Logistica, allarme: mancano 60mila figure professionali in Italia

La logistica italiana sta attraversando criticità strutturali significative: manca una componente di personale stimata in circa 60mila unità e permane una diffusione limitata di tecnologie automatizzate nei magazzini, con il 65% delle strutture prive di soluzioni di automazione. L’allarme è stato rilanciato da Andrea Franceschelli, vicepresidente e direttore generale di Due Torri spa.

Andrea Franceschelli ha dichiarato:

“C’è un gap di talento di circa 60mila figure professionali: si tratta di un problema che si inserisce in un contesto globale dove, secondo il MHI annual industry report, il 90% delle organizzazioni della supply chain segnala effetti negativi legati alla carenza di manodopera.”

Nel 2026, 78mila aziende e ricavi per 111,2 miliardi

Negli ultimi anni la funzione della logistica si è evoluta da attività di movimentazione a leva strategica per la competitività delle imprese. Dati dell’Osservatorio contract logistics Gino Marchet del Politecnico di Milano mostrano che il numero di imprese attive è diminuito rispetto al passato, passando dalle circa 114.500 del 2009 a quasi 78.000 nel 2026, mentre il fatturato aggregato è salito a €111,2 miliardi.

Il peso della logistica conto terzi è aumentato, con un’incidenza che è passata dal 36,4% al 43,3%, trainata dall’adozione di piattaforme digitali per la condivisione dati, strumenti di simulazione scenari e sistemi avanzati di intelligenza artificiale. Tuttavia il comparto ha dovuto anche sostenere pressioni inflazionistiche rilevanti: dal 2009 si registrano aumenti dei costi che comprendono +116% nel costo del denaro, +46% per l’energia elettrica e +16% per la manodopera, con una redditività media (Ebitda) attorno al 6%.

Solo il 35% dei punti di stoccaggio ha una soluzione di digitalizzazione

In termini di magazzinaggio, i report internazionali evidenziano che la modernizzazione degli hub di stoccaggio è considerata prioritaria. Il Global trade observatory annual outlook report, presentato al forum economico mondiale di Davos, ha rilevato:

“Il 39% dei decision maker globali identifica gli hub di stoccaggio e i magazzini come la priorità strategica principale per le infrastrutture future.”

Un altro studio, il Global supply chain resilience report, mette in evidenza gli impatti economici della non adeguatezza strutturale: le imprese che operano in strutture obsolete sostengono costi operativi aggiuntivi e perdite di produttività che possono arrivare al 12% del budget dedicato alla supply chain. Per questo motivo, gli investimenti in hub moderni non sono solo un miglioramento operativo, ma una necessità finanziaria per preservare la marginalità aziendale.

Il quadro italiano è altrettanto critico: dati dell’Osam, l’osservatorio sull’automazione industriale nazionale, indicano che il 65% dei magazzini in Italia è privo di tecnologie di automazione, mentre solo il 35% ha integrato almeno una soluzione di digitalizzazione dei processi. Questa diffusione limitata penalizza efficienza, tempi di consegna e resilienza della rete logistica nazionale.

La combinazione tra carenza di competenze e ritardo tecnologico porta a una doppia esigenza: accelerare la formazione tecnica e incentivare gli investimenti in automazione e digitalizzazione. Politiche pubbliche mirate, fondi per la transizione digitale e programmi di formazione professionale possono attenuare il gap, così come partenariati pubblico‑privati per progetti pilota che rendano scalabili le soluzioni più efficaci.

Per le imprese italiane la sfida è anche strategica: modernizzare i magazzini significa ridurre i costi operativi, migliorare i livelli di servizio e aumentare la resilienza alle oscillazioni di mercato. Sul piano finanziario, il settore presenta opportunità per investimenti in tecnologie di automazione, software di gestione logistica e nel comparto immobiliare industriale dedicato alla logistica moderna.

In sintesi

  • La persistente carenza di manodopera stimola una domanda incrementale di soluzioni automatizzate; gli investitori in tecnologie robotiche e sistemi WMS possono trovare opportunità di crescita in Italia.
  • L’arretratezza digitale dei magazzini è un fattore di rischio per la competitività delle filiere; programmi di finanziamento e incentivi pubblici per l’innovazione logistica saranno decisivi per contenere i costi e migliorare i margini aziendali.
  • La riqualificazione della forza lavoro rappresenta un’occasione per coniugare politiche del lavoro e investimenti produttivi: formazione tecnica e percorsi duali possono ridurre il mismatch tra domanda e offerta di competenze.
  • Per gli operatori immobiliari e i fondi infrastrutturali, la trasformazione degli hub in centri automatizzati genera valore aggiunto a lungo termine, aumentando l’attrattività degli asset logistici sul mercato europeo.


Author: Tony
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