Jane Street chiede alla corte di respingere le azioni legali contro Terraform per il crollo di UST-LUNA

Jane Street ha chiesto a un tribunale statunitense di respingere la causa intentata dalla procedura fallimentare di Terraform Labs, contestando le accuse secondo cui la società di trading avrebbe contribuito al collasso del 2022 della stablecoin TerraUSD (UST) e del suo token gemello Luna.

In due memorie depositate presso il Southern District of New York, Jane Street e alcuni dipendenti sostengono che la causa rappresenti un tentativo di attribuire ad altri la responsabilità del tracollo dell’ecosistema Terra, evento che ha eliminato circa 40 miliardi di dollari di valore in pochi giorni.

Jane Street and co-defendants wrote:

“This case is an attempt by the estate of Terraform Labs to extract cash from Jane Street to foot the bill for a fraud that Terraform itself perpetrated on the market.”

Gli avvocati della società hanno chiesto l’archiviazione con pregiudizio, cioè una decisione che impedirebbe a Terraform Labs di ripresentare le stesse accuse in futuro.

Le accuse mosse dall’amministratore fallimentare

L’azione è stata avviata a gennaio dall’amministratore fallimentare Todd Snyder, che contesta a Jane Street comportamenti di insider trading ritenuti responsabili di aver accelerato il crollo della parità del UST.

La denuncia sostiene che la società avrebbe sfruttato informazioni non pubbliche fornite da insider di Terraform Labs per effettuare operazioni prima di movimenti significativi del mercato, compresi i prelievi massicci dal pool di liquidità Curve che hanno preceduto la perdita del peg del UST.

Come esempio, l’atto afferma che il 7 maggio 2022 Terraform avrebbe prelevato 150 milioni di UST e che pochi minuti dopo un portafoglio collegato a Jane Street avrebbe ritirato 85 milioni di UST, innescando panico tra gli operatori.

La difesa di Jane Street e l’argomentazione giudiziaria

Jane Street respinge con decisione il quadro accusatorio, affermando di non aver avuto alcun ruolo nel presunto schema fraudolento che, secondo loro, è alla base del collasso di Terraform.

Il deposito solleva inoltre che molte delle questioni sostanziali sono già state affrontate in sede penale e civile contro il fondatore di Terraform Labs, Do Kwon, condannato per reati tra cui cospirazione e frode informatica con una pena detentiva di 15 anni, oltre ad essere stato ritenuto responsabile in sede civile per frode nei confronti degli investitori.

Do Kwon said:

“I was alone responsible for everyone’s pain.”

In una delle memorie difensive, Jane Street sottolinea che lo schema fraudolento attribuito a Terraform è stato già oggetto di procedimenti e sanzioni, e che la società non può essere ritenuta responsabile per azioni commesse da altri.

Jane Street maintains:

“Terraform’s fraud scheme — in which Jane Street had no involvement — has already been prosecuted, adjudicated, and punished.”

Contesto e ricadute sul settore crypto

Il fallimento di Terraform Labs, fondata nel 2018 e fallita formalmente nel gennaio 2024, ha avuto effetti a catena su numerose società e investitori esposti al progetto, amplificando il rafforzamento dei controlli regolamentari sul mercato delle criptovalute.

La definizione di responsabilità legali in questo caso potrebbe stabilire precedenti importanti: una sentenza favorevole a Jane Street limiterebbe la possibilità di attribuire a operatori di mercato la colpa primaria per crisi originate da scelte progettuali o frodi interne, mentre una decisione opposta potrebbe aumentare la vulnerabilità legale dei market maker e dei fornitori di liquidità.

Per gli investitori istituzionali e per gli operatori europei, compresi quelli italiani, la causa evidenzia la necessità di una maggiore due diligence sulle meccaniche delle stablecoin, sui rischi di controparte e sulla trasparenza delle pool di liquidità.

La pronuncia del tribunale sul ricorso di Jane Street potrebbe inoltre influenzare la linea dei regolatori su obblighi di disclosure, controlli di mercato e strumenti di prevenzione degli abusi informativi nelle piattaforme decentralizzate e ibride.

Prospettive procedurali

Se il giudice dovesse accogliere la richiesta di archiviazione con pregiudizio, l’azione dell’amministratore fallimentare verrebbe chiusa definitivamente per quanto riguarda le stesse pretese; in caso contrario, il procedimento potrebbe passare a una fase istruttoria con scambi di prove e deposizioni che metterebbero sotto esame le pratiche di trading e le comunicazioni tra le parti coinvolte.

La complessità tecnica delle transazioni crypto, unita alla difficoltà di ricostruire con certezza flussi di informazioni su blockchain pubbliche e private, rende probabile che la vicenda si risolva dopo una lunga battaglia processuale o con accordi che ridistribuiscano perdite e responsabilità.

Implicazioni per il mercato italiano

Per il mercato italiano, le lezioni principali riguardano la necessità di rafforzare le procedure interne di gestione del rischio sugli asset digitali, la trasparenza nelle pratiche di market making e la predisposizione di clausole contrattuali chiare con i fornitori di liquidità e i partner tecnologici.

Gli operatori nazionali che offrono servizi collegati alle criptovalute dovrebbero rivedere le politiche di compliance e i meccanismi di monitoraggio delle operazioni sospette per limitare esposizioni legali e reputazionali, soprattutto alla luce di una possibile intensificazione delle verifiche da parte delle autorità finanziarie europee e italiane.

In sintesi

  • L’esito della richiesta di archiviazione influenzerà il modo in cui sono attribuite le responsabilità nei crolli di progetti crypto, con possibili effetti sulle politiche di compliance dei market maker in Europa.
  • Un verdetto sfavorevole a Jane Street potrebbe aumentare i costi assicurativi e operativi per i liquidity provider, riducendo la disponibilità di partecipanti professionali nei mercati digitali.
  • Per gli investitori italiani, la vicenda sottolinea l’importanza di valutare non solo il prodotto crypto ma anche la robustezza degli operatori e delle infrastrutture a cui si affidano.