La grande speranza delle criptovalute nella legge Clarity del Senato può ancora farcela nonostante il calendario serrato

Aprile sembra ormai perduto per il progetto di legge sul chiarimento del mercato delle criptovalute, ma un’audizione del comitato del Senato prevista a maggio potrebbe tenere in vita la normativa, a condizione che si riesca a portare il testo a voto finale dell’intero Senato entro luglio, secondo lobbyisti e un collaboratore parlamentare coinvolto nel dossier.

Il calendario legislativo è sempre più ristretto, ma il collaboratore ha indicato che un possibile slittamento di qualche settimana — per consentire al senatore repubblicano Thom Tillis di completare i confronti con il settore bancario sui timori legati ai rendimenti associati alle stablecoin — non rappresenta ancora un punto di non ritorno. Ha inoltre aggiunto che le negoziazioni precedenti sulle tutele per la finanza decentralizzata (DeFi) sono sostanzialmente risolte, lasciando pochi ostacoli tecnici alla deliberazione del comitato.

Stato dei lavori e ostacoli procedurali

Un problema centrale per l’industria crypto è che l’audizione del Senate Banking Committee rappresenterebbe solo il primo passo di un iter legislativo complesso. La sessione estiva del Senato prevedibilmente vedrà una pausa ad agosto, seguita da un periodo in cui i parlamentari entreranno in modalità elettorale fino alle elezioni di midterm di novembre.

Il calendario prevede circa una dozzina di settimane di attività a Washington prima del voto, in cui sono attese altre questioni urgenti, come il finanziamento del Department of Homeland Security, i dibattiti sulla politica verso l’Iran, la discussione sull’identificazione degli elettori e la valutazione di nomine rilevanti, inclusa quella del candidato proposto dal Presidente per la guida della Federal Reserve, Kevin Warsh.

Se il testo ottiene il via libera dal comitato bancario, dovrà essere fuso con la versione approvata dal comitato dell’Agriculture Committee. Secondo il collaboratore, è proprio questo lavoro di armonizzazione che assorbe il margine temporale a disposizione e che le attuali esitazioni stanno erodendo.

Il testo finale dovrebbe inoltre essere emendato per includere un capitolo etico richiesto dai democratici, volto a limitare i profitti da interessi crypto degli alti funzionari pubblici, con riferimento esplicito al Presidente Donald Trump. Questa parte non dovrebbe comparire nella versione iniziale del comitato bancario e verrebbe inserita in una fase successiva.

Un altro punto di confronto riguarda la nomina completa dei commissari responsabili della regolazione dei mercati: se risolto, potrebbe consentire al disegno di legge di raccogliere sufficiente sostegno democratico per passare.

Qualora il Senato approvasse la versione definitiva, la Camera dovrebbe votarla nuovamente, dato che il testo differisce significativamente da quello esaminato lo scorso anno. Si ritiene però che il passaggio alla Camera potrebbe essere rapido, purché non emergano nuove contese.

La firma del Presidente Donald Trump è percepita come l’ultimo ostacolo formale, anche se in marzo il presidente ha sollevato incertezza dichiarando che non sottoscriverebbe alcuna legge fino all’approvazione di una norma che richieda la prova della cittadinanza per poter votare.

Il nodo delle stablecoin e dei programmi di reward

Il Digital Asset Market Clarity Act ambisce a essere la seconda grande legge federale sul settore crypto, dopo il precedente GENIUS Act sulle stablecoin. Tuttavia, una questione aperta lasciata da quel provvedimento — relativa alla natura e ai rendimenti dei programmi di ricompensa legati alle stablecoin — ha rallentato l’avanzamento del nuovo disegno di legge dall’inizio dell’anno.

I gruppi bancari hanno ottenuto il sostegno di alcuni senatori esprimendo preoccupazione che i programmi di reward possano somigliare ai rendimenti sui depositi, mettendo a rischio il modello di business delle banche. Il confronto è quindi in parte uscito dal perimetro tecnico della legge per trasformarsi in una disputa politica più ampia, con interventi anche della White House e toni decisi da parte di rappresentanti del settore crypto.

Paul Grewal ha scritto sui social:

“Non si può sostenere la CLARITÀ e allo stesso tempo opporsi alle ricompense: bisogna scegliere.”

Nel contesto della negoziazione, il compromesso proposto punterebbe a vietare il pagamento di interessi su prodotti che somiglino a garanzie assicurative sui depositi, ma consentirebbe a piattaforme come Coinbase di strutturare programmi di reward più vicini agli incentivi delle carte di credito. I legislatori, tuttavia, sono stati prudenti nel pubblicare il testo per evitare di riaccendere tensioni tra le parti che hanno già visionato la bozza.

Patrick Witt, consigliere crypto alla White House dell’amministrazione Trump, ha commentato sui social:

“È difficile interpretare ulteriori pressioni da parte delle banche su questa materia se non come mosse guidate dall’avidità o dall’ignoranza. È ora di andare avanti.”

A valle delle discussioni, il CEO della Digital Chamber, Cody Carbone, ha espresso ottimismo sulla necessità di procedere alla fase di markup per far avanzare il testo.

Cody Carbone ha dichiarato:

“Siamo troppo vicini per lasciare che questo sforzo fallisca. È necessario avviare il markup: dato il progresso raggiunto, specialmente sull’accordo bipartisan sui rendimenti delle stablecoin, ora è il momento.”

Prospettive temporali e scenari politici

Ogni giorno di stallo riduce le probabilità di approvazione: la prossima azione pratica dovrebbe essere la calendarizzazione dell’audizione di markup e la diffusione del testo finale su cui i negoziatori stanno convergendo. Gli osservatori del mercato stimano che le chance di vedere la Clarity Act firmata nel 2026 siano limitate e condizionate da molte questioni ancora da risolvere in sequenza e sotto forte pressione di tempo.

Galaxy ha sintetizzato l’incertezza in un’analisi recente:

“Le probabilità che la CLARITY venga convertita in legge nel 2026 sono approssimativamente del 50-50, e forse inferiori. L’incertezza non deriva da un singolo fattore, ma dal numero di questioni irrisolte che devono essere affrontate rapidamente.”

Un ulteriore scenario possibile è la cosiddetta sessione “lame duck” dopo le elezioni di novembre, quando il Congresso uscente potrebbe avere la possibilità di approvare provvedimenti rimasti in sospeso; alcuni operatori ritengono che una nuova finestra, per quanto a basse probabilità, resti immaginabile in quel frangente.

Sul piano politico, il settore continua a investire nella costruzione di relazioni con parlamentari di entrambi gli schieramenti: i crypto PAC hanno già stanziato fondi per sostenere candidati che potrebbero sedere nel prossimo Congresso, mentre l’organizzazione di raccolta fondi Fairshake mantiene un approccio bipartisan per preservare leve politiche future.

Se la legge dovesse entrare in vigore, alle prime questioni da affrontare per l’industria potrebbero aggiungersi la revisione fiscale del settore e la possibilità di istituire una riserva federale di bitcoin, ipotesi che rimangono tuttora oggetto di dibattito tra stakeholder e policy maker.

Implicazioni per mercato e investitori

L’esito delle trattative avrà ripercussioni dirette sulla certezza regolamentare: una legge chiara ridurrebbe il rischio normativo, potenzialmente aumentando l’afflusso di capitale istituzionale verso exchange e prodotti regolamentati, mentre un fallimento o un rinvio prolungato alimenterebbe volatilità e incertezza sui piani di investimento.

Per il settore bancario, la definizione dei confini tra rendimenti riconducibili ai depositi e programmi di reward legati alle stablecoin sarà cruciale: una regolamentazione restrittiva potrebbe proteggere i margini tradizionali, ma al contempo frenare l’innovazione fintech e i modelli di business delle piattaforme crypto.

Dal punto di vista degli investitori privati e degli operatori europei, l’esito statunitense influenzerà il quadro normativo globale: l’adozione di standard americani potrebbe spingere verso un allineamento transatlantico, mentre una giungla normativa aumenterebbe il rischio di arbitraggio regolamentare tra giurisdizioni.

Osservazioni conclusive

Il percorso legislativo rimane incerto e vincolato a molte variabili politiche e procedurali. I prossimi passi formali — in particolare la calendarizzazione dell’audizione di markup e la pubblicazione del testo aggiornato — determineranno la probabilità che la normativa raggiunga il traguardo entro i tempi stretti imposti dal ciclo elettorale.

In sintesi

  • Un iter legislativo incerto penalizza la stabilità del mercato: investitori istituzionali potrebbero posticipare allocazioni significative fino a una maggiore chiarezza normativa.
  • La definizione dei limiti per i programmi di reward delle stablecoin influenzerà direttamente i business model degli exchange e il posizionamento competitivo delle banche tradizionali.
  • Per gli operatori italiani e europei, l’esito negli Stati Uniti può spingere verso un coordinamento normativo internazionale o, in assenza di decisioni, generare opportunità di arbitraggio regolamentare.
  • Se approvata, la legge aumenterebbe la prevedibilità normativa e potrebbe accelerare l’ingresso di capitale istituzionale nel settore crypto; in caso contrario, è probabile un prolungarsi della volatilità e una revisione delle strategie di lungo termine degli investitori.