittenti nello Stretto di Hormuz e agli attacchi contro impianti in Russia, hanno aumentato la volatilità dei prezzi e favorito margini più alti per i raffinatori europei.
Josu Jon Imaz ha dichiarato:
“Sono convinto che esistano solide ragioni a sostegno di ottimi margini di raffinazione, non solo nel 2026, ma anche nel 2027.”
Imaz ha sottolineato che i fermi impianto nelle raffinerie russe rappresentano un rischio per il mercato europeo dei distillati medi comparabile o addirittura superiore a quello derivante da Hormuz, avendo interessato tra il 45% e il 50% della capacità di raffinazione russa. Ha inoltre evidenziato la resilienza della domanda globale di carburante, i consumi sostenuti in Spagna e Portogallo, le scorte ridotte nei principali mercati e la necessità di interventi di manutenzione nelle raffinerie come fattori che sostengono i margini.
In caso di un peggioramento della crisi nello Stretto di Hormuz, Repsol dispone di scorte, impianti e capacità produttiva ritenute sufficienti per coprire l’intero fabbisogno di carburante per aerei della Spagna. L’azienda ha inoltre indicato la possibilità di disporre di una capacità eccedente fino al 30% della produzione che potrebbe rifornire altri clienti qualora i fornitori esterni dovessero ridurre le forniture.
Repsol prevede una produzione di circa 600.000 barili di petrolio equivalente al giorno entro la fine del 2026, grazie all’avvio del progetto Pikka in Alaska, al miglioramento della produzione in Venezuela, alla crescita nelle aree di shale come il Marcellus e all’aumento della resa nei giacimenti di Leon-Castile. La società lancerà un terzo programma di riacquisto di azioni proprie a ottobre e intende mantenere una distribuzione totale agli azionisti entro il target del 30%-40% del flusso di cassa operativo.
TotalEnergies
Anche la major francese TotalEnergies ha registrato una forte performance, con un aumento degli utili del 67% nel secondo trimestre e il miglior risultato trimestrale degli ultimi tre anni. L’utile netto rettificato è stato di circa 6 miliardi di dollari, sostenuto da una solida attività di raffinazione e trading. Il titolo ha chiuso a Parigi in rialzo e la società ha confermato un programma di riacquisto di azioni da 1,5 miliardi di dollari nel terzo trimestre, supportando la remunerazione degli azionisti.
I forti flussi di cassa derivanti dai margini di raffinazione consentono ai gruppi integri nella filiera petrolifera di finanziare buyback e dividendi, oltre a coprire investimenti operativi. Tuttavia, la dipendenza dai mercati delle materie prime e dalle dinamiche geopolitiche aumenta la volatilità dei rendimenti per gli investitori.
Per il contesto europeo, margini elevati nella raffinazione significano un miglioramento dei conti aziendali ma anche un potenziale effetto sui prezzi al consumo e sull’inflazione energetica. I gruppi petroliferi possono sfruttare la finestra di profitto per accelerare investimenti nella transizione energetica o consolidare la posizione finanziaria, a seconda delle strategie adottate dal management e delle aspettative degli investitori.
Per gli investitori italiani, la combinazione di margini elevati e incertezza geopolitica richiede una valutazione bilanciata: i titoli energetici possono offrire flussi di cassa più robusti nel breve termine, ma espongono anche al rischio di improvvisi shock di offerta e a pressioni regolatorie legate agli obiettivi climatici europei.
In sintesi
- Margini di raffinazione più elevati stanno rafforzando i flussi di cassa delle major europee, offrendo potenziale supporto a buyback e dividendi ma anche incentivando decisioni strategiche su investimenti green.
- Per gli investitori italiani si apre una finestra di opportunità nei titoli energetici, bilanciata però da rischi geopolitici e dalla possibile volatilità dei prezzi del carburante a livello domestico.
- L’aumento dei ricavi del settore può tradursi in pressioni al rialzo sull’inflazione energetica, con possibili implicazioni per la politica monetaria e per i costi industriali in Italia.