Mercedes negozia con gli Usa per scongiurare il blocco sul mercato americano

Da mesi le vendite di auto tedesche in Cina sono in calo e ora sussiste il rischio che le restrizioni legali possano limitare anche la presenza di Mercedes sul mercato statunitense. Il gruppo di Stoccarda sta lavorando per attenuare una proposta normativa che, se approvata, potrebbe vietare la commercializzazione negli Stati Uniti per via della sua partecipazione azionaria parziale in Cina.

Il disegno di legge bipartisan, presentato ad aprile dai senatori Elissa Slotkin e Bernie Moreno, punta a proibire la vendita di veicoli connessi prodotti da case automobilistiche la cui partecipazione azionaria sia superiore al 15% nelle mani di entità cinesi. Con una quota vicina al 20% di capitale riconducibile a soggetti cinesi, la posizione di Mercedes rientrerebbe nella soglia prevista dalla bozza.

Intervento sulle regole

Secondo fonti che hanno esaminato il testo, Mercedes sta cercando di ottenere una modifica del provvedimento per innalzare il limite di partecipazione ammessa al 25%. Una soglia più alta equiparerebbe la disciplina prevista per le case automobilistiche a quella che il disegno di legge intende imporre ai fornitori di componentistica e ai produttori di software per la connettività. Parallelamente, alcuni legislatori stanno valutando di sostituire la soglia numerica con criteri qualitativi, orientati a misurare i reali rischi per la sicurezza nazionale, piuttosto che il mero valore percentuale di partecipazione.

Mercedes-Benz ha affermato:

“Mercedes-Benz continua a sostenere la legislazione volta a proteggere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Mercedes-Benz rimane inoltre impegnata a garantire che qualsiasi legislazione non abbia un impatto sulle nostre attività.”

Le misure in arrivo

La proposta è stata assegnata alla Commissione del Senato per il Commercio, la Scienza e i Trasporti, che esaminerà il testo e dovrà decidere eventuali emendamenti. Questo comitato ha competenze centrali sulle norme che riguardano il commercio e le infrastrutture tecnologiche, perciò le audizioni e i pareri espressi dai suoi membri influenzeranno significativamente l’iter. Se la Commissione approvasse una versione emendata, il provvedimento dovrebbe poi ottenere il via libera dell’intero Senato, passare alla Camera e infine venire firmato dal Presidente per diventare legge.

Il dibattito politico che accompagna il provvedimento riflette tensioni più ampie tra Stati Uniti e Cina sulle tecnologie sensibili e sulla protezione dei dati. La scelta di legare restrizioni a una percentuale di partecipazione finanziaria è soltanto uno degli strumenti valutati: l’alternativa sarebbe una valutazione caso per caso del controllo effettivo, dei rapporti di governance e dei rischi di accesso ai dati dei veicoli connessi.

Dal punto di vista economico e degli investimenti, l’ipotesi di restrizioni nei confronti di imprese con legami finanziari o tecnologici con la Cina introduce un elemento di incertezza regolatoria che può incidere sulla valutazione delle azioni e sui piani industriali. Aziende europee con significativa esposizione al mercato cinese potrebbero dover rivedere strategie di governance, accordi di partecipazione e modelli di approvvigionamento per ridurre la vulnerabilità a shock normativi esterni.

Per le filiere italiane della componentistica e per i fornitori di software per l’automotive, la possibile introduzione di criteri restrittivi negli Stati Uniti impone un monitoraggio attento: scenari di esclusione parziale dal mercato americano per prodotti “connessi” comporterebbero ricadute sulla domanda e sulla pianificazione degli investimenti, con effetti su ricerca, sviluppo e localizzazione produttiva.

Gli operatori finanziari e gli investitori dovrebbero considerare questo processo legislativo come un rischio politico e regolatorio da incorporare nei modelli di valutazione: oltre alla possibile perdita di quote di mercato negli Stati Uniti, conta l’effetto segnale su partnership tecnologiche e joint venture in Cina, nonché la necessità di adeguare la governance societaria per tutelare l’accesso ai mercati globali.

In sintesi

  • L’esame del provvedimento statunitense introduce una nuova variabile regolatoria che può penalizzare aziende con esposizione azionaria cinese, alterando valutazioni e piani industriali sul medio termine.
  • Per gli investitori, il rischio principale è la crescita della volatilità legata all’incertezza normativa: è opportuno monitorare l’entità dell’esposizione geografica ai ricavi e l’eventuale necessità di riallocare portafogli settoriali.
  • Dal punto di vista della filiera italiana, eventuali restrizioni sui “veicoli connessi” potrebbero ridurre la domanda di componenti ad alta integrazione software, accelerando la necessità di investimenti in adattamento tecnologico e diversificazione dei mercati.


Author: Tony
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