Nautica: l’Italia sfida la flessione mondiale
- 14 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Segna una flessione il mercato globale delle nuove costruzioni nautiche: dopo l’espansione del periodo post-pandemia, il triennio 2023–2025 ha visto una stabilizzazione con una variazione media annua del Cagr pari a -2,1%, portando il valore complessivo a circa 33,3 miliardi di euro (con un -3% tra il 2023 e il 2024 e un -1% nel 2025 rispetto al 2024). In controtendenza, la cantieristica italiana registra una crescita media annua attorno al +5% nel periodo 2023–2025 (incluse variazioni del +9% tra 2023 e 2024 e un intervallo tra 0 e +2% nel 2025). Circa il 70% del valore della produzione nazionale è attribuibile ai grandi yacht e ai superyacht, confermando la specializzazione italiana sul segmento di alta gamma; l’Italia consolida inoltre la leadership mondiale nelle nuove ordinazioni di superyacht, con un aumento dei volumi 2020–2025 pari a +1,3% Cagr rispetto al -2,1% globale e una quota attesa del 62% dei nuovi ordini nel 2025.
Report Deloitte‑Confindustria nautica
I dati emergono dalla quarta edizione di un rapporto realizzato da Deloitte in collaborazione con Confindustria nautica, presentato presso la sede di Borsa Italiana. Il documento analizza trend di mercato, struttura della domanda e dinamiche di export che hanno caratterizzato il ciclo successivo alla pandemia.
Piero Formenti, presidente di Confindustria nautica, ha sottolineato:
“Lo studio conferma la resilienza e la capacità competitiva dell’industria nautica italiana in un contesto internazionale complesso e in rapido mutamento. Se a livello mondiale assistiamo a una normalizzazione della crescita con difficoltà per alcuni segmenti della piccola nautica, l’Italia continua a migliorare la propria posizione, raccogliendo ordini di qualità e consolidando la leadership nel comparto dei superyacht ad alto valore aggiunto.”
Lo stesso rapporto mette in evidenza come i segmenti entry-level e mid-size abbiano rallentato, mentre la grande nautica ha mostrato una maggiore resistenza strutturale. Nel 2024 il segmento con motorizzazione entrobordo ha ulteriormente consolidato la propria rilevanza, arrivando al 59% del mercato globale, con motori fuoribordo e vela rispettivamente al 33% e all’8%. Sul piano geografico, Nord America e Europa continuano a pesare in modo significativo, rappresentando insieme il 75% del valore delle nuove imbarcazioni a livello mondiale.
Valore della produzione italiano oltre i 5,4 miliardi
Il book ordini globale dei superyacht si è attestato a 677 unità nel 2025: il segmento 30–40 metri rappresenta circa il 45% del totale, quello 40–60 metri circa il 40% e oltre i 60 metri il restante 15%. Nel corso del 2025 si è osservato un rallentamento nella raccolta ordini, ma con una polarizzazione della domanda verso i megayacht (50 metri e oltre), segnale di una maggiore propensione alla spesa nella fascia alta del mercato.
Per la cantieristica italiana il report stima un valore della produzione tra i 5,4 e i 5,5 miliardi di euro nel 2025 (con un Cagr 2023–2025 intorno al +5%). La motorizzazione entrobordo domina la produzione nazionale con il 93% del valore, a fronte del 56% osservato globalmente. L’export rimane la leva principale del settore: circa il 90% della produzione italiana è destinato ai mercati esteri, di cui il 70% verso Paesi extra‑UE.
Stefano Pagani, direttore dell’ufficio studi di Confindustria nautica, ha spiegato che l’export italiano di imbarcazioni da diporto ha raggiunto, a dicembre 2025, 4,38 miliardi di euro, attestandosi a +2,6% rispetto al 2024. Tuttavia, le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno subito un forte calo (-22%), in gran parte attribuibile all’introduzione di dazi, secondo dati elaborati con il supporto di Fondazione Edison.
La combinazione di specializzazione su prodotti di fascia alta e di un’alta dipendenza dall’export rende il settore sensibile sia alle oscillazioni della domanda globale dei consumatori più ricchi sia agli attriti commerciali e valutari. Il differenziale di performance tra l’Italia e il mercato globale indica la presenza di vantaggi competitivi legati a know‑how produttivo, design e reti di servizi post‑vendita, ma sottolinea anche la necessità di strategie mirate per mitigare l’impatto di barriere tariffarie e logistiche.
Per gli operatori e gli investitori il quadro suggerisce un focus su consolidamento della filiera nazionale, diversificazione geografica dei mercati di sbocco e investimenti in tecnologie produttive e sostenibili che possano rafforzare il valore aggiunto dei prodotti italiani. Sul fronte istituzionale, la priorità è favorire strumenti di diplomazia economica e sostegno all’export per contrastare misure protezionistiche che penalizzano segmenti strategici del Made in Italy.
In sintesi
- La concentrazione italiana nel segmento premium riduce la sensibilità alle fluttuazioni di volume, ma aumenta l’esposizione a rischi politici e tariffari; per gli investitori ciò implica valutare l’esposizione geografica e la capacità di prezzo dei cantieri.
- La robustezza dell’export suggerisce opportunità per rafforzare la catena di fornitura nazionale e catturare maggior valore interno attraverso servizi correlati (refit, manutenzione, design).
- La dipendenza da mercati extra‑UE rende cruciale la diversificazione commerciale e iniziative diplomatiche mirate per ridurre l’impatto di dazi e barriere non tariffarie che comprimono margini e volumi.
- Politiche industriali orientate a sostenibilità e innovazione tecnologica possono aumentare l’attrattività degli investimenti nel settore, migliorando la resilienza a shock esterni e la competitività a lungo termine.