La senatrice Lummis avverte: senza il disegno di legge clarity la Cina supererà gli Stati Uniti nelle criptovalute
- 31 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Cynthia Lummis, senatrice del Wyoming, avverte che, se il Congresso non approverà il CLARITY Act, gli Stati Uniti rischiano di perdere la leadership nel settore delle criptovalute a vantaggio di altri Paesi, in particolare della Cina.
Cynthia Lummis ha dichiarato:
“Se non adottiamo un quadro normativo comprensivo, altri Paesi scriveranno le regole della prossima era finanziaria.”
Cynthia Lummis ha aggiunto:
“L’America ha costruito il sistema finanziario dominato dal dollaro che ha ancorato la stabilità globale per un secolo. Il CLARITY Act garantisce che saremo noi a costruire il prossimo sistema. È il momento di agire, prima che Pechino prenda la decisione.”
Il CLARITY Act è stato portato avanti dalla Commissione Banche del Senato a maggio, dopo mesi di blocco, riaccendendo le speranze dell’industria crypto che la normativa possa diventare legge nel 2026. Tuttavia, l’approvazione non è affatto scontata: sulla proposta pesano l’opposizione del settore bancario e l’avvicinarsi delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti.
Opposizione del settore bancario
Il CEO di JPMorgan, Jamie Dimon, ha espresso netto dissenso verso l’ultima versione del provvedimento, sostenendo che essa consente ancora alle società crypto di pagare interessi sui depositi degli utenti, mentre non impone gli stessi requisiti di AML e di riserva patrimoniale richiesti alle banche tradizionali.
Jamie Dimon ha dichiarato:
“Le banche non lo accetteranno in questo modo.”
Jamie Dimon ha aggiunto:
“Nessuno si sottometterà a quest’uomo o a quella società.”
Il riferimento è alle pressioni esercitate da alcune grandi piattaforme di scambio e dai loro dirigenti per ottenere regole che consentano maggiori margini operativi rispetto al mondo bancario. La disputa mette in luce un nodo centrale: la definizione di norme prudenziali che bilancino sicurezza finanziaria e innovazione tecnologica.
Tempistiche e rischi politici
La finestra per trasformare il CLARITY Act in legge è stretta. Se il testo non verrà firmato entro il 2026, la senatrice Cynthia Lummis ha avvertito che la prossima reale opportunità potrebbe non presentarsi prima del 2030, a causa del calendario elettorale e del possibile consolidamento dell’opposizione lobbistica.
Questo scenario crea incertezza normativa che può tradursi in volatilità di mercato, allontanamento di capitali verso giurisdizioni più favorevoli e potenziali rischi per gli investitori retail e istituzionali che stanno valutando esposizioni in DeFi e asset digitali.
Implicazioni globali e per il mercato europeo
Se gli Stati Uniti non riusciranno a stabilire un quadro chiaro, altri Paesi potrebbero imporre le proprie regole di riferimento per i mercati digitali. Ciò comporterebbe una riorganizzazione delle infrastrutture finanziarie internazionali e favorirebbe la cosiddetta arbitraggio regolamentare.
Per gli operatori europei e per gli investitori italiani, la posta in gioco è concreta: un ritardo normativo negli Stati Uniti potrebbe accelerare flussi di capitale verso mercati alternativi, mentre una disciplina chiara e bilanciata a livello transatlantico potrebbe facilitare l’integrazione degli asset digitali nei portafogli istituzionali.
Dal punto di vista delle politiche pubbliche, il confronto tra lobby bancarie e industria crypto evidenzia la necessità di compromessi tecnici su riserve, trasparenza e misure anti-riciclaggio per garantire stabilità finanziaria senza soffocare l’innovazione.
Possibili scenari futuri
Se il CLARITY Act venisse approvato in una forma che equilibri requisiti prudenziali e crescita del settore crypto, gli Stati Uniti potrebbero mantenere un ruolo centrale nella definizione degli standard globali. In caso contrario, Paesi con approcci più permissivi o più rapidi nell’adozione normativa potrebbero attrarre talenti, imprese e volumi di transazione.
Per il mercato, la fase che precede una possibile approvazione è critica: gli investitori dovrebbero monitorare gli sviluppi legislativi, la posizione delle istituzioni finanziarie e i segnali provenienti dalle autorità di vigilanza per valutare il rischio regolatorio e le opportunità strategiche.
In sintesi
- Un ritardo o un fallimento nell’approvazione del CLARITY Act aumenterebbe l’incertezza regolatoria, favorendo il trasferimento di attività crypto verso giurisdizioni più flessibili e provocando potenziali flussi di capitale fuori dall’area transatlantica.
- L’opposizione delle grandi banche suggerisce che la versione finale del testo dovrà incorporare requisiti prudenziali più stringenti; per gli investitori ciò significa che la normativa potrebbe cambiare sostanzialmente il profilo di rischio degli intermediari crypto.
- Per l’ecosistema finanziario italiano ed europeo, uno sviluppo normativo coordinato con gli Stati Uniti faciliterebbe l’integrazione istituzionale delle criptovalute; in assenza di convergenza, le imprese nazionali potrebbero dover adeguarsi a regole frammentate con impatti su costo del capitale e competitività.