Export in crescita: Milano e Firenze guidano le province con le vendite più alte
- 18 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La classifica dei territori italiani con le migliori performance di export nel 2025 mette in luce un podio composto dalle regioni Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, mentre tra le province primeggiano Milano, Firenze e Torino. Questa graduatoria è tratta dall’Annuario statistico “Commercio estero e attività internazionali delle imprese”, realizzato da Ice e Istat e pubblicato nei giorni scorsi.
Il quadro nazionale
Il bilancio complessivo dell’Italia nel 2025 mostra una crescita del 3,3% in valore delle esportazioni di merci rispetto all’anno precedente, un risultato che riflette una capacità di contenere i danni in un contesto internazionale caratterizzato da tensioni commerciali e da una frammentazione delle catene produttive. Tra i fattori che hanno sostenuto la ripresa figura l’effetto positivo del settore farmaceutico, oltre a un contributo significativo delle regioni del Centro.
I dati indicano inoltre che il tasso di crescita è rimasto sostanzialmente stabile nei primi quattro mesi del 2026, suggerendo una fase di consolidamento piuttosto che una rapida accelerazione.
Le province in testa
Nella classifica provinciale, Milano mantiene la prima posizione con un valore delle esportazioni pari a 56,1 miliardi di euro, nonostante un calo del 2,8% rispetto al 2024. Subito dietro si collocano Firenze e Torino. In particolare Firenze registra una crescita molto marcata (+41,3%), arrivando a 34,2 miliardi di euro, mentre Arezzo segna un +19,3% (18,5 miliardi).
Completano la top ten provinciale nomi legati a forti distretti manifatturieri: Vicenza, Bergamo, Bologna, Brescia e Modena. Tra le dieci prime, la variazione più consistente è quella di Firenze, mentre per la maggior parte delle province si riscontrano incrementi delle vendite estere; solo Vicenza mostra una lieve flessione.
Il Sud nelle retrovie
Allargando lo sguardo alle prime trenta province per valore di export, solo sette hanno segnato una diminuzione rispetto al 2024. Tuttavia il Mezzogiorno resta sottorappresentato: tra le prime trenta compare un’unica provincia meridionale, Napoli, collocata al quattordicesimo posto con 14,5 miliardi di euro (+3,7%).
Per trovare altre province del Sud bisogna scorrere la graduatoria: Siracusa emerge al 35esimo posto, dato influenzato in larga parte dall’attività del polo petrolchimico, mentre Bari si posiziona al 44esimo posto con circa 5 miliardi di vendite estere. Questi numeri riflettono problemi strutturali legati a specializzazione produttiva, infrastrutture e attrazione di investimenti.
Implicazioni economiche e politiche
La fotografia tracciata dall’Annuario evidenzia alcune linee di criticità e opportunità: la concentrazione delle performance positive in aree con distretti manifatturieri avanzati e in settori ad alto valore aggiunto suggerisce che la ripresa è guidata da segmenti specifici dell’economia.
Per il policy maker italiano la sfida è duplice: sostenere la resilienza delle filiere esposte a shock internazionali e promuovere politiche di coesione territoriale che favoriscano la diffusione degli investimenti produttivi verso il Mezzogiorno. Dal punto di vista degli operatori e degli investitori, i risultati indicano opportunità in logistica, tecnologie per la produzione e nella farmaceutica, oltre alla necessità di strategie volte a mitigare i rischi legati a barriere commerciali e criticità delle catene di approvvigionamento.
In sintesi
- La dipendenza da pochi settori ad alta intensità tecnologica rende il sistema export italiano sensibile ai cicli globali: diversificare le filiere può ridurre la vulnerabilità agli shock esterni.
- La supremazia di province del Centro-Nord evidenzia un divario regionale che richiede interventi mirati in infrastrutture e capitale umano per stimolare investimenti nel Mezzogiorno.
- Per gli investitori, il focus su nicchie come la farmaceutica e i distretti manifatturieri offre potenziali ritorni, ma impone attenzione alla gestione del rischio geopolitico e alla resilienza delle forniture.