Piazza Affari: la sfida per un vero sistema europeo dei mercati

C’è un filo comune che attraversa la maggior parte delle assemblee delle società quotate italiane del 2026: la governance è tornata al centro delle attenzioni degli investitori. Non si tratta solo di valutare politiche di remunerazione o rinnovi dei consigli di amministrazione, ma anche della capacità delle imprese di garantire trasparenza, qualità informativa e preparazione rispetto alle nuove sfide, prime fra tutte l’introduzione dell’intelligenza artificiale.

L’ultima tornata delle assemblee del Ftse Mib, analizzata da Georgeson e discussa durante la quarta edizione dell’evento “Stagione assembleare” organizzato dallo studio legale Chiomenti, fotografa un mercato in cui il dialogo tra società e azionisti è diventato più stabile rispetto agli anni immediatamente precedenti. Si registra un crescente consenso sulle politiche di remunerazione, un livello di partecipazione elevato con un quorum medio del 73,17% e un ruolo sempre più marcato dei grandi investitori istituzionali.

Paolo Valensise ha commentato:

“La riforma del Testo Unico della Finanza (Tuf) non rappresenta un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso più ampio di modernizzazione del mercato dei capitali e della governance delle società quotate. L’ampliamento degli spazi di autonomia statutaria e della flessibilità, soprattutto per neoquotate e PMI, consente di costruire assetti di governance più aderenti alle caratteristiche delle singole imprese, lasciando al mercato il giudizio sui relativi utilizzi.”

Lorenzo Casale ha osservato:

“La proposta di aggiornamento del Tuf è stata accolta positivamente perché adegua il quadro normativo a un mercato in rapida evoluzione. L’applicazione pratica richiederà però un equilibrio tra efficacia dei processi e tutela dei diritti degli azionisti, con particolare attenzione alle dinamiche assembleari.”

Tra delisting e capitali privati

Un momento di confronto più ampio sul posizionamento del mercato azionario italiano è nato dalla tavola rotonda che ha visto la partecipazione di Alessandra Balbo, direttrice generale della Cabina di Regia Mercato dei Capitali del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di Andrea Beltratti, presidente di Revo Insurance, e di Massimo Tononi, presidente di Banco BPM, coordinati da Fabio Tamburini.

Massimo Tononi ha dichiarato:

“Negli ultimi dieci anni Piazza Affari ha visto evaporare circa 130 miliardi di valore: 80 miliardi legati al rapporto tra delisting e IPO e 50 miliardi trasferiti all’estero, in particolare verso l’Olanda. Serve una visione sistemica che aumenti l’integrazione con i mercati europei: se vogliamo avere peso dobbiamo pensare e agire a livello continentale.”

I numeri sottolineano la tensione tra mercato pubblico e ricorso a capitali privati o transazioni all’estero. Il fenomeno del delisting può essere guidato da scelte strategiche legate a maggiore flessibilità gestionale o a vantaggi fiscali e regolamentari fuori dal perimetro nazionale. Per gli investitori retail e istituzionali italiani questo trend comporta rischi di riduzione dell’offerta di titoli quotati e di minore liquidità, oltre a potenziali effetti sul valore di mercato delle partecipazioni residue.

Nel dibattito è emersa anche la necessità di misure volte a favorire le IPO e la permanenza in borsa: incentivi per le PMI che guardano al mercato, semplificazioni procedurali per le neoquotate, e un quadro regolamentare che valorizzi la permanenza sul listino senza comprimere la tutela degli azionisti. Allo stesso tempo, serve lavorare a livello europeo per rafforzare la competitività complessiva dell’offerta di capitale e la capacità dei mercati continentali di attrarre grandi operazioni.

Un altro tema ricorrente è l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla governance: gli azionisti chiedono maggiore trasparenza sui piani di adozione, sul controllo dei rischi e sulle politiche di compliance. Le imprese che sapranno integrare sistemi di governance adeguati e comunicare chiaramente i benefici e i limiti delle nuove tecnologie potranno ottenere maggiore fiducia dai mercati e dagli investitori istituzionali.

Dal punto di vista normativo, l’entrata in vigore del decreto legislativo 47/2026 che aggiorna il Tuf apre una finestra per sperimentare modelli più flessibili di governance. Tuttavia, come hanno osservato i partecipanti, l’efficacia della riforma si misurerà sulla base delle applicazioni pratiche e della reazione del mercato: saranno necessari monitoraggio e possibili aggiustamenti normativi per evitare risultati non intenzionati.

Per gli investitori italiani, il quadro che emerge richiede attenzione a tre aree: selezione di società con governance trasparente, valutazione dell’esposizione a operazioni di delisting o trasferimenti internazionali e analisi dell’adozione responsabile delle nuove tecnologie come elemento di valore a lungo termine.

In sintesi

  • La maggiore centralità della governance nelle assemblee favorisce società con modelli trasparenti, migliorando la valutazione del rischio per gli investitori orientati al lungo periodo.
  • La pressione sui delisting e i trasferimenti di capitale all’estero riduce la liquidità del mercato italiano: gli investitori dovrebbero diversificare e monitorare la qualità delle informazioni societarie.
  • L’aggiornamento del Tuf può stimolare l’innovazione nei modelli di governance; il successo dipenderà dalla capacità delle autorità di bilanciare flessibilità e tutela dei diritti degli azionisti.
  • L’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle strategie aziendali rappresenta un driver competitivo; gli investitori devono valutare sia le opportunità di crescita sia i rischi di governance associati.


Author: Tony
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