Studio legale statunitense presenta mozione per la ridistribuzione di 344 milioni di USDt
- 15 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Gerstein Harrow LLP ha presentato una nuova istanza in un procedimento esecutivo accessorio, chiedendo al tribunale di obbligare Tether a consegnare oltre 344 milioni di USDt congelati e collegati a entità riconducibili a Iran.
I querelanti sostengono di avere diritto a più di 532 milioni di dollari come danni compensativi e oltre 1,8 miliardi di dollari come danni punitivi per atti di terrorismo “commessi o sponsorizzati dall’Iran” che risalirebbero a oltre venticinque anni fa.
La richiesta si inserisce in una causa più ampia contro la Corea del Nord (DPRK) e l’Iran, volta a reclamare e ridistribuire asset digitali come risarcimento per vittime di diversi e non correlati provvedimenti giudiziari connessi a violenze di matrice statale, una strategia che ha suscitato critiche diffuse nella comunità cripto.
Nel mese di maggio, lo studio legale aveva anche notificato un ordine di blocco contro il Kelp DAO, l’organizzazione autonoma che gestisce la piattaforma di liquid staking, nel tentativo di impedire il trasferimento di Ether (ETH) congelati in relazione allo sfruttamento da 293 milioni di dollari avvenuto ad aprile.
Critici della tattica legale sostengono che utilizzare fondi congelati per soddisfare sentenze non correlate, spesso riferite a casi molto vecchi, ritardi il rimborso alle vittime di furti informatici che hanno un diritto prioritario sui medesimi asset.
Accuse e reazioni della comunità cripto
ZachXBT, noto per le sue indagini on-chain, ha preso di mira le pratiche di Gerstein Harrow LLP, ricordando una lunga serie di azioni legali simili intraprese dallo studio dopo exploit e attacchi informatici, che avrebbero interessato protocolli e piattaforme come Harmony e l’exchange Bybit.
ZachXBT ha dichiarato:
“Si tratta di uno studio legale statunitense predatorio con una strategia che definiamo del tutto inaccettabile.”
ZachXBT ha aggiunto:
“Ogni volta che c’è una nuova vittima del Lazarus Group dopo un exploit e gli asset vengono congelati, questi soggetti intervengono sostenendo di rappresentare un presunto danneggiato della DPRK di 26 anni fa, senza alcuna relazione con il mondo delle criptovalute o con gli hack.”
Ad aprile, l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) degli Stati Uniti aveva ordinato a Tether il congelamento di 344 milioni di dollari in stablecoin collegati a entità iraniane, decisione che ha riacceso il dibattito sul ruolo degli emittenti centralizzati di stablecoin nell’esecuzione di provvedimenti giudiziari e sanzionatori.
La misura di congelamento ha suscitato posizioni contrastanti: da un lato l’attenzione alla conformità normativa e alla lotta al finanziamento illecito, dall’altro dubbi etici e operativi riguardo alla capacità degli emittenti di intervenire sui wallet e sulla segregazione degli asset degli utenti.
Dal punto di vista normativo, la vicenda mette in luce la crescente intersezione tra diritto internazionale, sanzioni economiche e tecnologie decentralizzate: procedimenti giudiziari nazionali che pretendono di incidere su asset distribuiti sollevano questioni di competenza, riconoscimento delle sentenze e tempi di soddisfazione delle vittime.
Per gli attori del mercato, soprattutto per gli investitori europei e italiani, la situazione sottolinea il rischio operativo connesso alla detenzione di stablecoin centralizzate e la necessità di valutare la custodia, la trasparenza degli emittenti e le possibili contingenze legali che possono determinare il congelamento degli asset.
Il procedimento proseguirà nelle sedi giudiziarie competenti, dove si deciderà se e come gli asset congelati potranno essere destinati al soddisfacimento di richieste risarcitorie di lunga data, con possibili ricadute sul mercato delle criptovalute e sulle pratiche di compliance degli operatori.
In sintesi
- La capacità degli emittenti di stablecoin centralizzati di eseguire congelamenti su ordine delle autorità aumenta il rischio operativo per gli investitori, suggerendo una maggiore preferenza per soluzioni con custodia regolamentata.
- Se i tribunali riconosceranno priorità a crediti storici non collegati agli hack, il processo potrebbe ridurre la liquidità di asset digitali congelati e influire sui prezzi degli strumenti coinvolti.
- La controversia evidenzia un vuoto normativo internazionale: servono regole comuni per gestire asset digitali in casi transnazionali, cosa che potrebbe spingere l’Unione Europea e le autorità italiane a chiarire obblighi di reporting e misure di tutela.