La banca centrale del Brasile blocca l’uso di stablecoin e criptovalute nei pagamenti transfrontalieri

Banca Centrale del Brasile (BCB) ha vietato ai fornitori regolamentati di eFX di impiegare stablecoin, bitcoin o altre criptovalute per regolare rimesse verso l’estero, con disposizioni contenute nella Risoluzione BCB n. 561 pubblicata il 30 aprile.

La misura aggiorna il quadro normativo del sistema regolamentato brasiliano per i pagamenti digitali internazionali, noti come eFX, e diventerà effettiva il 1° ottobre, con termini di adeguamento che si estendono fino al 2027.

Cosa prevede la nuova risoluzione

Secondo la norma, i flussi di pagamento tra un fornitore di eFX e la sua controparte estera devono transitare attraverso una operazione di cambio valutario o tramite un conto denominato in reais intestato a non residenti in Brasile; l’utilizzo di criptovalute come strumento di regolamento è esplicitamente escluso.

In pratica, un’azienda di rimesse non potrà più ricevere reais da un cliente, convertirli in USDT, USDC o bitcoin e saldare la transazione all’estero su una blockchain.

Limiti e ambiti di attività consentiti

La risoluzione delimita anche quali soggetti possono operare come fornitori di eFX: banche, Caixa Econômica Federal, broker di titoli e di cambio, e istituti di pagamento che esercitano come emittenti o acquirenti di moneta elettronica. Le imprese non autorizzate possono continuare a operare temporaneamente ma devono presentare domanda di autorizzazione entro il 31 maggio 2027, utilizzare conti segregati per i fondi dei clienti e inviare report mensili dettagliati.

Parallelamente, la norma amplia in modo circoscritto la gamma di operazioni consentite: i fornitori di eFX potranno gestire trasferimenti legati ad investimenti finanziari e del mercato dei capitali in Brasile o all’estero, con un limite di 10.000 dollari per transazione. Lo stesso tetto si applica a soluzioni di pagamento digitale non integrate con piattaforme di e‑commerce.

Distinzione tra regolamento dei pagamenti e commercio di criptovalute

La misura non interrompe il commercio o la detenzione di criptovalute: gli investitori restano liberi di acquistare, vendere, detenere e trasferire asset digitali attraverso i fornitori autorizzati di servizi di asset virtuali, come definito nella Risoluzione BCB n. 521 entrata in vigore il 2 febbraio.

Tuttavia, la Risoluzione BCB n. 561 chiude esplicitamente il cosiddetto “corridoio” di regolamento usato da alcune società di eFX, separando l’infrastruttura di regolamento tradizionale dalle reti di asset digitali.

A chi è rivolta la modifica e casi esemplari

Il provvedimento incide su operatori che avevano integrato il regolamento in stablecoin nelle loro catene transazionali, come Wise, Nomad e Braza Bank. Ad esempio, Nomad si serviva della rete di Ripple per trasferire fondi tra il Brasile e gli Stati Uniti con regolamenti in stablecoin, mentre Braza Bank aveva emesso una stablecoin ancorata al real sul XRP Ledger.

Secondo i dati fiscali ufficiali, il mercato delle criptovalute in Brasile muove circa 6–8 miliardi di dollari al mese, con le stablecoin a rappresentare circa il 90% dei volumi. Il paese è salito alla quinta posizione nella classifica globale di adozione cripto nel 2025, rispetto al decimo posto dell’anno precedente; si stima che circa 25 milioni di brasiliani detengano o utilizzino criptovalute.

Contesto regolatorio e reazioni del settore

La decisione del BCB rappresenta il secondo fronte di una più ampia ondata regolatoria sul tema. A marzo, associazioni di settore che rappresentano oltre 850 imprese hanno contestato l’estensione dell’imposta sulle transazioni finanziarie, il IOF, alle operazioni in stablecoin, evidenziando timori su costi aggiuntivi e impatti sulla competitività delle soluzioni di pagamento digitale.

La linea del regolatore sembra orientata a consentire l’esistenza delle criptovalute nel mercato, ma a escluderle dall’infrastruttura formale di regolamento dei pagamenti internazionali gestita dai soggetti regolamentati.

Implicazioni pratiche e prospettive

Dal punto di vista operativo, l’effetto immediato sarà un aumento della complessità per le società fintech che avevano ridotto costi e tempi utilizzando stablecoin per i regolamenti transfrontalieri. Molte dovranno reingegnerizzare i processi di saldo e treasury per aderire ai circuiti valutari tradizionali, con possibili incrementi dei costi di transazione.

Per le istituzioni finanziarie tradizionali si aprono opportunità: banche e intermediari autorizzati potrebbero vedere un ruolo rafforzato come fornitori di servizi di regolamento, recuperando quote di mercato nel cross‑border.

Sul piano degli investimenti, la decisione potrebbe ridurre l’attrattiva delle soluzioni di infrastruttura cripto orientate al regolamento commerciale nel breve termine, mentre favorisce lo sviluppo di servizi regolamentati che garantiscano compliance, contabilità in valuta fiat e segregazione dei fondi dei clienti.

Infine, per l’economia reale e per i migranti che ricevono rimesse, l’impatto dipenderà dall’entità degli aumenti dei costi di transazione imposti dalla migrazione verso canali tradizionali: un incremento dei costi potrebbe ridurre il potere di acquisto delle famiglie beneficiarie e modificare i flussi finanziari tra paesi.

In sintesi

  • La separazione tra infrastrutture di pagamento tradizionali e reti cripto aumenta il valore strategico delle banche regolamentate, offrendo loro una finestra per riprendersi quote di mercato nel regolamento transfrontaliero.
  • Per gli investitori in fintech e in infrastrutture cripto, la norma segnala un rischio regolatorio da valutare: modelli di business basati sul regolamento in stablecoin potrebbero richiedere riadattamenti significativi o pivot strategici.
  • Dal punto di vista macroeconomico, la misura punta a ridurre l’uso di canali non tradizionali per il regolamento internazionale, con potenziali effetti su costi e velocità delle rimesse destinati a influenzare consumi e trasferimenti internazionali.


Author: Tony
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