Ostilità tra Usa e Iran nello stretto di Hormuz trascinano le criptovalute al ribasso dopo una settimana positiva: Crypto Markets Today
- 13 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Il mercato delle criptovalute ha registrato una flessione durante le sessioni asiatiche ed europee di lunedì: Bitcoin (BTC) è scivolato da oltre $64.300 al close settimanale a circa $63.100, una perdita attorno all’1% rispetto alla chiusura settimanale.
Le monete alternative hanno sofferto cali più pronunciati: in particolare LIT ha guidato le vendite, cedendo circa l’8% nella sua prima correzione significativa dopo un rally superiore al 200% negli ultimi due mesi.
L’ondata di avversione al rischio ha investito anche i mercati azionari asiatici: l’indice Kospi della Corea del Sud ha perso il 9,2% dopo il tonfo del 15% di SK Hynix, società di semiconduttori che ha debuttato sui mercati statunitensi venerdì. Anche il Nikkei giapponese e l’indice SSE cinese hanno registrato ribassi superiori al 2%.
La dinamica negativa è stata in parte attribuita alla ripresa delle tensioni in Medio Oriente: Iran e Stati Uniti si sono scontrati con attacchi aerei reciproci, incentrati sul controllo dello Stretto di Hormuz, elemento che ha riattivato il profilo di rischio geopolitico globale.
Per la seduta statunitense, i futures indicano un’apertura in calo: i contratti sul Nasdaq 100 e sul S&P 500 segnano ribassi rispettivamente di circa lo 0,9% e lo 0,25% dall’inizio della giornata. Va inoltre considerato che, prima del fine settimana, Bitcoin e il mercato cripto avevano mostrato una fase rialzista, per cui parte della correzione di lunedì può essere spiegata con prese di profitto.
Posizionamento sui derivati
Il posizionamento sui derivati di Bitcoin è rimasto relativamente stabile: l’open interest (OI) si è attestato intorno a $17 miliardi, mentre la base annualizzata a tre mesi è rimasta sul 3,8%.
I tassi di funding risultano lievemente positivi su diverse piattaforme, con l’eccezione di Bybit, dove il funding sui perpetual di BTC è stato vicino a un -13% annualizzato, segnale di differenze nell’equilibrio domanda/offerta tra venue.
Il mercato delle opzioni mostra un orientamento più costruttivo: il rapporto put/call nelle 24 ore è 64/36 a favore delle call. Lo skew delta a una settimana è sceso al 16% dai circa 26% di sette giorni fa, indicando che la domanda per opzioni call si sta attenuando piuttosto che accumulandosi ulteriormente.
La struttura a termine dell’implicita rimane in contango: il fronte corto è intorno al 34%-35%, mentre il lato lungo raggiunge circa il 43% fino a metà 2027, il che suggerisce aspettative di volatilità di medio-lungo periodo relativamente contenute.
Liquidazioni e livelli tecnici
I dati di Coinglass indicano liquidazioni per $253 milioni nelle ultime 24 ore, con una ripartizione long/short di circa 76/24. Le maggiori quote notionali liquidate hanno riguardato BTC (~$70 milioni) e ETH (~$60 milioni).
La mappa delle liquidazioni su Binance individua i $62.000 come livello chiave da monitorare: un cedimento sotto tale soglia potrebbe innescare ulteriori ondate di stop-loss automatici.
Movimenti dei token e indicatori di mercato
Nel segmento dei token legati all’intelligenza artificiale, FET e NEAR hanno mostrato una certa resilienza, guadagnando circa l’1,5% ciascuno nonostante il tono ribassista generale.
Tra i progetti più chiacchierati, LIT e Hyperliquid (HYPE) hanno registrato correzioni: HYPE ha perso circa il 3,3%, scendendo a $65,1, ai minimi dallo scorso 2 luglio.
L’indicatore “Altcoin Season” di CoinMarketCap è salito a 56/100, rispetto alla media di 50 della settimana precedente, segnalando un rinnovato appetito per il rischio dopo mesi di perdite diffuse.
Tra i token più volatili, ADA ha subito una contrazione del 39% a giugno, per poi rimbalare oltre il 40% all’inizio di luglio: il rimbalzo è stato parzialmente eroso con una perdita del 19% dal 4 luglio. Il DEX Jupiter (JUP), basato su Solana, ha invece perso oltre il 15% in una settimana, anche a causa del calo dei volumi giornalieri a circa $17 milioni, contro picchi regolari superiori ai $500 milioni nel 2025.
Contesto geopolitico ed effetti economici
Le tensioni sullo Stretto di Hormuz hanno impatti concreti oltre al mero sentiment: un aumento del premio per rischio geopolitico tende a tradursi in volatilità per le commodity energetiche e in generale in una maggiore avversione per gli asset rischiosi, compresi i mercati azionari e le criptovalute.
Per gli investitori italiani ciò significa dover valutare l’esposizione al rischio globale non solo in ottica criptovalute, ma anche perché eventuali rincari dei prezzi energetici possono influire su inflazione e prospettive di politica monetaria in Europa, con possibili ripercussioni sui tassi e sui mercati obbligazionari.
Dal punto di vista operativo, la stabilità degli indicatori sui derivati suggerisce che il mercato non sta accumulando leva eccessiva nella direzione rialzista: ciò riduce la probabilità di correzioni esplosive dovute a deleveraging ma non elimina i rischi legati a fattori esterni come eventi geopolitici o shock di liquidità su singole piattaforme.
In sintesi
- La recente correzione mette in evidenza la sensibilità del mercato cripto a shock geopolitici; gli investitori italiani dovrebbero monitorare il canale energia/infazione per valutare l’impatto sui portafogli multi-asset.
- La stabilità dell’open interest e della struttura a termine indica un posizionamento prudente: per i gestori è un invito a privilegiare strategie di protezione del rischio piuttosto che esposizioni altamente leveraged.
- La divergenza tra token selezionati (AI-focused) e il mercato generale suggerisce opportunità di selezione attiva, ma richiede attenzione ai volumi di scambio e alla liquidabilità, in particolare su DEX con contrazione dei volumi come Jupiter.
- Per chi valuta allocazioni in criptovalute, una gestione tattica della sensibilità al rischio—con stop-loss, diversificazione e uso misurato delle opzioni—resta fondamentale in un contesto soggetto a eventi esogeni.