Veneto: transizione 4.0 e 5.0 rilanciano produttività, competitività e occupazione
- 3 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Carron ha osservato:
“In uno scenario geopolitico che pesa sulle prospettive di crescita e richiederebbe rapidità e concretezza di risposte, ogni settimana di incertezza incide sulla pianificazione delle aziende e diventa paradossalmente un freno.”
Gli investimenti
Negli ultimi anni le imprese italiane hanno concentrato gli investimenti su interventi volti a innalzare produttività ed efficienza dei processi produttivi, nonché a ridurre l’impatto energetico e ambientale. Le priorità dichiarate includono il miglioramento della produttività (sostenuto da circa l’86% delle realtà), misure per l’efficienza energetica e ambientale (intorno al 67%) e iniziative per rafforzare il vantaggio competitivo e l’accesso a mercati esteri (circa il 55%).
Tra le categorie di spesa prevalgono soluzioni digitali e tecnologiche: software e sistemi digitali (adottati da oltre il 77% delle imprese), beni strumentali connessi (69%), formazione con orientamento 4.0 (più del 53%), sensori IoT e data analytics (oltre il 51%). Anche automazione, robotica ed efficienza energetica rivestono un ruolo significativo nei piani di investimento.
La tecnologia, in questa lettura, non rimpiazza il lavoro umano ma lo integra e lo qualifica: per il 66,7% delle aziende gli investimenti legati ai percorsi 4.0 e 5.0 hanno favorito un aumento degli occupati (con un 24% che segnala una crescita significativa) o hanno permesso di mantenere posti di lavoro che altrimenti sarebbero stati persi.
Nel quadriennio 2022-2025 il campione considera un ampliamento complessivo dell’organico pari a +12,8% (pari a circa 8.000 nuove posizioni tra le imprese considerate). Parallelamente si registra un’accelerazione nelle competenze: il 72% ha introdotto figure tecnico-specialistiche legate alla digitalizzazione e all’automazione, il 61,5% ha avviato processi di riqualificazione digitale e green del personale e il 32,9% ha assunto esperti in sostenibilità e gestione dell’energia.
Oneri e incertezza
Nonostante i risultati positivi, permangono criticità sul versante degli incentivi: oltre la metà delle imprese valuta il sistema come buono, ma una quota rilevante lo giudica troppo variabile e gravoso da gestire. I principali ostacoli segnalati sono la complessità normativa, l’incertezza sulle scadenze e i continui cambi di regole, oltre all’abbondanza di comunicazioni e adempimenti amministrativi.
Tra le aziende che non hanno sfruttato le misure incentivanti emergono motivazioni ricorrenti: l’assenza di progetti pronti (40%), la carenza di competenze interne per svilupparli (34,4%), la complessità delle norme (26,7%) e procedure burocratiche ritenute troppo onerose (23,9%).
Per rendere il nuovo piano Transizione 5.0 una politica industriale efficace, le imprese richiedono stabilità e semplificazione: il 74,5% chiede che le misure restino in vigore per un arco temporale di 5-7 anni, il 67% sollecita regole e adempimenti più snelli e il 45% auspica una migliore integrazione tra investimenti in beni strumentali e formazione del personale. Gli ambiti prioritari per nuovi incentivi sono l’efficienza energetica (76,5%), la digitalizzazione e automazione dei processi (68%) e la formazione sulle competenze digitali e green (55%). Lo strumento considerato più efficace rimane il credito d’imposta (78,5%).
Dal punto di vista delle politiche pubbliche, questa configurazione di esigenze indica la necessità di disegnare iniziative che riducano il rischio regolatorio e facilitino l’accesso ai finanziamenti per le piccole e medie imprese, oggi vincolate da limiti amministrativi e dal gap di competenze. Un orizzonte temporale stabile per le misure incentivanti può abbassare il costo del capitale e rendere più prevedibile il ritorno sugli investimenti tecnologici.
In sintesi
- La richiesta di stabilità normativa tende a ridurre il rischio percepito dagli investitori e potrebbe favorire un aumento degli investimenti produttivi a medio termine, migliorando la competitività delle imprese italiane sui mercati esteri.
- Il focus su efficienza energetica e digitalizzazione rappresenta un’opportunità per abbattere i costi operativi e aumentare i margini aziendali; ciò attrae interesse da parte di investitori orientati a progetti con ritorni operativi e sostenibili.
- La carenza di competenze interne indica una domanda crescente per servizi di formazione e consulenza: questo crea spazio per operatori privati e programmi pubblici mirati a colmare il gap formativo, con potenziali ricadute occupazionali qualificate.
- La dipendenza dal credito d’imposta come leva principale sottolinea la necessità di progettare strumenti fiscali sostenibili nel lungo periodo, per non sovraccaricare la finanza pubblica e mantenere al tempo stesso l’efficacia degli incentivi per le PMI.